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Eroica Fenice

Erri De Luca e la sua parola poetica

Dal 1 settembre è nelle librerie il nuovo romanzo di Erri De Luca, “La Natura Esposta”. Non ha bisogno di presentazioni lo scrittore napoletano che è sicuramente il più grande autore vivo della letteratura  di questo secolo. Erri De Luca unisce storie di betoniere che impastano cemento, avendo fatto, come suole dire spesso, la controparte maschile del mestiere più vecchio del mondo, l’operaio, a una passione per le scritture sacre di cui è autorevole traduttore. Però Erri non riesce ad adoperare il participio presente del verbo credere, credente: “il “tu” alla divinità non riesco a darlo”.

Natura Esposta: la parola poetica

Quando si legge De Luca si deve stare attenti a non saltare alcuna parola. Forse per questo i suoi libri sono così brevi. Il signor Erri è generoso con i suoi lettori, seleziona bene cosa lasciare e cosa invece donarci: ma quello che ci dona esige di essere letto parola per parola. De Luca è un ottimo lettore di dizionari e ogni termine che sceglie, il quale non è altro che un modo di guardare il mondo, bisogna vivisezionarlo bene prima di andare alla parola successiva. Secondo il noto critico Bachtin, la parola poetica a differenza della parola nel romanzo, si confronta con l’oggetto per la prima volta, ovvero lo prende vergine senza tenere conto della parola altrui e della pluridiscorsività insita nella parola stessa.

Ogni parola che noi usiamo porta con sé la sua storia, i suoi significati; mentre invece la parola poetica si spoglia dalla pluridiscorsività e vergine si prostra al poeta. Naturalmente sarebbe ardito azzardare una considerazione così radicale per l’opera di De Luca, ma sicuramente la parola dell’autore napoletano tende alla poesia. Essa spoglia le parole dalla loro storia dandone un significato nuovo. In quest’opera il De Luca ci inebria con le sue alternative visioni delle cose. Un inventore di alternative.

La trama de La Natura Esposta

Il romanzo si presenta con una scrittura semplice. La scrittura metaforica di Erri De Luca lascia un po’ di spazio all’asciutto della prosa. Una prosa che resta poetica, ripetiamo, ma meno lirica. In quest’opera l’autore unisce più storie, sembra unire più voci. Addirittura ritroviamo la commistione di tre religioni: Islam, Ebraismo, Cristianesimo. Tutte e tre unite dalla statua di Gesù crocifisso. Una statua che il protagonista dell’opera è chiamato a modificare. Deve modificare proprio il punto del corpo che a Napoli viene chiamato, “la Natura”. Prima di morire l’essere umano manifesta un principio di erezione. Erri De Luca dice che è come se si cercasse la forza di morire. “Una volta mentre un uomo era sul letto agonizzante, ho ascoltato una donna dire, aprite le finestre, se no non ce la fa a morire”, aveva bisogno di ossigeno per morire quell’uomo.

La crocifissione è una pratica abominevole, un essere umano non solo viene giustiziato, ma viene inchiodato in pubblico ad una croce, ignudo e con un irrigidimento che lo stesso uomo morente essendo immobilizzato non può coprire. L’umiliazione poco prima della morte. La stessa pratica dice il Rabbino – uno dei protagonisti del romanzo – fu destinata agli Ebrei nei campi di concentramento, prima di essere mandati nelle camera a gas, venivano spogliati e lasciati nudi, nella magrezza ossuta di quei corpi logorati e depauperati di ogni umanità.

Immigrati: “parlano una lingua che ha il suono di un fiume lontano”

Oltre ad essere uno sculture ed artista mancato, il personaggio di questo capolavoro è un contrabbandiere. Vive in un luogo ai confini di Stato, ed aiuta questi viaggiatori, detti profughi, a varcare il confine. “Ma loro sono abituati ai banditi, noi siamo l’ultimi incontrati, non i peggiori”.

” (…) da qualche tempo in paese arrivano degli stranieri. Cercano di attraversare il confine, le autorità lasciano fare. (…) Abitiamo una terra di transiti. Per noi che non abbiamo viaggiato, loro sono il mondo venuto a farci visita”.

Un messaggio di umanità, profondo, profondissimo che passa per il corpo ignudo del Gesù umanizzato, e si riflette nelle voci dei personaggi; un coro di umanità spesso inascoltato – si badi bene, solo voci. Erri De Luca non perde tempo in flaubertiane descrizioni. Erri raccoglie dal nostro tempo testimonianze di esseri umani, le quali nel tempo di percentuali ed economia finanziaria, sono una rarità, un cimelio. Il romanzo inizia proprio descrivendoci come il protagonista per campare raccolga oggetti rari e li rivenda. Ecco l’oggetto raro ultimo: codesto Romanzo.