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Eroica Fenice

Il sentiero smarrito: l'incanto delle fiabe nei labirinti del sogno evi

Il sentiero smarrito: l’incanto delle fiabe nei labirinti del sogno

C’era una volta Alice perduta nel Paese delle Meraviglie, accompagnata da creature straordinarie, inquietanti, illogiche, indimenticabili.
Poi è arrivata Amélie, per mostrarci il suo sentiero smarrito. Un altro passo nell’illogico, nel fiabesco, nella magia. Un altro passo per ritrovarsi perduti come bambini di fronte a una storia inafferrabile, affondare le mani nella meraviglia, accarezzare appena la superficie della coscienza realizzando che un sogno sarebbe troppo vasto e la realtà troppo ristretta per spiegare. Allora Amélie racconta, lo fa disegnando, disegna anche le parole, le tracce testuali sono avvolte in riquadri perfettamente incastonati nel dipinto. La pagina è piena, non ci sono vuoti se non quelli lasciati dalle vertigini di profondità che le emozioni scavano accompagnando la lettura. Il sentiero smarrito è un corto circuito di forme che danzano e si avviluppano, invitando gli occhi a tuffarsi in un tripudio di segni e colori.

Il sentiero smarrito e le sue creature

Ad offrirci una particolare prospettiva sugli eventi del racconto sono tre bambini, persi di vista dagli animatori del Campeggio della felicità, il campo invernale che ha istituito una caccia al tesoro per tutti gli iscritti, e mal guidati da un inesperto lettore di mappe (il più chiacchierone dei tre amici) alla ricerca di improbabili scorciatoie. I giovani protagonisti si perdono molto presto, ritrovandosi inconsapevolmente nel cuore di un regno tormentato, anzi, una vera e propria tirannide in cui le lotte per il potere non sono che all’inizio e loro nient’altro che involontari e inermi spettatori.

La trama è appena accennata e avvolge i personaggi, i loro ruoli e le storie in un alone di luce incerta, ma dosata con grande maestria. È in realtà il disegno il cuore della narrazione, che ci racconta la ricchezza di un mondo che pullula di vita e di morte, che vive sospeso tra bene e male e dove sia il bene e dove il male questo non è dato sapere. Forse ciò che una volta era stato un grande amore si è trasformato in un odio profondo e tutto ciò che rimane per decretare la vittoria, il predominio, è un cappello che tutti desiderano.
Creature animalesche popolano le pagine, ognuna con una sua mania, ognuna in qualche modo superflua ai fini del racconto e della fabula, in un mondo dove tutto è potenzialmente vivo mentre in realtà nulla accade, ma ognuna nel suo piccolo essenziale perché l’intreccio visivo risulti completo, perché ogni allegoria conosciuta attraverso la tradizione fiabesca venga scardinata (la volpe, il gufo, l’istrice, il montone, il topo) laddove il disegno e la tradizione europea incontrano i manga giapponesi, perché una realtà bidimensionale si faccia vita a tutto tondo, popolando i nostri sogni come solo da bambini poteva accadere.

Questo libro è un biglietto sempre valido per l’accesso a una dimensione onirica privilegiata e testimonianza di un grande talento da non lasciarsi sfuggire, ma attenzione agli effetti collaterali, alla fine vorreste averne di più senza poterlo ottenere.

Amélie Fléchais in Italia grazie alla Tunué

Amélie è un’autrice francese dal tratto inconfondibile: delicato ma deciso, morbido e al contempo carico di emotività. All’attivo tre libri, L’homme montagne, poi due editi in Italia per la Tunué, il primo dei quali è Lupetto rosso, con cui si è aggiudicata il premio per il Miglior libro d’illustrazione al Festival di Solliès-Ville 2014.
Ad aprile è uscito Il sentiero smarrito tradotto da Stefano Andrea Cresti per la collana i Tipitondi della Tunué.

Martina Salvai

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