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Eroica Fenice

Le ragazze senza nome: tra finzione e realtà

Le ragazze senza nome: tra finzione e realtà

È il primo settembre del 1939 quando le truppe della Germania nazista invadono la Polonia, segnando l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Ed è da questa data storica che prende avvio la narrazione di Le ragazze senza nome, pubblicato da Newton Compton Editori nell’aprile di questo anno. Delle tre protagoniste, la prima a presentarsi è Caroline Ferriday, una giovane donna di 37 anni dell’alta società newyorkese, impegnata attivamente e con passione come volontaria a capo dell’assistenza familiare presso la sede del consolato francese negli Stati Uniti. Oltreoceano, Kasia Kuzmerick, una vivace e spensierata adolescente polacca di Lublino, è alle prese con il primo amore; mentre a Düsseldorf, in Germania, l’ambiziosa venticinquenne Herta Oberheuser si accinge a concludere gli studi di medicina.

Si tratta di tre personaggi completamente diversi l’uno dall’altro nel carattere, negli ideali e nelle vicende personali che si ritroveranno legati da un’invisibile filo di Arianna quando Kasia, sua madre, sua sorella Zuzanna e tante altre donne verranno deportate nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück dove “lavora” la dottoressa Oberheuser.

La trama e i suoi sviluppi in Le ragazze senza nome

La trama ruota attorno alle loro esistenze dal periodo bellico fino alla fine degli anni ’50 quando, per ognuna, si sarà concluso il difficile percorso iniziato con lo scoppio della guerra. Una guerra le cui atrocità, molte delle quali rimaste impunite, riempiono le pagine di quel vergognoso capitolo della nostra storia che provoca tutt’oggi rabbia, sdegno e sgomento nelle coscienze di chi sa e ricorda quanto è accaduto.

Tra queste persone vi è l’autrice del romanzo, Martha Hall Kelly, la quale nella nota conclusiva al libro ha apertamente espresso il suo desiderio di scrivere di questa storia per non lasciar cadere nell’oblio della memoria le donne che furono oggetto della disumanità riservatagli nei campi di sterminio. E con loro anche gli uomini e i bambini giudicati colpevoli e condannati a morte a causa dell’appartenenza a etnie tacciate di essere impure, indegne e, perciò, inferiori rispetto alle indiscusse superiorità e perfezione ariane propagandate da Hitler.

Le ragazze senza nome mira dunque a essere la testimonianza, a tratti romanzata, della realtà: CarolineHerta sono effettivamente esistite, così come i campi di concentramento diventati oggi dei monumenti alla memoria di quei terribili avvenimenti. Il libro, oltre a essere ricco di personaggi e fatti storici, presenta descrizioni minuziose dei luoghi, delle mentalità, dei sentimenti e delle tradizioni proprie di quel periodo, offrendo così al lettore uno spaccato dell’epoca nel quale si ritrova immerso, partecipando in prima persona alla narrazione. La trama, nonostante l’argomento trattato sia piuttosto delicato quanto impegnato, coinvolge dalla prima all’ultima pagina e la lettura prosegue senza pause o distrazioni suscitando emozioni forti e profonde il cui intento primario è quello di ricordare per non dimenticare mai, mai più.