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Eroica Fenice

Guarigione di Cristiano de Majo

Cristiano de Majo è nato a Napoli nel 1975, dove vive. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo Vita e morte di un giovane impostore scritta da me, il suo migliore amico e nell’Ottobre del 2014 ritorna con Guarigione. Nel 2010 è stato inserito nella lista dei migliori autori italiani under 40 dal Sole 24 Ore.

Cristiano e Laura: una coppia qualunque. Gioventù spesa tra Napoli e Roma; trascorrono circa otto anni delle loro vite nella Capitale, anni in cui l’autore si avvicina al mondo della scrittura e della letteratura che diverrà in seguito la sua professione. Parole intense narrano il loro conoscersi, scoprirsi, amarsi, l’incapacità di separarsi. Loro, gli stessi, in seguito, protagonisti delle vicende più comuni e toccanti del secolo in cui viviamo. Tumore al testicolo, il terrore dell’eterna infertilità. L’aborto, l’ansia di non poter vedere il grembo svuotarsi solo stringendo tra le braccia il frutto di quell’addome ingigantitosi in nove mesi. La nostalgia li riporta a Napoli, al Vomero, forse uno degli scorci partenopei in cui l’apparente benessere da la percezione di vivere in una qualsiasi città europea. A pochi chilometri però, naviga fiera, in acque calme, la nave di rifiuti. Al timone, la camorra. Laura resta incinta di due gemeli. M e T, li chiamerà l’autore. Incombono i problemi. La diagnosi: M ha l’EB (epidermolisi bollosa, rara malattia genetica che porta gravi lesioni alla pelle). Il tempo scorre e con esso giungono i sintomi della malattia; il padre cura meticolosamente le ferite del figlio, la madre pressoché assente a causa del lavoro. Lui, disoccupato per scelta, combattuto tra le ambizioni letterarie e i bisogni borghesi, spende due anni della sua vita accanto ai figli, desiderio che in seguito muterà lasciando spazio alla voglia di tornare a vivere non più tra quattro mura. Litigi con la moglie, rapporto difficile con i genitori separati, amore smisurato per le sue creature, sensi di colpa per aver messo al mondo un figlio malato. I bambini crescono, la condizione di M migliora. Una parentesi lavorativa per la Croce Rossa a Torino tra gli immigrati, il ritorno a Napoli. La voglia di scappare, la consapevolezza di dover restare. Il figlio malato più forte del fratello sano, bisognoso invece di costanti attenzioni. M ha una rarissima forma transitoria di EB e la madre ne è la causa, è lei la portatrice della malattia. Cristiano torna a vivere. Il bambino a due anni sta bene. Guarire è forse possibile? Meglio addormentarsi abbracciati alla malinconia.

Romanzo dal carattere autobiografico, testo scorrevole di facile comprensione, lessico semplice e diretto. Presenti riferimenti ad altri autori, in particolar modo a Susan Sontag in Malattia come metafora. La narrazione si svolge tra passato e presente. Tematiche affrontate varie e attuali. Il rapporto con i genitori e le difficoltà di esserlo, la ricerca di un Dio ritenuto inesistente, l’omosessualità. La perdita, le ansie per un futuro incerto, il lavoro che non c’è per gli italiani e per gli immigrati che giungono nella penisola ignari della disoccupazione che li attende. Malinconia e mancanza. Lutti e sogni. Incubi e paura di vivere. La sfiducia nella scuola pubblica, le difficoltà di coppia. Napoli, l’amore e l’odio, l’inquinamento. L’Italia come Stato in cui la cultura non decolla. Il desiderio di fuga da un Sud ritenuto a tratti casa, a tratti prigione. Costante del testo è la malattia: la malattia fisica quanto morale. La malattia come forma di auto-giudizio o auto-tradimento, ovvero come evento inconsciamente voluto dal malato. L’autore si definisce “attore di un dramma, non l’eroe di una grande tragedia”. 

Ci si sente spettatori invisibili della vita dei protagonisti. Grande la capacità dell’autore, che mai appare scontato o banale, di far vivere sull’altrui pelle i propri malesseri, le proprie ansie e paure e le poche gioie conquistate a fatica. Durante la lettura saranno più frequenti i sospiri dei sorrisi. Facciamo delle malattie la nostra vita nell’attesa che la guarigione giunga a liberarci dal male per renderci conto che forse guarire non è servito poi a nulla o quantomeno non ci ha insegnato granché. Perché guarire spesso segna, ma non sempre insegna.

“[…]Non si guarisce mai per sempre, tutti noi viaggiamo da una guarigione all’altra, e la guarigione è una forma di occultamento temporaneo[…]”

 Guarigione di Cristiano de Majo