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Eroica Fenice

Hitler, Socrate, Amore e Gelato

I desideri si avverano e Yannick non lo sa fino a quando non prende un taccuino, dove è solito appuntare pensieri del momento da tenere nascosti in un cassetto, e inizia a scrivere di Aurora, una ragazza che ha appena visto allo stand di birra di un concerto: bellissima, angelica, perfetta. Solo che ciò che si materializza non è proprio il corrispettivo delle sue fantasie ma di una realtà delirante, che prima di tutto presenta Hitler che, in sella ad un tacchino, ritorna in vita, insieme alle SS e al suo terrore da dittatore incallito. La lettura di Hitler, Socrate, Amore e Gelato è surreale, come i fatti raccontati, che tutti i personaggi, passata la sorpresa iniziale, non faticano ad accettare e a conviverci; per la Nativi Digitali Edizioni, il giovane Kim Chiari scrive una storia che dall’inizio alla fine sembra mettere insieme nella stessa frase parole a caso – come nel titolo -, ma in fondo il sunto è facilmente percepibile: l’ottimismo, seppur folle, e la vittoria del bene sul male, dove l’amore, idealizzato al massimo, campeggia trionfante.

L’incontro con Aurora per il protagonista è il risveglio da un vita intorpidita dalle delusioni, dal dolore e dalla routine distruttiva, innaffiata da fiumi di alcool e sbronze epocali, che in qualche modo hanno molto in comune con la magia che dà vita agli eventi; difficile immaginare uno sboccato Tiresia quanto un Gengis Khan ubriaco ed afflitto, che piange per essersi perso tante occasioni nella vita a causa della sua mania di conquistatore. Eppure attraverso la penna dell’autore e poi quella di Yannick tutto prende forma, anche un Socrate che dispensa consigli attraverso post-it o sms: se la follia è ormai parte della realtà è meglio sfruttarla al massimo. Che se anche ci fossero dei limiti, in Hitler, Socrate, Amore e Gelato essi sono più che superati.

Hitler, Socrate, Amore e Gelato: c’è ordine nel caos

L’amore, come in quasi tutti i libri, le canzoni e i film, è anche qui elemento dominante, ma anch’esso reso eccessivo ed estremizzante, un amore ultra romantico, nell’insania delle circostanze, che è totalizzante proprio perché fittizio. Oltre che fittizio, divinizzante: Aurora diviene la “donna dei miracoli”, che magicamente rende fine alla fame in Africa, grazie al gelato, e fa andare in Paradiso con un bacio (tra le alte schiere in cielo c’è ereticamente parlando il dio Zeus, insieme a  Ra, Odino e Roberto Baggio). La perfezione però, stranamente, non esiste e Aurora nasconde il suo segreto che la rende umana e vulnerabile come tutti, che la rende reale.

In uno sviluppo di situazioni, di ironia del caso (Giulio Cesare tornato in vita cosa farebbe per prima cosa se non cercare spasmodicamente Bruto?) e di inarrestabile assurdità, Hitler, Socrate, Amore e Gelato diviene un insieme un po’ troppo pasticcioso, ma la narrazione è fluida e nel suo paradosso non c’è incoerenza e contraddittorietà; ad esempio la lotta tra Hitler e Socrate è la lotta tra l’errore umano e la filosofica saggezza, che è poi la lotta interna in ognuno di noi più normale ed ordinaria che ci possa essere. Nel caos c’è un ordine, e il finale non è che la più logica conclusione di un libro sull’amore e il bene che veste i panni di un libro sull’insensatezza poco calcolata.

Ilaria Casertano

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