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Eroica Fenice

La Terza Classe: anima folk-blues-jazz di Napoli

Vi sarà capitato sicuramente di ascoltare musica dal vivo passeggiando per le strade di Napoli. I generi musicali che potranno colpire il vostro orecchio mentre siete assorti nei pensieri o state guardando una vetrina, possono essere più disparati: dal cantante solista che, accompagnato dalla chitarra, intona musica pop/rock di ispirazione anglosassone al gruppo che canta musica popolare, fino alla suonatrice di arpa che compare ogni tanto per le vie del centro storico. Musica piacevole di sottofondo che molto spesso, tuttavia, non riesce a distogliervi, anche per pochi minuti, dalla frenesia della vostra vita. 

Trovandomi invece a passare, qualche settimana fa per Via Scarlatti la mia attenzione è stata catturata da una melodia insolita, suonata da un gruppo originale e dal sound coinvolgente. Si tratta de “La Terza Classe“, gruppo emergente che porta per le strade un genere fin’ora  poco rappresentato nel panorama partenopeo, cioè un misto di  folk, blues ed earlyjazz che si ispira alla musica statuinese. I sette giovani musicisti amano raccontare, in una maniera vitale ed espressiva, le storie dei migranti  che affollavano le stive delle navi in viaggio verso il sogno di una vita migliore. La band si configura così come moderno cantastorie on the road di racconti di un’epoca ormai lontana, di migranti che, tra Ottocento e Novecento, esprimevano, proprio attraverso la musica, gioa e disperazione, ma soprattutto la speranza di un futuro più felice e libero, condividendo un lungo viaggio sui ponti comuni della terza classe dei transatlantici. Nelle vere e proprie performance musicali de “La Terza Classe”,  oltre all’energia e alla teatralità dei musicisti, saranno soprattutto le note dell’armonica, del banjo, della tromba e  del violino a colpirvi. Se vi capiterà di incontrarli per strada sarà impossibile non essere rapiti da quella musica suonata con grande passione e, senza nemmeno accorgervene, vi ritroverete a battere il tempo con il piede o con le mani oppure a ballare.

Ecco a voi una chiacchierata con la band che ringrazio per la disponibilità.

Da quanto tempo suonate insieme e com’è nato questo progetto musicale?

Suoniamo da un anno e mezzo insieme; il progetto è nato in strada. La passione e la voglia di mettersi on the road per condividere questa esperienza ha allargato quello che inizialmente era un nucleo di un paio di elementi, fino a diventare quello che oggi è il nostro gruppo.

Potreste spiegarmi cosa intendete per “Terza Classe”? Oltre che il nome della band sembra quasi un ‘manifesto programmatico’, è così?

Con Terza Classe ci riferiamo alle terze classi dei transatlantici, dove il popolo si imbarcava per poter viaggiare fra l’Europa e l’America soprattutto, ponti dove si viaggiava, si suonava e si sognava. Il nome racchiude molte possibilità di interpretazione: in effetti definirsi di Terza Classe vuol dire essere vicini, se non addirittura parte, di una realtà popolare nella quale si è sempre a contatto con la gente, musicalmente e non solo!

I vostri volti e la vostra musica sono noti a molti napoletani che passeggiano per il Vomero il fine settimana. Suonate sempre a Via Scarlatti oppure possiamo trovarvi per strada in altri luoghi?

Via Scarlatti è dove ci siamo sempre esibiti e dove suoniamo con piacere il fine settimana, è la nostra avenue preferita a Napoli. Detto ciò, questo non è assolutamente l’unico posto in città dove ci si può incontrare in strada, infatti suoniamo anche al centro storico di Napoli (piazza S. Domenico) , quando i nostri impegni ce lo permettono.

Oltre ai racconti sui migranti suonate “storie di mascalzoni anglosassoni e di ribellione dalla schiavitù”  legate al contesto americano a cavallo tra il 1800 e il 1900: c’è forse un legame tra questo spirito folk- blues- jazz di un un’altra epoca e la Napoli contemporanea?

Effettivamente è vero che potrebbe esserci qualche legame fra lo spirito del folk-blues-jazz americano e la Napoli contemporanea. Questi generi in U.S.A. nascono proprio in quei contesti sociali fortemente popolari dove è facile ritrovare le influenze di varie culture; la Napoli contemporanea è carica di elementi folkloristici e popolari e, per molti versi, è ancora legata ad un’ epoca passata. Ci sono infatti  cose nella Napoli di oggi che sono più vicine agli anni ’30 che non al nuovo millennio; c’è  poi da aggiungere che in città il ricordo dell’arrivo degli “americani” e della loro tradizione musicale, all’inizio degli anni 40, è ancora vivo, e  ci stiamo rendendo conto che questo ha reso Napoli aperta a cogliere buona parte dello spirito della musica statunitense.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? Avete concerti in programma?

Abbiamo molte cose in cantiere: oltre all’uscita del nostro nuovo disco ed alcuni concerti qui a Napoli, tra le quali un concerto per presentare l’uscita del film Alabama Monroe, e suonate in altre regioni del bel paese, quest’estate partiremo per un tour degli Stati Uniti dove suoneremo ovunque ci capiti, partendo da New York e ripartendo dal Texas. Abbiamo infatti intenzione di realizzare un  documentario del nostro viaggio e proprio per questo stiamo mettendo in piedi una campagna di crowdfounding per finanziare la regia e le attrezzature per realizzare il documentario stesso.

A Napoli suoneremo il 31 maggio al Villino Manina (Vomero) e presenteremo il nostro disco il 4 Giugno al Teatro dell’Accademia di Belle Arti.

-La Terza Classe: anima folk-blues-jazz di Napoli-