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Eroica Fenice

la vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

“In principio fu il fischio”.
A Mattinella, un piccolo paese dell’entroterra irpino -proprio “sull’osso pezzillo dello stivale italiano”- all’alba degli anni ’70 inizia “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin“, alias Isidoro Raggiola.

Il piccolo Isidoro è speciale perché appena viene al mondo non si mette a piangere, come ci si aspetta da un neonato, ma inizia a fischiare come un uccellino. O meglio, inizia a “urlafischiare”.
Isidoro vive con l’amato padre Quirino, comunista, poeta affetto da strabismo e l’adorata madre, Stella Dimare , pastaia deliziosa e chiamata così perché in paese nacque la moda di abbinare il nome col cognome; cresce nella sua Mattinella “che sta su da 300 anni e non crollerà mai!”, in una casa in cui al mattino cala nebbia fatta di farina -la farina che Stella usa per impastare le sue richiestissime creazioni- e che alla sera è luogo delle “serate delle belle parole”, in cui Quirino si mette a recitare frasi e poesie che conserva gelosamente nelle scatoline di Idrolitina e da cui verranno fuori vocaboli nuovi, come “tristelice” o “dolcevìso”.

Isidoro non solo sa “urlafischiare” come un un uccello, ma è proprio amico di un vero merlo indiano, Alì, che è anche il suo “manager” e che lo accompagnerà nella sua crescita di giovane uomo.
Sembra l’inizio di una favola, una storia alla Gianni Rodari, questo romanzo scritto da Enrico Ianniello, regista, traduttore e attore casertano che ha lavorato con mostri sacri come Nanni Moretti e Toni Servillo.
“La vita segreta di Isidoro Sifflotin”, edito da Feltrinelli e nelle librerie da poche settimane, è una bella storia a ritmo di fischi e di bellissimi neologismi che riesce ad essere contemporaneamente un’avventura, una favola, uno spaccato di vita dei nostri padri -ma anche dei nostri figli- e addirittura portatore di un messaggio rivoluzionario. Infatti il nostro Isidoro, con una spassosa combriccola di paesani, tra cui lo stralunato “Canzone”, terrà addirittura dei concerti nelle zone limitrofe in cui inizierà a trasmettere un messaggio rivoluzionario fatto di fischi e urlafischi, con cui i lavoratori -attraverso il “fischiabolario”- potranno ribellarsi al padrone.
Così il lettore si ritrova a vivere la scanzonata infanzia di Isidoro che si innamorerà della bellissima e coraggiosa bambina spastica Marella e farà amicizia con l’etnologo francese “Renò” –che lo ribattezzerà Sifflotin, cioè fischiatore– fino  alla data del 23 novembre 1980; da qui la natura irrompe così violentemente nella vita di Isidoro e del Sud Italia tutto che perfino il lettore cercherà di trovare rifugio nei rassicuranti neologismi di papà Quirino e nei melodiosi fischi di Isidoro, e sarà costretto ad affrontare col prodigioso bambino tutto l’orrore del violento terremoto dell’Irpinia e le scelte di vita che ne deriveranno.

Con in testa le parole della madre Stella, “Sparte e capisce”, ovvero “dividi e comprendi”, Isidoro Sifflotin comincerà un nuovo capitolo della propria vita in cui incrocerà personaggi come la bella crocerossina Renata, il cieco napoletano Enzo Cecòf del misterioso “Giappone del Monte di Dio” e addirittura il presidente Pertini; con loro e da loro il prodigioso ragazzo che urlafischiava capirà che nella vita non sono le ali che fanno volare, ma l’amore, e che davvero “Chi non ha sofferto, canticchia. Chi ha sofferto, canta!”, proprio come gli aveva detto suo padre Quirino.

 

– La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin-