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Eroica Fenice

Il Paradiso che non c'è

Il Paradiso che non c’è: tra cultura religiosa e popolare

Il Paradiso che non c’è ovvero il Paradiso dei santi inesistenti è un libro scritto da Elisa Rampone Chinni e Francesco Spinosa ed edito dalla Casa editrice Graus nella collana Gli Specchi di Narciso.

Il libro “Il Paradiso che non c’è”

«[…] abbiamo immaginato un Paradiso spurio nel quale risiedono i santi creati dalla fantasia popolare, non solo napoletana». Ed è così, proprio in questo senso, così come si legge in questa frase tratta dall’Introduzione al libro Il Paradiso che non c’è ovvero il Paradiso dei santi inesistenti, che vengono presentati “santi” quali San Cicione, rappresentante dei maldestri, Sant’Arrunzone, esponente dei “faciloni”, San Cazziano, “santo” e “apostolo” dei presuntuosi, di chi «si atteggiava ma non valeva niente», e San Mamozio, con la sua doppia valenza simbolica di furbo e di «individuo malfatto, inceppato nei movimenti, imbranato nel comportamento, dall’aspetto attonito e dalle limitate risorse intellettuali».

Ne Il Paradiso che non c’è ovvero il Paradiso dei santi inesistenti, ogni “santo” è seguito dal proverbio, o dai proverbi, in cui è menzionato, da piccole descrizioni, varianti del proverbio ricordato, da note, e da “curiosità”, ossia aneddoti legati alla sua “tradizione storica”, alla sua radice etimologica oppure ancora al motivo per cui è proprio lui il “protettore” di una certa categoria o perché gli sono attribuite determinate valenze; così si legge, ad esempio, di Santo Commodo, immaginario referente dei fannulloni: «Sei come santo Cómmodo, aveva la pancia al sole e tutti i vizi del rosmarino», alludendo ai “difetti” del legno della pianta aromatica che «brucia a stento, non dà calore, non produce cenere, e inoltre, nella combustione genera un fumo fastidioso che irrita gli occhi»; di Santo Cupinto, «detto quando si vuole evidenziare una ingiustificata esclusione […] a vantaggio di un altro soggetto favorito irregolarmente»; e di San Fannullone, di cui oltre alla versione partenopea del proverbio vengono ricordate due leggende francesi relative al “santo” ed un discorso tenuto da Jean Aulas nel 1949 a La Napoule, in Francia.

E ancora un pensiero, scritto nella Prefazione a Il Paradiso che non c’è ovvero il Paradiso dei santi inesistenti, ma che pare pertinente anche come chiusa del discorso fin qui condotto: «Il libro che il lettore si trova tra le mani, tra un sorriso e l’altro, evoca situazioni di vita quotidiana, spaccati di varia umana […] Penso che sia possibile individuare un filo conduttore nel lavoro sul “paradiso che non c’è”: è la nostalgia del buonsenso […]».

Roberta Attanasio