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Eroica Fenice

Truppi ha tutto l’Universo nella testa

Non è il genere musicale che di solito accompagna le mie giornate, ma Giovanni Truppi con la sua musica è riuscito a rallegrare la mia mente. Ho colto l’occasione del concerto per la presentazione del nuovo album al Lanificio25 di Napoli per porre all’autore domande per così dire semplici, che gli artisti sono abituati a ricevere, ma anche domande che cercano di capire chi è e perché, sentendo i testi di “Giovanni Truppi” il lavoro eponimo dell’artista, vieni coinvolto da una bella esperienza sonora.

Truppi via mail risponde in maniera coincisa, senza troppe articolazioni alle quali ci ha abituati con i suoi testi, per fortuna ha concesso a noi di Eroica Fenice un incontro, una videointervista, durante la quale con la forza delle sue parole, accompagnate dai suoi sguardi, è riuscito a demolire la scorza che possiamo aver costruito attorno al nostro cervello legata alla complessità delle sue canzoni.

Da quando ” Giovanni Truppi ” è stato postato sul web molte persone che ti seguono fin dall’inzio hanno apprezzato il tuo nuovo lavoro, ma si sono chieste il perché di un cambiamento stilistico; è dovuto principalmente ad una scelta professionale o naturalmente è avvenuta una tua maturazione come artista?

Il cambiamento è stato molto naturale, non è frutto di un ragionamento. Piuttosto mi domandavo come sarebbe stato accolto da chi aveva apprezzato il mio lavoro finora e mi ha colpito il fatto che sembra che la maggior parte di queste persone ha vissuto con la mia stessa naturalezza questa trasformazione.

Molti cantautori si stanno affermando, riuscendo ad avere molta più visibilità rispetto al passato, ma qual è il pensiero di Giovanni Truppi riguardo la scena della musica indipendente?

Mi sembra che la musica indipendente in Italia stia vivendo un periodo particolarmente fertile, inoltre mi sembra anche che si stia assottigliando il limite tra la scena cosiddetta mainstream. In questo periodo apprezzo Dargen D’Amico, Iosonouncane, I Cani, Luminal ed Antonio Rezza.

È passato molto tempo dall’uscita di “C’è un me dentro di me” si riesce a percepire una sostanziale differenza, chiedendo a Giovanni Truppi da cosa deriva tale cambiamento, lui con tono ironico ci spiega che il motivo è semplice “La differenza sostanziale è che sono passati molti anni”.

I tuoi testi riportano alla mente scenari nei quali ognuno di noi riesce a ritrovare una propria identità, con i quali tutti possono dare un’immagine di Giovanni Truppi sempre diversa, eppure nella lettera a “Papa Francesco I” sembra che voglia far rinsavire il Santo Padre ed è certo che non molti hanno pensato di parlare al Papa con quei toni, quasi come a volerlo ammonire. È chiaro che si tratta di un pretesto per denunciare con il tuo testo i mali del mondo, ma come mai hai scelto Francesco per sciogliere il bandolo della matassa?

L’idea non è mia: il testo di “Lettera a Papa Fancesco I” è stato scritto con Antonio Moresco e viene da una sua lettera a Papa Benedetto XVI presente nel libro “Lettere a nessuno”, dove si capisce che la richiesta verso il Santo Padre è quella di sciogliere la Chiesa.

Dal suo singolo una frase che è ripresa anche nel titolo del brano “Stai andando bene Giovanni”, non un mantra o una presa di coscienza, bensì una frase motivazionale legata forse alla sua incertezza dovuta alle risposte che il pubblico per fortuna sta dando.

Ascoltando più volte il tuo lavoro si ci accorge che i sillogismi che usi servono per arrivare a spiegare al mondo che ci circonda che la vita ci aiuta a capire come riuscire a viverla. Un po’ con ironia, forse perché Superman è Alieno, ma se a qualcuno piace più Batman cosa immagini potesse accadere, magari non avresti preferito Alfred che ti porta la colazione ed il giornale al volare oltre le nuvole?

Ma no. Sicuramente non c’è niente tra le cose impossibili che mi intrighi di più che volare oltre le nuvole.

I tuoi testi fanno spesso riferimento al rapporto con qualcuno, un legame che spesso appare indissolubile o portato purtroppo con amarezza ad essere raccontato con la tua musica, quanto l’essere pirata nei nostri mondi, le nostre vite, può aiutare ad affrontare l’amore che pare ha così importanza per te e che tanto ci affligge?

Purtroppo non sono proprio nella condizione di dare consigli sull’amore!

Ammettilo, la Conversazione con Marco Truppi non l’hai mai avuta, in realtà era una bottiglia dal collo lungo che si contorceva al palesarsi delle tue paure legate alla percezione che il male è come noi, perché in fin dei conti ne siamo anche noi un po’ fautori. Secondo il pilota che è un sopravvissuto, c’è possibilità di salvezza?

La conversazione con Marco l’ho avuta, ma quello che ho scritto in realtà era quello che avrei voluto dirgli dopo che era finita perché come al solito non avevo avuto abbastanza prontezza durante. Sulla salvezza vale come per l’amore: non ti so proprio dire, io però ci spero.

Avere tutto l’Universo in capa porta sicuramente cefalee e/o emicranie, ma tutta questa consapevolezza del “creato” a cosa potrà mai servirti se sei stato cacciato dal Paradiso? Sei sicuro che la presenza di Eva è l’unica prova che si stava meglio quando si stava peggio?

La cosa bella dell’essere cantautore, è percepire che ognuna delle persone che ascolta ed ascolterà il mio lavoro vi trova sempre significati diversi, è per questo che non amo spiegare le mie canzoni. Per la risposta alla domanda, bhe, Non penso affatto che si stava meglio quando si stava peggio.

Ci salutiamo, nasce un pensiero legato al nostro incontro, lo appunto per non dimenticarlo, prima di ascoltare la sua performance al Lanificio25 Giovanni Truppi sembra circondarsi di forte insicurezza giustificata dal suo mettersi completamente alla prova, si capisce dal suo sguardo schivo, assente, come a non voler far capire cosa gli passa nella mente, un uomo con animo sensibile che sul palcoscenico dà tutto se stesso.

Truppi ha tutto l’Universo nella testa.