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Eroica Fenice

notti al circo

Notti al circo: quando volare è possibile

Continua il lavoro della casa editrice Fazi Editore riguardo la scrittrice brittanica Angela Carter. Dopo Figlie sagge la Fazi si occupa dell’uscita dell’opera Notti al Circo per la collana Le Strade.

In una notte londinese del 1899 Jack Walser, un giovane giornalista, e Fevvers, seducente trapezista e star del momento, si incontrano all’interno di un camerino dell’Alhambra Music Hall ed il tempo sembra essersi fermato.
Sotto l’effetto dei fiumi dell’alcol tra un calice di champagne e l’altro Fevvers si racconta dall’alba della sua povertà al suo successo, conquistando l’attenzione – e non solo – dello scafato Jack Walser, il quale, colpito dalla sua bellezza e sempre in cerca di nuove avventure, deciderà di unirsi a lei nel suo viaggio per il mondo.

Notti al Circo, ciò che resta di un volo

“Affascinante” è questo il termine che meglio si cuce addosso a questa opera letteraria.
Ciò che la Carter racconta, descrive è l’angolo di un’epoca, un piccolo spaccato di ciò che era la fine di un secolo (l’Ottocento) e l’inizio di uno nuovo, che sembrava promettere ogni forma di meraviglia e prodigio possibile immaginabile agli abitanti di tale contemporaneità. In quella presunta donna alata, in quell’essere che, apparentemente, sembra essere in grado di volare, sembra raccogliersi tutto il residuo della pura ingenuità di una società che sta per lasciare il suo posto ad un’altra capace di credere ad ogni cosa, perché, con l’immediato avvenire di un’era di scienza e tecnologia, ogni cosa sembra possibile. Non ci sono limiti per i personaggi di questo lunghissimo racconto, nemmeno geografici, e l’Autrice tra realtà e finzione porta il Lettore in ogni dove, conducendolo ove forse è già stato, ma con occhi del tutto nuovi.
Minuziosamente affettata, priva di qualsiasi beneplacito nei confronti del Lettore è la scrittura di Angela Carter, colma di lunghi periodi, di una punteggiatura danzante e di trasformazioni e capovolgimenti narrativi tali da rendere in alcuni istanti la comprensione sintattica ostile.
Tutto è raccontato per quel che è, senza filtri, al fine di ricondurre ogni filo qua e là sparso nella stessa mano in cui si trovava all’inizio e tirar così le lunghe fila di una notte che sembrava non dover finire mai.

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