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Eroica Fenice

tredicesimo giorno

Il tredicesimo giorno: fiction e realtà

Nella coinvolgente atmosfera della fiera Ricomincio dai libri, è in programma la presentazione de “Il tredicesimo giorno”, edito da Milena Edizioni, di Fabio Ceraulo.

L’autore, ancora una volta, ha voluto mostrare al lettore un altro volto della sua città. Palermo, una città di bellezza e di dolore che, attraverso le parole de “Il tredicesimo giorno”, rende omaggio a Joe Petrosino ritornando nel passato del primo Novecento e scontrandosi con l’amaro segno della criminalità. Di seguito, ringraziando per la disponibilità, l’intervista a Fabio Ceraulo che ci racconta delle origini de “Il tredicesimo giorno” e del suo legame con Palermo.

Come nascono l’idea e il titolo de “Il tredicesimo giorno”?

Il tredicesimo giorno nasce dall’idea di un racconto breve, la testimonianza dell’antenato di una persona che conosco e che abitava nella zona in cui ci fu il delitto di Joe Petrosino. Da lì è nata l’idea di scrivere qualcosa a tale proposito. Pensando bene a quello che il delitto, uno dei tanti delitti irrisolti nella storia della criminalità organizzata, ha provocato nell’immaginario della mia città fino ad oggi, ho voluto dilatare questo racconto sino a farlo diventare un romanzo legandogli una storia di fantasia. Ho immaginato che qualcuno potrebbe aver visto qualcosa, ho immaginato un giovane cameriere del caffè in cui il detective italo-americano andava a cenare quando era ospite nella nostra città. Questo incontro casuale darà una svolta totale alla sua vita, una vita dapprima molto misera in una Palermo del primo Novecento, città molto umile ma anche fervente di attività commerciali. Dal momento in cui assiste all’assassinio tutto cambia e la sua vita prende una svolta totale. Il titolo è il tredicesimo giorno perché Joe Petrosino è arrivato a Palermo il  28 febbraio del 1909 ed è stato ucciso il 12 marzo, se facciamo la somma sono tredici giorni.

Intrecciare ne “Il tredicesimo giorno” un dato storico ad una vicenda in parte immaginaria non deve essere stato semplice. Come si sono svolte le sue ricerche?

Non è stato difficile fare delle ricerche in biblioteca, sfogliare i quotidiani dell’epoca che in quel periodo scrivevano ogni due giorni. I giornali diedero, devo dire, non grandissimo risalto alla vicenda. Abbinare una fiction è stata la parte più difficile perchè bisognava costruire una storia parallela. Non è stato semplice inventare un personaggio che all’inizio del romanzo racconta in prima persona la sua vita, dalla fanciullezza fino alla sua età avanzata, ad un interlocutore. Personaggio che farà delle riflessioni e trarrà delle conclusioni. Mi auguro che le persone, leggendole, possano trarre le proprie conclusioni: si tratta in fondo del racconto di una vita che potrebbe essere la vita di chiunque si trova a dover affrontare episodi legati alla criminalità o alla legalità in generale. Facciamo parte di una città, io a Palermo, voi a Napoli, dove purtroppo certi episodi sono accaduti. Ho voluto creare qualcosa di coinvolgente, ironico in diversi momenti, ma anche qualcosa che faccia riflettere.

Saprebbe definire il legame con la sua città?

Il legame con la propria città è un qualcosa che ti porti dentro per tutta la vita anche se ti trasferisci. Un rapporto sempre conflittuale, l’eterno rapporto d’amore – odio nei confronti di una città dove molte cose non funzionano. Ci sono problemi di legalità, traffico, caos ma è anche, di contro, una città che credo sia, da un punto di vista artistico e culturale, una delle prime in assoluto in Italia. Vivo continuamente l’amore per la mia città che mi concede ispirazioni sempre nuove. Il mio rapporto con Palermo è quello di un palermitano comune che vede la propria città in ogni suo aspetto. Ho in cantiere altre idee, altri progetti per la mia città; ho quasi terminato un romanzo ambientato sempre a Palermo nell’epoca risorgimentale. Un meridionale che si trasferisce, seppure negli Stati Uniti o in Australia, porta sempre con sé l’arte e la cultura della propria città.

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