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Eroica Fenice

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Murakami’s drug

Haruki Murakami è un maledettissimo genio della parola. Per me è una droga: non so nemmeno come sono arrivata a lui, la mia vita non dava nessun segno premonitore, nessuna laurea in giapponese o nessun viaggio nelle terre d’Oriente, in più ho sempre avuto un certo timore per i romanzi troppo lunghi, e nonostante tutto questo alla fine sono caduta nel suo tunnel.
L’aspetto più importante è che la promessa tra scrittore e lettore è mantenuta completamente: io lo seguo ovunque egli mi porti, gli credo qualunque cosa dica. Possono volare sanguisughe dal cielo, esserci gatti parlanti, umpa lumpa che tessono crisalidi trasparenti in letti d’ospedale, unicorni e io gli credo. “Sì, sì portami dove vuoi tu”. Una devozione totale.
Murakami è nato nel 1949 e dal ‘79, quasi alla mia età, ha cominciato a scrivere di tutto. È passato dall’intimissimo Norwegian Wood all’onirico 1Q84: eppure non c’è mai una netta separazione tra le due facce della stessa medaglia giapponese, tra le due facce dello stesso yen.
Entri sempre con lui nel suo mondo magico e potente, io non so come faccia ad aprire quelle porte, in modo lento e netto, su quei paesaggi sconfinati, ritmici. La delicatezza di Kafka sulla spiaggia, la potenza di 1Q84, seppure nell’ultimo della trilogia si dilunghi un po’, la poesia di Norwegian Wood non hanno limiti.
In effetti, se proprio dobbiamo essere critici, il terzo libro di 1Q84 forse è troppo lungo, ma, diciamolo, io non mi staccherei mai dalle sue pagine, quindi lungo o meno io su quel treno ci sono salita e mi ci tengo stretta.
I suoi personaggi siamo io e te, indiscutibilmente: ogni parte di me o anche di te è rappresentata in quei ragazzi un po’ solitari, riflessivi, tranquilli, in quelle ragazze forti o fragili, in quella vita di comune/comunità che non manca mai, quei personaggi a volte visionari e di certo un po’ folli, follemente reali, che stanno nelle sue storie. Io me la porto persino a letto, tutta questa gente.
Insomma, adesso ci aspetta L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio: appena riuscirò a dire il titolo senza sbagliare lo andrò a comprare. Di carta, s’intende: Murakami non è da ebook, con tutto il rispetto. Voglio dire, mi capirai, che la mia cocaina va presa non tagliata, ecco.

-Murakami’s drug-