Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Lost in translation: il libro sulle parole intraducibili

Nel tradurre bisogna attaccarsi anche all’intraducibile; solo allora ci si rende veramente conto della nazione straniera e della lingua straniera.” (Johann Wolfgang Goethe)

Tradurre è un’ arte meravigliosa perché ci permette di affacciarci su mondi lontani o sconosciuti. Ma si tratta di un un’operazione complessa: significa infatti trasferire un universo intero fatto di cultura, storia, emozioni e pensieri da un sistema linguistico ad un altro. Ne consegue che molte parole risultano intraducibili perché corrispondono a visioni del mondo che non ci appartengono e che non riusciamo a comprendere. Avete mai provato, per esempio, a spiegare a qualcuno che non conosce la lingua e la cultura napoletana il significato di parole come “cazzimma” e “’nziria”? Probabilmente troverete dei concetti simili, ma, nonostante l’impegno, non riuscirete mai a trovare una parola  equivalente in italiano ma solo un’eco che rimanda al concetto.

Lost in translation è un libro in cui la statunitense Ella Frances Sanders ha raccolto cinquanta parole intraducibili accompagnandole da bellissime e colorate illustrazioni. Il libro, pubblicato nel 2014 e tradotto in italiano da Ilaria Piperno per la casa editrice Marcos y marcos nel 2015, si presenta come sorta di piccolo dizionario illustrato attraverso il quale  l’autrice apre una porta sulle parole intraducibili del mondo: parole che esprimono concetti bizzarri, poetici e intensi e che svelano caratteristiche, vizi e virtù di alcuni popoli e culture.

Lost in translation: un viaggio tra le emozioni del mondo

I sostantivi, i verbi e gli aggettivi di lingue straniere raccolti in  queste pagine sono intraducibili, ma non incomunicabili: i termini infatti rimandano a idee che forse non siete mai riusciti ad esprimere, a esperienze che vi sembravano vaghe ed indefinite, a ricordi o persone incontrate.

Scoprirete allora che gli Svedesi hanno un termine per indicare la scia della luna che si riflette sul mare,  e così i Brasiliani hanno una parola per definire la carezza tra i capelli dell’amato; se i Tedeschi hanno una parola per indicare la piacevole sensazione di passeggiare da soli nel bosco così i giapponesi utilizzano un termine per indicare la bellezza dell’imperfezione e dell’eterno fluire delle cose e  un sostantivo per indicare la pila di libri non letti  sul comodino. In Finlandia esiste una parola per indicare la distanza che una renna può percorrere tranquillamente prima di fare una pausa, in hawaiano c’è un sostantivo che indica chi dimentica le indicazioni appena ascoltate, in lingua hindi  una una parola  indica l’arte di arrangiarsi con poco, risolvendo rapidamente e creativamente un problema.

Perdetevi dunque nelle parole intraducibili del mondo e riscoprite quelle emozioni e sensazioni che sono comuni a tutti gli esseri umani, nonostante le barriere linguistiche.

Viola Castaldo

—————–
Lost in translation è in offerta su Amazon. Clicca qui per acquistarlo!

Print Friendly, PDF & Email