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Eroica Fenice

Pater Familias

Pater Familias di Massimo Cacciapuoti

Pater Familias è il libro che ha portato alla ribalta Massimo Cacciapuoti nel 1998 e recentemente ristampato dalla casa editrice CentoAutori.

Il romanzo, ambientato in un paese della cintura vesuviana, descrive con linguaggio colorito e volutamente vicino al dialetto, le  vite di un gruppo di adolescenti che il Fato ha messo con le spalle al muro. La trama di Pater Familias si dipana davanti agli occhi del lettore attraverso il ricordo di Matteo, unico nella cerchia di questi ragazzi di provincia ad essere riuscito a cambiare il corso del destino.

Per farlo, ha dovuto abbandonare i luoghi della sua infanzia. Ha dovuto lasciare indietro quelle persone che, seppure ha amato tanto, non ha avuto la capacità di trasformare in meglio. È proprio il ritorno di Matteo al suo paese natio a far sì che fatti e persone che aveva voluto mettere da parte, ritornino prepotentemente alla mente, facendo riaffiorare ricordi di volti e destini spezzati.

Antimo, Geggè, Roberto, Michele e gli altri ragazzi con cui Matteo ha condiviso gli anni adolescenziali hanno dovuto imparare a proprie spese che non siamo padroni del nostro destino: ci sono delle forze invisibili che ci dominano in qualche modo.

Il luogo in cui nasciamo, la famiglia con cui cresciamo, gli amici che frequentiamo, determinano per la gran parte ciò che diventeremo. Questo è il messaggio che si evince dal romanzo di Cacciapuoti. Michele e gli altri sono andati incontro al loro destino, correndo alla cieca verso il precipizio delle loro esistenze perché non avevano altra scelta, come dice don Antonio, saggia guida di Matteo attraverso i ricordi, “la strada è la vera fucina della delinquenza“.  

Leggendo il libro, tuttavia, si arriva a capire che questa frase, dal sapore tipico della saggezza popolare, è riduttiva se attribuita ai ragazzi di Pater Familias: è vero, si sono persi, si sono avvicinati al mondo dell’illecito e ne sono stati risucchiati. Eppure, la domanda che sorge spontanea al lettore è: cosa li ha spinti in strada?

Pater Familias e il suo mondo senza eroi

Ciò che salta subito all’occhio è la totale mancanza di una figura paterna positiva: talvolta l’elemento genitoriale maschile è completamente assente, mentre, quando c’è, non è certo presentata come quello da prendere a modello.  In questo senso, il titolo del libro sembra quasi essere venato di un’ironia cupa.

Nel mondo antico, il pater familias non è solo colui che ha facoltà di vita o di morte su tutti gli appartenenti al nucleo familiare: è soprattutto colui detiene le redini dell’educazione morale e spirituale dei propri figli, è una guida autorevole il cui comportamento e i cui insegnamenti determinano ciò che loro saranno. Questo è vero anche oggi.

Esiste un detto secondo cui “la mela non cade mai lontano dall’albero” e in Pater Familias la verità di queste parole è più che evidente. Tutti i protagonisti del romanzo hanno alle spalle padri possessivi, ubriaconi e anaffettivi. I padri di Cacciapuoti sono degli uomini che la vita ha messo a dura prova e che hanno fallito. Sono dei mediocri, incapaci di instaurare una relazione positiva con i propri figli. Sono uomini che non hanno rispetto per le proprie donne, trattate come semplice oggetto per sfogare gli istinti più bassi.

E allora, sembra naturale che Michele scelga di diventare qualcuno rapinando banche. Naturale che Giuseppe, figlio dello “scarparo” del paese, vada a cercare nel crimine  un riscatto dalla sua esistenza. In un quadro come questo sembra naturale anche la mancanza di rispetto nei confronti delle donne, siano esse mogli, madri o fidanzate. E le donne stesse non hanno rispetto di sé, perché non sono abituate a riceverne da altri. Sembra naturale, perché nessuno di loro ha avuto davvero un pater familias che gli indicasse la vera strada del successo e di una vita sana.

Ecco perché i personaggi del romanzo di Cacciapuoti sono destinati ad essere dei perdenti, dei miseri: perché alle spalle hanno solo miseria e non conoscono altro. Non riuscendo ad accettare la loro condizione, cercano di uscirne con i soli mezzi che conoscono: violenza, furti, rapine, stupri, droga; e così facendo cadono sempre più nelle profondità di questo pozzo senza fondo.

Eppure, il lettore non può fare a meno di provare pietà per questi uomini e queste donne che vedono le proprie vite consumarsi nel dolore e nella sofferenza, perché chiunque è vissuto in qualsiasi paese della provincia ha conosciuto qualcuno che ha condiviso i destini dei vari Michele, Antonietta, Rosa. Chiunque ha vissuto in provincia sa, anche per esperienza indiretta, cosa vuol dire non avere possibilità.

Pater Familias è questo: la storia di ragazzi di provincia che ognuno potrebbe aver conosciuto e di cui bisogna aver pietà.

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