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Eroica Fenice

Intervista a a Giuseppe Galato, autore di "Breve Guida al Suicidio"

Intervista a Giuseppe Galato, autore di “Breve Guida al Suicidio”: seconda parte

L’intervista a Giuseppe Galato, autore di “Breve Guida al Suicidio”: la seconda parte

Dopo la prima parte, continua qui l’intervista a Giuseppe Galato, autore del libro “Breve Guida al Suicidio”.

Qualche avvenimento curioso delle presentazioni? Che tipo è il Galato pubblico che deve parlare dei suoi lavori?

Mi piace miscelare l’italiano al dialetto: l’uso del dialetto a mio avviso è fondamentale, in determinati contesti, perché aiuta a sottolineare determinati concetti, oltre ad aiutare a stemperare la tensione che si può creare in un dibattito o in una semplice discussione. E, ad ogni modo, le radici sono importanti, per quanto bisogna cercare di distaccarsene quanto più possibile in modo da crearsi un proprio sé, individualista, fuori dalla massa. Avvenimenti curiosi… non saprei… La cosa più curiosa che capita alle mi presentazioni è che si avvicinano a comprare il libro e io glielo regalo, perché non so vendere; già il fatto che qualcuno si sia interessato al mio lavoro è per me un grandissimo guadagno.

Hai in progetto di scrivere altri libri? Pensi di mantenerti sullo stesso genere o di cambiare registro?

Ho lì, parcheggiati, un po’ di progetti, in realtà… uno, sulla falsariga di “Breve guida al suicidio”, dal titolo “Breve guida etologica alle classi sociali”; un altro, realistico, con racconti tutti autoconclusivi ma interconnessi fra loro,”Le cronache di Liaccasati”; e un altro fantascientifico, “Cronache di passati futuri”. Ma sono tutti fermi, per mancanza di voglia: dovrei riprenderli… chissà!

Cosa porti con te della scrittura di “Breve guida al suicidio”?

Di “Breve guida al suicidio” mi porto i tanti bei apprezzamenti che mi sono stati fatti, sia da critica che da pubblico, ma, soprattutto, mi porto dietro il fatto che scrivere questo libro mi ha aiutato a superare un periodo, uno dei tanti periodi, “di merda” della mia vita. E, naturalmente, la soddisfazione di essere stato scelto da una casa editrice, La Gru, che ha creduto nel mio lavoro senza chiedermi un euro, cosa che non capita tutti i giorni: lode a loro, una delle poche realtà editoriali ancora con un’etica.

Parliamo di realtà editoriali. Dalla tua risposta si evince una certa visione. Che consiglio daresti a un giovane scrittore che si accinge a pubblicare un’opera di esordio?

Prima di tutto di evitare in qualsiasi modo proposte editoriali a pagamento: se la casa editrice attinge già a una fonte economica (i tuoi soldi) che interesse dovrebbe avere nel promuovere (quindi dare visibilità per vendere per guadagnare) la tua opera? Potei consigliare di seguire il mio esempio, e cioè mettere in download l’ebook (magari appoggiandosi a un ufficio stampa), in modo da creare curiosità attorno all’opera. Una mia conoscente mi diceva che ora Amazon sta offrendo un servizio del genere, ma ancora non mi sono informato di preciso in merito: da come me ne parlava però sembra una buona alternativa all’editoria classica.

E del crowdfunding invece cosa pensi?

Ma sai che pure sul crowdfunding non ho un’idea ben precisa? Più che altro, non so quanto un emergente possa riuscire a portare avanti un’azione degna di nota: del resto, chi dovrebbe pre-acquistare l’opera di uno sconosciuto? A stento si acquistano le opere di personaggi più o meno conosciuti. Però, ripeto, non mi sono mai informato abbastanza sulla questione: magari mi sbaglio..

Sei anche giornalista, da come si evince facendosi un giro sui tuoi vari social. Dopo aver scritto sul Giornale del Cilento, non hai più continuato? Lo sguardo critico del giornalista ti ha aiutato anche nella stesura del tuo libro e altri lavori narrativi?

La mia primissima esperienza di questo tipo è stata in realtà con Whipart, dove scrivevo di musica e cinema. Giornale del Cilento, di cui sono stato cofondatóre, è stata invece la prima realtà editoriale con tutti i crismi del caso con cui ho collaborato. Lasciato Giornale del Cilento per divergenze, ho messo su un progetto videogiornalistico, QALT, dedicato principalmente alle interviste video in campo musicale. Alla fine, però, per mancanza di fondi, anche QALT si è arenato, come progetto (nonostante abbiamo intervistato il meglio del meglio della scena, confezionando dei prodotti anche di alta qualità), e sono passato dall’altra parte della barricata; quindi, attualmente, mi occupo di ufficio stampa, seguendo sia artisti che eventi. In alcuni casi lo stile giornalistico fa capolino nella mia scrittura, un po’ come accade anche negli scritti di Dino Buzzati, con cui condivido questo dualismo giornalista/narratore.

Ecco, hai citato Buzzati. Così come hai citato lui, mi piacerebbe sapere quali sono gli altri autori che hanno inciso in qualche modo su di te, non necessariamente in ambito letterario. E anche riguardo la tua esperienza universitaria, dato che l’ultima parte della tua risposta offre spunti.

Ho studiato, all’epoca, Storia, Scienze e Tecniche della Musica, a Tor Vergata, ma non mi sono mai laureato: ho lasciato poco dopo la metà degli esami, a causa di un crollo psicologico che mi ha trascinato nel baratro. Scrivere “Breve guida al suicidio”, come dicevo su, è stato in qualche modo d’aiuto, terapeutico. “Breve guida al suicidio” è nato probabilmente pensando in parte a “Guida galattica per gli autostoppisti” e in parte rifacendomi alla comicità dei Monty Python; da lì ho iniziato a “studiare” vecchie letture che pensavo potessero aiutarmi a raccogliere altri spunti, quindi i libri di Fantozzi (non molti sanno che i primi film del ciclo di Fantozzi sono tratti da racconti scritti da Paolo Villaggio) e quelli di Woody Allen.

 

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