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Eroica Fenice

Vincenzo Fiore: l’autore di “Io non mi vendo” si racconta

In un mondo abituato a bistrattare i suoi giovani, c’è ancora chi ha la volontà e il coraggio di alzarsi in piedi e controbattere, difendendo la propria individualità e il proprio ruolo in questa società. Vincenzo Fiore è tra questi giovani: un bel giorno, difatti, ha smesso di masticare l’amaro in silenzio e l’ha scaraventato sulle pagine della sua opera prima “Io non mi vendo”. Un titolo eloquente, che denuncia la voglia di non vendersi al chiunque intenzionato a manipolare il pensiero individuale e con esso la vita intera.

Vincenzo è un ventunenne campano, uno studente universitario, un ragazzo animato dalla ferma convinzione di poter essere abbastanza forte da affermare il proprio modo d’essere in un contesto che ci plasma tutti uguali.
Grazie al potere di diffusione del web, la sua opera sta conquistando l’Italia intera e per l’esordiente scrittore questo è solo il punto di partenza.

Chi è Vincenzo Fiore?

Sono uno studente di filosofia presso l’università di Salerno. Vivo ad Avellino, dove sono nato. Mi sono fatto conoscere dai lettori grazie al romanzo “Io non mi vendo”, pubblicato il 12 dicembre 2013 dalla casa editrice Mephite. Il romanzo attraverso un continuo “passaparola” sta arrivando a diversi lettori di tutta Italia.

Scrivere e pubblicare sono due operazioni completamente diverse. Cosa ti ha spinto ad entrambe?

Si scrive perché si ha un’esigenza. Quando ho provato l’assuefazione a questo mondo contaminato, ho sentito la necessità di costruirmi delle difese interiori, perché quelle fisiche non bastavano più. Scrivere è stata la mia catarsi.
Il passo successivo, la pubblicazione, è stato un percorso meno travagliato dello scrivere, nato dal bisogno di condividere le mie emozioni e i miei pensieri con qualcuno che sappia ancora ascoltare.

Come è stato rapportarsi per la prima volta con il mercato editoriale?

Non mi è stato difficile entrare in contatto con l’editoria; tuttavia, le cifre, i numeri e l’economia, le lascio in mano alla mia casa editrice, a me interessa trovare un pubblico con cui poter scambiare qualche idea e con cui interagire.

“Io non mi vendo” è la tua opera prima. Quali stimoli ti hanno guidato nella sua stesura?

Gli stimoli sono partiti esplorando l’universo del mondo giovanile odierno. Ho cercato di strappare le maschere agli individui e di descriverli nelle loro insicurezze e nella loro banalità. Viviamo in una società allo sbando, senza ideali e senza punti di riferimento, ci siamo abituati tutti a parlare per categorie e a vedere il mondo come una massa indistinta, lasciando dissipare in silenzio le sfumature. Nella seconda parte del romanzo ho cercato di escogitare una via di fuga da questi stereotipi e da questa superficialità, con tutte le conseguenze del caso.

Quali sensazioni provi pensando a “Io non mi vendo”?

Se penso al mio romanzo, le emozioni in gioco sono tante: rivedo la mia fragilità, in alcuni parti le mie debolezze. Non mi sono mai tirato indietro davanti al dolore e alla sofferenza, in fondo io scrivo su problematiche reali, il fantasy e le commedie, le lascio volentieri agli altri. Io scavo nelle rughe e nelle cicatrici degli uomini e cerco di trarne il meglio o il peggio possibile.

Progetti futuri?

Continuerò a scrivere, probabilmente è questo il mio destino, o meglio io voglio che sia questo. Non posso dare date e scadenze, la scrittura non può averne. Ad agosto prevedo di pubblicare un mio racconto su un quotidiano nazionale.

Ringrazio Vincenzo Fiore per la disponibilità.