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Eroica Fenice

Vincenzo Garofano

Vincenzo Garofano: vissi d’Arte

 

Vincenzo Garofano ha 27 anni e si è laureato col massimo dei voti presso la storica Accademia di Belle Arti di Napoli. Specializzato in Grafia d’Arte, ha tenuto una tesi in Litografia dal titolo BCN 12 Diari di viaggio in cui racconta della sua importante esperienza Erasmus in Spagna attraverso la scrittura privata del diario, gli appunti sulla litografia e le preziose possibilità che offre la tecnica di stampa, realizzando una cartella di litografie originali acquerellate che completano il discorso.

Vincitore del concorso indetto dal Pio Monte della Misericordia, Sette opere per la Misericordia con l’opera Mise (i) ricordi – 2013, ha già al suo attivo diverse esperienze artistiche, per citarne alcune: Premio Nazionale delle Arti di Bari, con l’installazione Nello stesso buio; la prima mostra personale Diari, tenutasi presso la Casa della cultura, nel 2014 ad Aversa e infine Tradimenti diversi, nel 2014 presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia a Salerno, con l’installazione Parole (s)velate.

Intervista a Vincenzo Garofano 

Cosa è per te l’Arte?

L’Arte (rigorosamente in maiuscolo) per me è una possibilità: offre la possibilità di mettere in discussione le cose, la storia, i momenti, Noi. Personalmente, poi, fare Arte – che è diverso dal conoscerla – è un esigenza, è qualcosa che bussa da dentro e scalpita per uscire fuori.  È un pensiero fisso, riveste i miei atteggiamenti, è dunque un modo di essere e quindi non relegato soltanto al mondo delle immagini. È per me un impegno quotidiano, è mettersi in relazione. L’Arte è ovunque e non mi riferisco soltanto a quella dei musei; basta sapere guardare e accogliere ed è più vicina di quanto si possa pensare.

Come nasce questo tuo stile particolare e perché?

Il mio modo di fare Arte forse nasce con me, passa attraverso il mio percorso di studi, le cose che ho visto, le persone che ho incontrato, dal mio modo di pensare e sentire. Un lavoro nasce sempre dai momenti differenti che riguardano principalmente la mia persona, dalle diverse vicende e stati d’animo; penso ad esempio al progetto Diari, venuto fuori dopo l’esperienza di studio a Barcellona. Mi metto in ascolto di tutto e di tutti e poi, liberamente, sintetizzando il più possibile un concetto o un sentimento o entrambi, con estrema naturalezza vengono fuori dei lavori. A volte ho bisogno di dipingere oppure incidere, altre volte di cercare dei materiali diversi per dire delle cose; plexiglass, veli, spilli da cucito, led, oppure oggetti come ad esempio la gabbia utilizzata nell’installazione Nello stesso buio. Voglio sperimentare e quindi crescere nella mia ricerca artistica e per farlo mi avvalgo delle diverse tecniche a disposizione.

Perché la gabbia?

La gabbia, come dicevo prima, fa parte dell’installazione Nello stesso buio che ho realizzato nel 2011 e che successivamente è stata in mostra al Premio Nazionale delle Arti di Bari nel 2013. Il lavoro è composto da due tele nere, da due stampe digitali sovrapposte su cui sono stampate delle parole ed è sospesa una gabbia nera con la porticina aperta. Il lavoro parla della Shoah: la gabbia è stata usata come simbolo per raccontare quel momento di separazione e di tormento e di come in realtà, nonostante la pessima condizione, ognuno avesse ancora la possibilità di sperare, magari di riconciliarsi a chi era stato separato da lui bruscamente, di poter provare ancora un sentimento in quel buio che era poi la condizione che li univa ancora.

Cosa significa per te Barcellona?

Barcellona è stata una città che mi ha riservato tantissime sorprese. L’esperienza di studio seppure di soli sei mei, mi ha fatto crescere. Ho scelto di stare lì, ho avuto modo di vivere dei giorni in compagnia di me stesso e poi di relazionarmi con nuove persone e nuovi luoghi. Ho imparato a gestire la distanza con le persone che nella mia quotidianità sono un punto di rifermento importantissimo, la mia famiglia, lamia fidanzata Maria, qualche amico. Ma soprattutto ho avuto una possibilità: quella di apprezzare la scrittura privata del diario (mai tenuto uno in vita mia) che ha avuto per me la stesso significato che do alla comunicazione attraverso le immagini. Le parole sono importanti… virgole e punti, accenti e apostrofi, sono diventati di volta in volta segni e sogni nei miei lavori, soprattutto nelle stampe litografiche che raccontano questa interessante esperienza avuta in Spagna. Diventate punto focale della mia tesi di laurea, le litografie sono state poi protagoniste della mia prima mostra personale – Diari – nel 2014, esposte nella mia città d’origine, Aversa, per condividere attraverso le parole e le immagini questo momento importante che mi ha fatto rinascere, forse un po’ come la Fenice, più forte e in un modo nuovo, con le persone che mi conoscono e che mi sostengono.

Cosa speri di trasmettere dopo una tua mostra?

Vorrei che di fronte ad un mio lavoro chi l’osserva non faccesse altro che proiettare se stesso, se è possibile, in quello che sta guardando e non per forza cercare un pensiero che sia riconducibile al mio o solo al mio. Quello di cui si ha bisogno lo conosciamo bene solo noi e quindi spero che ognuno possa trovare e portare via quello di cui necessita in quel momento; ovviamente un lavoro potrebbe avere un consenso positivo e quindi uno sguardo comune oppure al contrario percorrere due strade diverse, ma anche questo viene accolto da parte mia come una cosa positiva.

La Redazione di Eroica Fenice ringrazia Vincenzo Garofano e gli augura il meglio; alcuni dei suoi lavori si possono ammirare al sito internet http://www.premioceleste.it/vincenzo.garofano