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Licio Gelli – Il burattinaio d’Italia, il libro di Alessandro Iovino

Licio Gelli – Il burattinaio d’Italia di Alessandro Iovino, edito dalla Graus Editore, è un’opera che, attraverso un’intervista e un’analisi critica del “Piano di Rinascita Democratica”, cerca di inquadrare Licio Gelli, personaggio controverso e misterioso.

Chi è Licio Gelli ?

Il quesito «chi è Licio Gelli?» che Alessandro Iovino pone ai lettori di Licio Gelli- Il burattinaio d’Italia è destinato a non trovare una risposta. È impossibile definire con precisione chi sia Gelli perché, come spiega lo stesso Iovino, è «uomo indefinito e indefinibile, che scappa sempre da qualcosa e da qualcuno», la sua storia e quella della P2, di cui è stato “venerabile maestro”, si intrecciano con le più oscure vicende italiane. Se per Giulio Andreotti «era uno che vendeva materassi», secondo l’autore l’appellativo che meglio di altri racchiude e sintetizza la figura di Gelli è “burattinaio” e, del resto, lo stesso Gelli in un’intervista a Maurizio Costanzo (tra gli affiliati alla P2) affermò: «meglio fare il burattinaio che il burattino». Osservando le vicende italiane di quegli anni si comprende che Gelli non è stato un burattinaio qualunque, ma il burattinaio per eccellenza: «Con la P2 avevamo l’Italia in mano. Con noi c’era l’Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia». Le relazioni di Gelli spaziavano dai servizi segreti alla politica, avendo sempre presente quanto fosse importante avere il controllo dei mezzi di comunicazione perché «il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media».

Licio Gelli, un uomo solo al comando

Data la complessità del personaggio, sono proprio le parole di Gelli, sempre scelte con cura, per lasciare dubbi nell’interlocutore, ad offrire la possibilità di delinearne un profilo, seppure frammentato e parziale.  Ciò che emerge dall’intervista di Iovino è l’immagine di un uomo che vuole essere ricordato in quanto tale  e che si definisce cristiano, fiero di essere fascista a tal punto da ritenere un abbraccio con Mussolini uno dei suoi ricordi più belli, che rifarebbe tutto non pentendosi di nulla, che si ritiene innocente e «con la coscienza tranquilla». Gelli era un uomo con una chiara visione del mondo e che ha fatto di tutto per far si che si realizzasse, una visione basata sull’idea che per governare bene vi debba essere un unico uomo al comando, libero di prendere le sue decisioni e di portarle avanti.  Ciò che ha fatto attraverso la P2, arrivando a costruire un potere parallelo a quello dello Stato, se non maggiore, rispecchia esattamente questa concezione e la stessa idea traspare dalle posizioni favorevoli ad un presidenzialismo che attribuisca maggiori responsabilità e potere a chi guida il Paese.

Il “Piano di Rinascita Democratica”

Tuttavia, considerate le abilità da burattinaio, attenersi esclusivamente alle parole di Gelli potrebbe essere un errore. Ciò che più di qualsiasi intervista può far comprendere gli obiettivi di Gelli è il “Piano di Rinascita Democratica” redatto nel 1976 e sequestrato alla figlia Maria Grazia nel 1982 all’aeroporto di Fiumicino. Come scrive Iovino: «Il punto centrale era l’informazione, come mezzo di controllo sulla società e una radicale rivoluzione negli apparati statali. […] Il Piano risulta essere ancora oggi di attualità». L’analisi di Iovino di quel piano «articolato e forse, in dei punti, contraddittorio» come scrive l’autore del libro, chiarisce e aiuta a comprendere quali erano gli obiettivi: un bipartitismo perfetto, la privatizzazione della Rai, la separazione delle carriere di PM e magistrato, il controllo dei quotidiani, la liberalizzazione delle emittenti televisive, la riduzione dei ministri e l’abolizione dei sottosegretari.

L’aspetto più inquietante è sicuramente l’attualità degli argomenti trattati nel Piano. A tal proposito sono emblematiche le parole di Gelli: «Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse si, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la TV, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa».

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