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Eroica Fenice

L'isola delle femmine

L’isola delle femmine, Lanzetta e il femminicidio

L’isola delle femmine è una raccolta di racconti di Peppe Lanzetta, edito da Cento Autori, che parla di uno degli argomenti più discussi e condannati del momento: il femminicidio.

Un termine estremamente delicato, da prendere con le pinze, che solleva nell’opinione pubblica molte obiezioni. Femminicidio non indica l’omicidio di una donna, ma l’omicidio di una donna in quanto tale, per motivi legati alla gelosia, alle manie di possesso. L’omicidio di una donna perché considerata un oggetto di cui disporre a proprio piacimento.

Le storie crude e spietate di vita vera raccontate da Lanzetta riescono a far capire bene questo termine. Egli riesce ad indagare a fondo nelle motivazioni che hanno spinto i carnefici delle sue protagoniste a compiere quei gesti, in quello che c’è dietro al reato di femminicidio, rendendo quest’opera un’importante testimonianza. I brevi racconti da cui è composto L’isola delle femmine presentano scene di sesso cruento, parentesi che sfociano in qualcosa di più della narrativa nella letteratura erotica.

“L’isola delle femmine”, un’importante testimonianza sul femminicidio e sulla sua totale inammisibilità

Il messaggio del libro voleva sicuramente essere: “il femminicidio non è mai la soluzione, una donna non merita mai questo, indipendentemente da quali siano le sue azioni”, ma di fronte al comportamento delle protagoniste l’autore le giustifica, arrivando a santificare ad esempio Olimpia, che porta la sua amante a casa pretendendo che il marito l’accetti, che accetti anche un rapporto a tre, e demonizzando lui per non aver capito, prima ancora che compia l’atto demoniaco, prima ancora che compia l’omicidio. E così il messaggio di questo libro sfocia in una difesa degli ideali femministi, indipendentemente da quali siano state le azioni della donna in questione e dell’amoralità che l’ha spinta a perseguirli.

O anche Lucia, che esce con un ragazzo una decina di volte, poi lo lascia e viene uccisa. Lo meritava? Sicuramente no. Per questo non meritava di morire, ma di certo se fosse stato un uomo a comportarsi come lei tutti sarebbero stati a dire che lui era uno stronzo. E allora sì, perché non dirlo? Lucia era una stronza, ma è morta. E questo non lo merita nessuno.

E così l’autore, quasi nel tentativo di difendere le protagoniste de L’isola delle femmine, paradossalmente le rende antipatiche all’occhio del lettore, portando coloro che ancora sono ingabbiati nella visione del mondo secondo la quale “le femministe si credono superiori” ad avvalorare la loro ipotesi. Invece bisogna avere il coraggio e la chiarezza di ammettere che sì, le donne – gli esseri umani – possono sbagliare, e sbagliano in continuazione. E niente cancella i loro sbagli.

In ogni caso la questione de L’isola delle femmine e del femminicidio è un’altra: l’omicidio non è mai ammissibile, né perdonabile, né giustificabile.

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