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Eroica Fenice

Kobane calling: una chiamata a cui rispondere evi

Kobane calling: una chiamata a cui rispondere

Kobane calling è la nuova opera di Michele Rech, in arte Zerocalcare, che approda nelle librerie sulla scia del successo di Dimentica il mio nome, con cui il fumettista italiano ha conquistato il secondo posto del premio Strega giovani 2015.

Il diario di un viaggio

In seguito alla pubblicazione del “non-reportage” sulla rivista Internazionale, in cui raccontava del suo viaggio nei pressi del confine turco-siriano, Zerocalcare torna nelle librerie con quello che egli stesso definisce: “ Il diario di un viaggio tra Turchia, Irak e Siria […] una testimonianza a fumetti, il più possibile sincera, di quello che abbiamo visto in quei territori, tra quelle popolazioni che non stanno solo resistendo all’ISIS ma pure provando a inventarsi un sistema di vita e di convivenza che qua non racconta mai nessuno.” È il racconto di una realtà complicata e intrinseca di sofferenza, in cui ci sono persone pronte a sacrificare la propria vita pur di difendere valori universali, combattendo una guerra che in realtà ci riguarda da vicino.

Kobane e la sua resistenza

Kobane è il punto di partenza per dare delle risposte a quei quesiti che scaturiscono dall’attentato alla sede di Charlie Hebdo, dagli attacchi del 14 Novembre 2015 e dalle bombe di Bruxelles, è il luogo in cui un gruppo di uomini e di donne, nonostante la mancanza di armi e risorse, riesce a tenere testa a quel male che sta terrorizzando l’Europa. Leggendo si conosce un mondo complesso, in cui i popoli delle regioni autonome del Rojava cercano di creare una confederazione democratica dove possa esserci la libertà di espressione, il diritto di manifestare liberamente la propria identità, l’abolizione della pena di morte, ma soprattutto un’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne. Quello stesso gruppo di persone che cerca di arginare l’offensiva dell’Isis sta contemporaneamente portando avanti un’autentica rivoluzione e la dimostrazione è la costituzione dell’ YPJ, un’unità militare femminile totalmente autonoma dagli uomini, che non rappresenta esclusivamente un corpo militare, ma piuttosto offre protezione alle donne maltrattate, e in cui prima della formazione militare, viene quella culturale. Zerocalcare offre una prospettiva diversa cercando di far capire, per esempio, che il PKK, a livello internazionale considerato come organizzazione terroristica, nella realtà dei fatti è l’unica a combattere l’Isis e lo fa senza l’aiuto dei Paesi europei e con l’ostilità e gli attacchi della Turchia, sacrificando uomini che non hanno altra alternativa.

Una narrazione efficace

Il vero punto di forza del racconto, al di là dei temi, è il punto di vista dell’autore che si approccia a quel mondo con gli stessi quesiti del lettore e che non offre soluzioni, né tantomeno giudica, ma si limita ad osservare e raccontare una realtà. La lettura è scorrevole e divertente, a tratti emozionante e propone molteplici spunti di riflessione. Dunque, le semplificazioni storiche e geopolitiche non sono un limite ma un pregio perché permettono un approccio universale a queste tematiche. Ovviamente, la sola lettura dell’opera non basta per comprendere la storia e le cause di uno scontro che riguarda più versanti, ma l’obiettivo dell’opera non è questo. L’obiettivo è raccontare le storie di quegli uomini che hanno dovuto abbandonare la loro vita per non lasciare trionfare la barbarie.

La guerra, un male fortunatamente molto distante dalla nostra realtà, e proprio per questo difficile da capire, coinvolge e stravolge la vita delle persone le cui  storie hanno un ruolo centrale nel racconto. Quella di Kobane non è una guerra dell’Isis contro delle popolazioni, è la nostra guerra, che al di là dei motivi ideologici, influenza le nostre vite e mina il nostro futuro, quindi se Kobane sta chiamando l’unica cosa che possiamo fare è rispondere.