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Eroica Fenice

La forma dell'acqua, il primo caso per Montalbano

La forma dell’acqua, il primo caso per Montalbano

«Un giorno vidi che il mio amico aveva messo sull’orlo di un pozzo una ciotola, una tazza, una teiera, una scatola di latta quadrata, tutte colme d’acqua, e le osservava attentamente. “Che fai?” gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. “Qual è la forma dell’acqua?”. “Ma l’acqua non ha una forma!” dissi ridendo: “Piglia la forma che le viene data“» .

La forma dell’acqua, capitolo primo

Siamo al primo episodio di una lunga serie di romanzi ideati da Andrea Camilleri che vede protagonista il commissario Montalbano, reso famoso anche grazie all’omonima fiction di Rai 1.

L’ingegner Luparello era un uomo stimato in tutta Vigàta e provincia, impegnato politicamente. Nonostante ciò, una mattina viene trovato morto all’interno della sua auto presso la mànnara, una spiaggia in cui di notte la prostituzione è molto fiorente. Dietro quel che sembra una morte per cause naturali, resa ancora più verosimile dai problemi di salute che precedentemente avevano afflitto la vittima, in realtà si celano dei meccanismi ben complessi, mosse politiche che, come al solito, non sono mai lineari e continuamente all’insegna della legge naturale del più forte.

In questo ambiente dalle sfumature scure, in una terra come la Sicilia spaccata in mille pezzettini dalla criminalità organizzata, unica autorità che regna sovrana sul territorio, si proietta la vicenda, la cui matassa viene piano piano srotolata da Montalbano. Grazie alla sua perspicacia e alla capacità di cogliere dettagli che sono fondamentali alla risoluzione del problema, egli riesce a venire a capo della vicenda, ricostruendola come se dovesse semplicemente far combaciare i bordi di un puzzle.

Personaggio complesso, Salvo Montalbano riesce a non annegare nel pantano mafioso in cui invece sguazza la politica locale, munito del suo salvagente personale, la moralità, che lo rende integerrimo dinanzi a profferte di qualsiasi tipo. Appassionato d’arte, in particolare di pittura e letteratura, è sostenuto continuamente da Livia, sua fidanzata e confidente a distanza, che lo ascolta e lo aiuta ad ascoltarsi.

Un giallo leggero, ironico e dai numerosi colpi di scena, reso affascinante soprattutto dalla lingua, una commistione di italiano e siciliano. Ciò permette allo scrittore di arrivare laddove la semplice lingua nazionale non riesce, grazie alla capacità del dialetto di far risultare le cose descritte e i concetti raccontati più coloriti, di cogliere quegli atteggiamenti e quei gesti che solo una lingua regionale può descrivere a pennello. La sensazione iniziale è quella di disorientamento, per chi ovviamente non conosce il siciliano, ma a mano a mano che ci si inoltra nella lettura, gli idiomi locali divengono più familiari, quasi come se ne fossimo stati sempre i padroni.

La ricerca continua del colpevole e gli esercizi di attenzione che continuamente ci sottopone l’intreccio fanno sì che anche d’estate il cervello vada in vacanza in maniera intelligente!

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