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Eroica Fenice

Eco

Requiem per una democrazia, il nuovo romanzo di Eco

Umberto Eco ha sempre avuto, nella veste di romanziere, una certa inclinazione alla parodia ed al gioco letterario. Questo carattere ludico, che ha sempre esaltato l’intelligenza e la potenza dei suoi romanzi, assume una forma inedita nel suo Numero zero edito da Bompiani: la forma di un sorriso raggelante. La storia ruota attorno ad un giornale fantoccio sorto per curare gli interessi strategici del suo editore (ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente voluto). La raccogliticcia redazione lavora per qualche tempo alla preparazione di un “numero zero” che non vedrà mai la luce, ma la breve durata di questa esperienza pseudogiornalistica lascerà comunque ad alcuni attori della vicenda il tempo per restare invischiati in una danza macabra evocata incautamente attorno agli scheletri nascosti di un Paese specializzato in storie incredibili: il nostro.

L’autore non rinuncia del tutto agli stilemi del romanzo d’appendice a lui cari, al dialogo colto, ai personaggi paranoici tipici del romanzo postmoderno di Thomas Pynchon, ma il risultato è piuttosto eccentrico rispetto alla sua produzione letteraria precedente: questo romanzo è forse quello più esplicito nel suo impegno etico e quello meno rarefatto dal punto di vista della costruzione letteraria. Un’orazione civile talmente colma di disincanto da risuonare come una contro-orazione: un requiem a cui si deve tendere l’orecchio, poiché dentro di sé cela il messaggio che rivela l’identità del cadavere per il quale si celebra la funzione. Bisogna attraversare indenni le forche caudine della Storia, delle sue crudeli verità e delle sue clamorose menzogne. La vicenda è ambientata nella primavera del ’92, un momento in cui sembrava agli incauti che potesse aprirsi una nuova era di democrazia e civiltà (ma qui Eco si concede il lusso di una profezia a posteriori per dissipare ogni dubbio: “[…] niente più chiaroscuri in barocco, cose da Controriforma, i traffici emergeranno en plein air […]”), ed arriva a rievocare i convulsi momenti della fine del fascismo: cinquant’anni che sembrano davvero un romanzetto d’appendice, una storia piena di assassinii, rapimenti, defenestrazioni, attentati, sette segrete, massoni, spie… Una storia impossibile, insomma. Una storia a cui non ha creduto nessuno, o che nessuno vuole sentire. E a raccontarla si passa proprio per paranoici. Forse per questo i cittadini italiani sono rimasti tollerabilmente indifferenti alle vicende dell’Italia e sembrerebbe proprio che si siano accordati per una congiura del silenzio. E se, come lo stesso Eco ha detto, il più efficace strumento di falsificazione può essere il silenzio, ecco che si rivela ai nostri occhi il volto del morto che stiamo celebrando, il destinatario del requiem: la nostra coscienza civile.

Parrebbe proprio che l’autore di questo romanzo, uno dei più brillanti e illustri cittadini italiani contemporanei, abbia spedito questa lettera a nessuno sussurrando mentre la sigillava, proprio come fece quella voce dispettosa nel deserto: “Peccato, abbiamo perso”.

-Requiem per una democrazia, il nuovo romanzo di Eco-