Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Lesbica non è un insulto

Lesbica non è un insulto. Parte seconda

Ora devo farti questa domanda: il modo in cui Lesbica non è un insulto veicola il vostro messaggio è piuttosto provocatorio, che tipo di reazioni ti aspetti e desideri da chi assiste alle vostre mostre e presentazioni?
Ecco, prima di tutto devo fare una premessa. Inizialmente avrei voluto che le foto fossero molto più fruibili nei vari contesti artistici e non solo in contesti pensati per un pubblico lgbt, dove la donna lesbica è la norma, in un certo senso.
In realtà poi ovviamente, non so se è un bene o un male, il progetto ci è stato richiesto soprattutto da associazioni, quindi associazioni per i diritti omosessuali, Arcigay, eccetera. Certo va benissimo, però credevo di realizzare delle foto che potessero essere più di forte impatto. Molte delle persone che le vedono sono già a conoscenza dei pregiudizi di cui parliamo, conoscono almeno una donna lesbica, sono molto più aperte mentalmente.

Insomma, persone che non trovano un nudo indecente. Persone che magari vivono davvero sulla propria pelle questi pregiudizi, quindi il messaggio era già impresso a fuoco.
Si, in realtà è difficile. Dubito che un congresso di Lega Nord mi chieda di esporre le foto!  Ma va così, piove sempre sul bagnato, insomma!
Le persone che guardano le foto sono persone predisposte a recepire il messaggio che vogliamo dare, quindi non in tutti scaturiscono chissà quali riflessioni. Ci dicono “Si, ok, avete ragione, siamo tutti con voi” e poi non c’è elaborazione, non c’è un dopo.
Forse l’unica occasione in cui c’era un pubblico più variegato è stato qui a Torino, alla mostra Paratissima, una mostra d’arte contemporanea per artisti emergenti ed è un evento che c’è a novembre. Abbiamo partecipato per due anni ed ha qualcosa come ottantamila visite. Quindi viene veramente chiunque. La mattina ci sono i pensionati, il pomeriggio i bambini, vengono tutti a vedere le foto. E lì effettivamente abbiamo avuto abbastanza visibilità anche da chi non ha mai conosciuto una donna lesbica in tutta la vita.
Ma la verità è che io volevo prima di tutto fare “informazione”, visto che in effetti a livello mediatico non c’è nessuno dichiaratamente lesbica in Italia che sia abbastanza famosa. Prendi ad esempio la Nannini, si dichiarasse almeno la Nannini avremmo una che tutti potrebbero dire “ah ecco una lesbica”.

Così quando i bambini chiedono ai genitori “mamma, papà cos’è una lesbica?” loro, invece di balbettare, possono dire “è una Nannini, un essere umano”.
Esatto! Una donna che ha due braccia, poi canta, interagisce nel mondo, insomma…

Però se il tuo intento è sdoganare i pregiudizi, forse è meglio che la Nannini non sia la prima, o almeno non l’unica.
Beh, in effetti… Ce ne sono tante altre lì fuori che si nascondono, anche a se stesse!

Cos’altro vuoi dire a chi ti sta leggendo?
Che a dirla tutta all’inizio non mi aspettavo che le foto venissero esposte. Io le ho fatte per iniziare a fare foto. Ora le guardo e le cambierei dal punto di vista tecnico. Ma questo non conta, perché il progetto è l’anima che ha dentro.
Per questo per me è molto importante la questione della visibilità. Rimanendo realistici, è difficile avere una grandissima visibilità in Italia come lesbiche, ma già solo nel piccolo può cambiare tanto. Come gruppo noi cinque veniamo tutte da un percorso abbastanza sereno di presa di coscienza della nostra omosessualità. E insieme al progetto, presentiamo noi stesse come una realtà ben diversa dalla “povera lesbica che non ha relazioni, che non si può dare agli uomini e si dà alle donne”.
A noi interessa già questo piccolo, che si faccia rete, per coinvolgere sempre più persone e cambiare la concezione che si ha degli omosessuali, delle lesbiche, dei trans, di ogni categoria discriminata.

E quando permetti alla parola di avere l’immediatezza d’impatto dell’immagine, rendi un enorme servizio all’arte e al messaggio.
Ma la parola per noi conta molto, per questo ci interessa presentare di persona le nostre mostre. All’inizio mi chiedevano di inviare le foto per esporle, ma per noi il progetto ha senso se possiamo spiegare da cosa nasce, l’idea che c’è dietro, gli intenti.
Noi in tutto siamo in 5. Io faccio le foto, le altre ragazze hanno posato, Fabiana, che è la mia ragazza, si è occupata molto della comunicazione, visto che fa questo di lavoro, da Fb alla grafica dei volantini. Per quanto riguarda le esposizioni e le presentazioni, cerchiamo di fare tutto insieme.

Proprio tutto?
Ora mi hai dato un’idea per la prossima foto!

Lesbica non è un insulto. Parte seconda

Print Friendly, PDF & Email