Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Raffaele Giglio: The gentlemen’s Agreement

In una ventosa serata infrasettimanale, Piazza Bellini è inaspettatamente vuota e priva della sua usuale confusione. Ho appuntamento con Raffaele Giglio per intervistarlo sui suoi “The gentlemen’s agreement”. Dopo una birra e un paio di chiacchiere, iniziamo a parlarne.

Da chi nascono i “The gentlemen’s agreement” e soprattutto con quali intenti espressivi?

Il progetto nasce da me e da un nucleo che non esiste più. Questo perché alla fine i musicisti si dividono in chi ci crede davvero, e in chi decide di lasciare la musica per uno stile di vita che a me non piace proprio, ovvero quello del lavoro e basta. Con quali intenti espressivi è difficile dirlo, perché ogni disco cambia e ha curiosità differenti. Semplicemente ognuno è ciò che ascolta e ciò che ha ascoltato e io ho una gran famiglia che mi ha dato tanto, dal blues alla bossanova, ed ha influenzato tanto i vari dischi.

“Apocalypse town”, vostro ultimo disco, è dominato dai temi della città e della fabbrica, che si ritrova oltre che nei testi anche in molti campionamenti. Quale compito svolgono questi “rumori su rumori”?

La fabbrica è presente nella mia vita da sempre. Ho abitato al Lanificio (ex fabbrica) per un anno e 4 mesi e faccio il falegname da vent’anni. I suoni campionati sono presenti nella mia vita di tutti i giorni e la cosa interessante è che il rumore è anche un suono, ha un proprio ritmo. Mi hanno ispirato molto sia un artista brasiliano, Tom Ze, sia “Apocalypse town: cronache della fine della civiltà urbana”, un libro di Alessandro Coppola. Il disco è stato realizzato con la formula del baratto, grazie a Stefano Manca che ci ha proposto di insonorizzare con finiture in legno le parete di una sala del suo studio in cambio di un mese di registrazioni e grazie al Lanificio, che, in cambio di una direzione artistica, ci ha lasciato una casa e un teatro in cui provare con il gruppo per un anno intero e noi in cambio abbiamo fatto il disco e gli abbiamo “riservato” la presentazione del disco. Il baratto ha funzionato, e ancora una volta, abbiamo trovato come svincolarci dalla fabbrica, che per noi deve esistere, ma non con il sistema di lavoro attuale.

Può essere considerato orientato politicamente?

La politica è anche dove vai a comprare la Coca-cola e dove vai a fare la spesa! Siamo alla Spilleria perché li conosco e so che sono brave persone. Non credo nella scelta della rappresentanza politica, di un mondo di potenti che nei loro accordi non ci considera minimamente, né in sistemi politici utopistici che vivono solo negli ideali, anche perché gli ideali non ti permettono di portare la pagnotta a casa! Io sono per la politica tangibile, vivo con la convinzione che non bisogna pensare ai propri venti metri quadri con individualismo, ma con lo spirito comune del far bene. Poi sono più che convinto che nella vita non ci sia la necessità di lavorare tanto, ma il necessario: io uso la bicicletta, e la mia futura famiglia sarà abituata a viaggiare in bicicletta, tanto se un giorno decideremo di fare un viaggio potremo tranquillamente fittare un automobile, e sarà di sicuro meno costoso che pagare un auto per tutta la vita ed usarla per andarci a lavoro!

Com’ è nata l’idea di un disco smontabile, fatto di cartoncino e chiuso con un bullone?

Per svincolarci dalla fabbrica abbiamo cercato nuove soluzioni tipografiche: tutte le copie sono state realizzate una alla volta con una macchina tipografica a stantuffo. Solo il cd è stato stampato in fabbrica, a causa della breve durata dei cd masterizzabili. Il bullone è stata la prima idea che ci è venuta in mente per la chiusura, poi per una “botta di culo” a Brescia, un ragazzo che voleva comprare il nostro cd lo vide, e disse che con suo padre aveva una fabbrica di bulloni…e ancora una volta ci trovammo nel “circolo virtuoso” del baratto: un cd in cambio di 400 bulloni!

Girate tanto in Italia: qual’ è ai tuoi occhi la situazione del panorama musicale italiano? Qual è la risposta del pubblico?

Portare una realtà fuori Napoli è molto difficile, c’è tanta crisi. Ovviamente dipende dal seguito che hai, dai promoter e soprattutto da quanto va “di moda” il locale. Tanto puoi trovare 300 persone che non ti considerano minimamente, quanto 30 che ti ascoltano con molta attenzione, rendendo più interessante suonare. Purtroppo la gente grazie ad internet ha imparato ad ascoltare sempre di meno, al massimo un paio di canzoni da youtube! Solo gli afezionados ascoltano il disco e solo gli affezionadosssssss s’ accattano o’ disco!

Che progetti hai per il futuro?

Ho in progetto un disco in napoletano, che sto scrivendo personalmente e che uscirà con il mio cognome con la partecipazione sia di Gomez che di Gibbone.


-Raffaele Giglio: The gentlemen’s Agreement-