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Eroica Fenice

Erri De Luca e la sua “parola contraria”

Erri De Luca, scrittore napoletano, in un’intervista all’Huffington Post il 9 Settembre 2013 dichiara che la Tav va sabotata. In seguito a questa dichiarazione la LTF, la ditta costruttrice della linea  Torino-Lione, denuncia De Luca perché avrebbe, in questo modo, istigato “a commettere più delitti e contravvenzioni ai danni della società LTF”. Così recita la copia dell’avviso fatto pervenire all’indagato. Lo scrittore, allora, ha deciso di scrivere un piccolo libro, una sorta di pamphlet, in cui difende la libertà di espressione e di opinione sancita dall’articolo 21 della Costituzione.

La parola contraria: così si intitola il libro uscito con Feltrinelli lo scorso 14 Gennaio in cui De Luca ricostruisce le radici della sua anarchia e le individua in Omaggio alla Catalogna di Orwell perché “la letteratura agisce sulle fibre nervose di chi s’imbatte nel fortunoso incontro tra un libro e la propria vita“. Lo scrittore spiega come il libro di Orwell gli “ha spostato la direzione della vita” e lo definisce come “il primo picchetto piantato di una mia tenda accampata fuori da ogni partito e parlamento”. De Luca si augura di istigare alla lettura, non alla violenza, di risvegliare, come Orwell, un sentimento di giustizia che esiste già nell’animo del lettore ma che talvolta non trova le parole. Non si può considerare reato esprimere un’opinione anche perché, come afferma lo stesso De Luca, “uno scrittore ha in sorte una piccola voce pubblica. Può usarla per fare qualcosa di più della promozione delle sue opere. Suo ambito è la parola, allora gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria”. Uno scrittore ha il dovere di scuotere le coscienze, di risvegliarle dal torpore in cui spesso si rifugiano comodamente. Ha il dovere di esprimere la propria opinione e le conseguenze che la sua parola genera non dipendono da lui: sono fuori dal suo controllo. De Luca si è spesso schierato con le cause perse, con chi non ha voce. In fondo uno scrittore questo deve fare: dare voce a chi non ce l’ha o a chi non è sufficientemente ascoltato. Per questa ragione De Luca è stato sempre dalla parte degli immigrati e dei cittadini di Lampedusa che li hanno ospitati; da sempre, pacifista convinto, sostiene Emergency ed è stato una delle voci più autorevoli nella campagna referendaria per l’acqua pubblica di qualche anno fa. Ora si schiera con la Val di Susa e con la sua gente che lotta instancabilmente per difendere il proprio territorio che la Tav vorrebbe violare. Non stiamo qui a dire cosa sia giusto o sbagliato. Non possiamo, però, non ribadire che esprimere la propria opinione non può essere considerato un reato. A breve, il 28 Gennaio, a Torino ci sarà il processo contro De Luca, accusato di istigazione a delinquere. De Luca, però, sa di non essere solo perché, come afferma nel finale del libro, “sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa”. Attorno allo scrittore è nato un vero e proprio circolo virtuoso di solidarietà e condivisione che ha preso il nome di #iostoconerriIn questi giorni in numerose città italiane si tengono reading in suo sostegno perché, in fondo, leggere è resistere.

-Erri De Luca e la sua “Parola contraria”-

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