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Eroica Fenice

Nel campo dei fiori recisi

Nel campo dei fiori recisi. Scampoli di Olocausto: il libro di Francesco Belluomini

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

(Primo Levi)

Nel campo dei fiori recisi. Scampoli di Olocausto, edito lo scorso gennaio da Aracne Editrice, è un romanzo storico di Francesco Belluomini.

Il romanzo è il frutto della testimonianza della stessa protagonista: Sonia Contini, la cui storia comincia nel marzo del 1944, quando, insieme alla sua famiglia, viene strappata dalla propria quotidianità, per diventare una degli ebrei deportati ad Auschwitz.

Nel campo dei fiori recisi: la trama

Le protagoniste dirette del romanzo sono Sonia e sua sorella Daniela, che, al momento della cattura, erano due ragazzine di soli tredici e undici anni, ma attraverso il racconto conosciamo anche la sorte e la vicenda del resto della famiglia Contini: la madre, il padre e il fratello delle due ragazze. Divisi, fin da subito, uomini e donne, Sonia e Daniela furono strappate al padre e al fratello, ma in compenso poterono beneficiare della presenza della madre, la cui speranza era quella di riunire la famiglia e di riuscire a salvarsi da quell’inferno.

Attraverso un racconto minuzioso e dettagliato, Belluomini descrive la vicenda delle due sorelle, dal lunghissimo viaggio nei vagoni del treno, all’arrivo nel campo di Birkenau, in cui fanno da protagonisti squallore, degrado fisico e morale e fetore; alla perquisizione delle Kapo; ai pasti a base di patate e carote; ai lavori a cui i tedeschi li sottomettevano, come quello di spulciare gli indumenti degli ebrei giunti prima di loro e poi uccisi, per trovare eventuali “bottini”. 

Sonia e Daniela, dopo otto mesi di reclusione, vengono tirate fuori dal campo da un ventenne tedesco e per loro inizia un nuovo e lungo percorso, prima di ritornare finalmente a casa. Sono le uniche superstite della famiglia Contini e per tutta la vita hanno provato un’amara e sgradevole sensazione: la colpa di essere riuscite a salvarsi. Una colpa che le abbandonerà soltanto con la morte, «la quale varrà come strumento efficace di pacificazione interiore».

Una testimonianza per non dimenticare

Nel campo dei fiori recisi espone la vicenda in maniera così minuziosa da sembrare che il tempo, all’interno del romanzo, si dilati all’infinito. La narrazione, che sembra quasi seguire le linee di un diario privato, pone il lettore davanti all’ennesima testimonianza delle atrocità commesse in quel terribile 1944, mai così lontano da poterlo rimuovere dalla memoria. Mai così sbiadito da poter dimenticare cosa accadde in quel campo, quello dai fiori recisi.

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