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Eroica Fenice

Giardini. Riflessioni sulla condizione umana, di Fazi Editore

Giardini. Riflessioni sulla condizione umana, di Fazi Editore

Giardini. Riflessioni sulla condizione umana è un libro di Robert Pogue Harrison proposto in una nuova edizione dalla casa editrice Fazi Editore.

Il libro è, inoltre, curato nella sua traduzione da Marianna Matullo e Valentina Nicolì ed inserito nella collana Campo dei fiori.

Il libro “Giardini. Riflessioni sulla condizione umana”

«Gli esseri umani non sono fatti per guardare troppo a lungo la testa di Medusa sfoggiata dalla storia, la sua rabbia […] la riluttanza a farci pietrificare dalla realtà della storia è alla base di molte di quelle cose che rendono la vita umana tollerabile».

Così si apre la Prefazione al libro Giardini di Robert Pogue Harrison, il cui sottotitolo Riflessioni sulla condizione umana pare ben eloquente.

Cosa sono i giardini? Sembra chiedersi l’autore e chiederlo a noi lettori che, tendendogli idealmente la mano, gli permettiamo di accompagnarci dentro il suo sentiero fatto di parole e pensieri.

Cos’è un giardino?

Sicuramente un luogo fisico – l’autore ricorda alcuni famosi e bei giardini italiani – ma è soprattutto un luogo “umano”, un luogo in cui abbandonare gli affanni e le cure della storia: «i giardini umani hanno sempre un posto nella storia, se non altro come forze che si contrappongono alle spinte deleterie della storia stessa», dice l’autore.

Il giardino come locus amoenus, come hortus conclusus, appunto. Il giardino come dimensione ulteriore rispetto al deserto di «un mondo caduto».

Ma come vivere in questo giardino, e come prendersene cura facendo di noi stessi i giardinieri eletti di questo grande cuore?

L’autore inizia a svolgere, nel corso del suo testo, i fili del proprio ragionamento: ricorda così, e descrive, l’idea e l’immagine del giardino ripercorrendo vari miti – antichi, moderni, contemporanei – e riconducendoli a pensieri, filosofie, credenze, convinzioni e speranze umane.

Al giardino è correlata la creazione, nel giardino avviene l’atto creativo, che sia la nascita di un germoglio da un seme, che sia la nascita di una creatura da un maschio e una femmina.

Ma se il giardino evocato da Robert Pogue Harrison è un giardino tutto umano, allora umano sarà anche il giardiniere che lo governa.

Ecco allora che l’autore di Giardini. Riflessioni sulla condizione umana, si sofferma a riflettere sul ruolo che l’uomo ha all’interno di questo verde giardino, si ferma a riflettere, e a indurci a riflettere, «fino a che punto la cura domini l’anima del giardiniere».

Di che natura è la sua anima? Robert Pogue Harrison ci ricorda, ancora una volta attraverso la parola di letterati e pensatori – il poeta Neruda, lo scrittore e drammaturgo Čapek, i filosofi Platone, Epicuro, lo scrittore Giovanni Boccaccio, la scrittrice Edith Wharton, e ancora altri, al di là di vincoli di spazio e tempo – come sia essa per sua natura intrinseca sottomessa alla forza creatrice e generatrice e svolge il pensiero per cui «il giardinaggio è una forma di educazione, un calarsi negli abissi della storia naturale, un’immersione nell’elemento in cui la vita per la prima volta si insediò eroicamente sulla Terra».

Percorrendo, così, la storia mitica, sociale e naturale del giardino e la storia e l’evoluzione della mano che lo cura, Robert Pogue Harrison rintraccia i contorni della figura umana, e dei suoi stadi di crescita: il bambino, l’adolescente, l’uomo.

Contestualmente, l’autore di Giardini ricalca anche le tinte fosche che incupiscono questo “paradiso in terra”: la «tecnologia moderna» la cui tendenza «è di estrarre, rimuovere e depauperare più che coltivare, potenziare e alimentare […] la tecnologia, nel suo sfrenato processo di accumulazione di potere, prende più  di quanto non restituisca. Da questo punto di vista, essa non è una buona custode del futuro».

Attraverso una costruzione narrativa “in prospettiva”, dal giardino edenico Harrison arriva al giardino di Kingscote nell’Università di Stanford, continuando a rintracciare sempre rapporti tra passato e presente, tra antico e moderno, tra vicino e lontano. E a delineare il rapporto tra giardino e conoscenza, tra giardino e ristoro, tra giardino e vita.

Uno sguardo – lungo una rigenerante passeggiata tra i sentieri della vita – all’essenza del giardino, dunque, nel suo spirito e senso mitico, religioso, politico, sociale, psicologico, intimo, naturale, vitale. Il giardino nel suo essere connaturato all’uomo, al tempo, alla storia.

L’opera è un interessante ed illuminante discorso che ci accompagna, pagina dopo pagina, alla riscoperta, e alla cura, di noi stessi e del mondo che materno ci accoglie.