Una ragazza lasciata a metà. L’intenso esordio di E. McBride

Una ragazza lasciata a metà. L'intenso esordio di E. McBrideVincitore di svariati premi tra i quali nel 2013 del Goldsmiths Prize, tra i migliori libri del 2014 per il The New York Times e il Boston Globe, Una ragazza lasciata a metà dell’irlandese Eimear McBride è già un capolavoro della letteratura contemporanea, a pieno titolo. Un romanzo, che non è un classico romanzo, di un’intensità disarmante. Una storia che si scopre piano piano. Opera di un’autrice capace di una scrittura serrata e per niente scorrevole perché non si attiene a nessuna regola della narrativa, e della sintassi tradizionale. Una scrittura alla quale, se si ha la giusta pazienza, ci si abitua poco alla volta, come gli occhi appena aperti si abituano poco alla volta alla luce. Una rivelazione editoriale che in Italia è stata pubblicata di recente da Safarà Editore, grazie alla traduzione di Riccardo Duranti (colui che ha tradotto in italiano le opere di Raymond Carver, per intenderci).

La Safarà Editore, casa editrice indipendente, solo da quest’anno ha inaugurato una nuova veste grafica. Con i suoi “libri obliqui”, si ripromette di dare vita ad una originale visione del manufatto editoriale, un marchio riconoscibile e una rivisitazione che riflette appieno la particolarità delle sue pubblicazioni. E così, Una ragazza lasciata a metà è in concomitanza un romanzo che esce fuori dagli schemi, e proprio per questo, apprezzato dal lettore e dalla critica.

L’inizio è minimalista, il linguaggio apparentemente faticoso. La protagonista è una bambina ribelle senza nome, che vive insieme alla mamma e a suo fratello in un paesino che non ha definizione. Uno spazio, e un contesto familiare, in cui le problematiche di una difficile esistenza non stentano a riconoscersi: un rapporto madre e figlia dei più scontrosi e distruttivi, una lotta tra una donna che pensa di risolvere tutto con la preghiera, nonostante le contraddizioni del suo operato, e la ragazza, che finisce per rimanere vittima di questo rapporto. Attraversa una vita feroce, marchiata a fuoco anche da un incesto e dalle conseguenze violente di questa dinamica che segnerà se non tutte, la maggior parte delle vicende personali. Tutte le scelte di questa “ragazza lasciata a metà” saranno il frutto di una cruda condizione interiore, raccontata senza nessun filtro, con un linguaggio interrotto senza sosta.

I punti di forza di Una ragazza lasciata a metà 

Proprio questo modo di raccontare della McBride imprime ai momenti più significativi una profondità che probabilmente non avrebbe avuto lo stesso effetto se la narrazione fosse stata tra le più tradizionali. Maggior spicco assumono i momenti di dialogo, incastrati nel racconto senza nessuna punteggiatura ordinaria, con il fratello, l’unica fonte d’amore e di purezza dell’intera storia. Così, soprattutto nella seconda parte, l’intensità di questi momenti commuove il lettore, consapevole dei limiti di una realtà che appare tra le peggiori, senza mezzi termini. Quasi alla fine del libro si approda al dolore più lancinante, paradossalmente anticipato già dalle prime righe. E la bellezza del sapere raccontare questo dolore è sorprendente, ed è ciò che rende Una ragazza lasciata a metà un libro trascinante, che colpisce al cuore.

© 2016, Ilaria Casertano. All rights reserved.

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Autore dell'articolo

Ilaria Casertano

Nata a Napoli, laureata in Filologia moderna alla Federico II. Ama i libri insieme alla scrittura, il giornalismo che pratica da anni, il disegno, ma più di tutto il cinema. Sogna di viaggiare, dovunque.

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