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Eroica Fenice

La ragazza con la bicicletta rossa, la Shoah olandese

A gennaio 2016 è stato pubblicato “La ragazza con la bicicletta rossa” di Monica Hesse, edito da Piemme (e tradotto da Claudia Manzolelli).
Monica Hesse è americana e questo è il suo primo romanzo. Scrive anche per il Washington Post, occupandosi di quasi tutto – dai matrimoni reali alle campagne politiche alla cerimonia degli Oscar.

Il suo libro è ambientato nei Paesi Bassi durante l’occupazione nazista (da maggio 1940) nel corso della seconda guerra mondiale. Un altro punto di vista su quest’atroce guerra, quello dell’Olanda che, rispetto gli altri stati europei,  ha avuto più perdite di ebrei (100mila persone).

Chi è “La ragazza con la bicicletta rossa”?

Hanneke è una ragazzina di Amsterdam. Non è ebrea, anzi ha tutte le caratteristiche somatiche della razza ariana, sta cercando di sopravvivere all’occupazione nazista e al fatto che il suo ragazzo, Bas, diminutivo di Sebastian, è stato ucciso perché aveva deciso di arruolarsi. Non è più la stessa di prima, solare e spensierata: ormai Hanneke pensa solo a se stessa, la guerra l’ha cambiata. Per poter sopravvivere e far vivere dignitosamente la sua famiglia, ha trovato un lavoro in un’impresa di pompe funebri e, di nascosto, collabora con il mercato nero. Grazie alla sua bicicletta rossa, gira per Amsterdam a distribuire beni introvabili in tempo di guerra.

Un evento però cambia la sua maniera di vedere le cose.

Una signora anziana, alla quale distribuiva beni del mercato nero, le chiede aiuto: non riesce più a trovare Mirjam, la ragazza ebrea che stava nascondendo in casa sua. Hanneke all’inizio non vuole aiutarla, ha paura che questa ricerca la distolga dalla scelta di vita che ha fatto quando è morto Bas: quella di non lasciarsi coinvolgere emotivamente dalle cose, di pensare solo a sopravvivere alla guerra. Invece non riesce a tirarsi indietro e la ricerca di Mirjam diventa la sua nuova ragione di vita, anche perché le permette di entrare in contatto con la Resistenza, fatta anche di studenti universitari, tra cui Ollie, il fratello maggiore di Bas, e i suoi compagni di studi, come Judith e Mina, due ragazze ebree. Mina aiuta i neonati ebrei, in attesa di essere deportati, ad avere una speranza di vita: di nascosto vengono dati a famiglie olandesi e in carrozzina infila di nascosto una macchina fotografica per immortalare le atrocità che vivono le famiglie ebree “parcheggiate” nel teatro della città prima di essere inviate in campi di lavoro.

Quasi senza volerlo, Hanneke si trova coinvolta in una situazione più grande di lei: ciononostante il senso di umanità ha la meglio sulla guerra e si trova a lottare in prima linea con i suoi nuovi amici, rischiando la vita e l’equilibrio precario raggiunto con la propria famiglia.

Leggere “La ragazza con la bicicletta rossa” porta subito a pensare ad Anna Frank, la ragazzina ebrea olandese, che in un diario descrive la sua vita di reclusione per poter sfuggire ai nazisti, finché purtroppo viene deportata in un campo di concentramento. Hanneke non è ebrea, ma come Anna Frank condivide la stessa volontà di fuggire da una condizione di frustrazione, dettata dall’impossibilità di poter vivere la spensieratezza della sua età; da una condizione di profondo dolore, soprattutto per la perdita di persone care, a partire da Bas che muore in guerra e dalla sua migliore amica che, sposando un soldato nazista, crea una frattura insormontabile tra di loro, a causa di ideali differenti, che hanno la rigidità tipica dell’adolescenza.

Un romanzo che, ancora una volta, concretizza quell’orrore che, oggi, sembra lontano.

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