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Eroica Fenice

Uno scrittore legge un pittore: l’arte e l’inconscio

“La notte è buona amica della pittura, porta silenzio prezioso all’ascolto dei colori che parlano la lingua della musica.” Dalle pagine del libro Gianni Pisani. Uno scrittore legge un pittore, scritto da Carlo Pellegrino e pubblicato dalla casa editrice “Homo scrivens”, si evince come tutto si legga più che secondo un’analisi artistico-estetica, secondo un’analisi artistico-onirica ove regna la logica dell’inconscio retta da simmetrie e generalizzazioni.

Lo stesso Pisani afferma, nell’intervista in appendice al libro, “mi chieda tutto quello che le pare, a patto che io possa rispondere da artista, perciò se mi viene in mente qualcosa che ho sognato lo racconterò come se lo avessi vissuto […]”.

Ed è così che per il pittore, così come per lo scrittore che ne spiega il modo di dipingere, si spiega come, ne’ La vela, dall’idea di un orecchio se ne ricava una vela, e come quest’orecchio sia fatto vela e la vela orecchio “per ascoltare il vento”, quello stesso vento che “soffia sotto le figure tenendole sospese come piume liberate dal tempo e dalla gravità”.

Le parole dello scrittore, inoltre, il cui stile è sospeso tra una semplicità sintattica e una ricercatezza lessicale, si frappongono come in un dispiegarsi unitario alle immagini delle opere di Pisani proposte nel libro costituendone così la forma di quella materia.

La mia idea di tale arte legata a logica inconscia sembra avvalorata dalla frase dell’autore del libro circa le opere di Pisani “[…] più che storia di colori e di figure ricostruita avvalendosi degli strumenti propri della critica, si tratta di cogliere aspetti di una storia […] che divenendo arte si fa intima e generale nello stesso tempo” e riporta la frase del critico d’arte contemporanea Restany secondo la quale Pisani dipinge “con un’immagine […] l’intensità di un’emozione, la memoria di un sentimento […] del mondo sensibile del piacere, della sensazione amorosa […]” ed ancora cito due frasi dello stesso pittore esposte durante l’intervista precedentemente citata: “[…] ho imparato a usare i colori per comunicare le mie emozioni”, “l’arte è così, si dona all’immaginazione altrui e crea mondi, concetti […]”.

Pittura, dunque, questa, intesa come insieme di individualità ed universalità al tempo stesso e quindi mi sovviene alla mente l’idea di logica simmetrica e di generalizzazione: quell’idea di parte per il tutto poeticamente definibile come artificio di metonimia e similitudine tra oggetti che nell’inconscio appartengono a una stessa classe rappresentativa emozionale. Ed è così che anche le figure lontane dal vero e dal razionale e vicine a una rappresentazione onirica e deformata della realtà razionale si fa come espressione in tali dipinti di “mimesi e parusia”, ossia di “imitazione ed espressione dell’idea platonica nella realtà sensibile” espressioni a loro volta di un compromesso psicologico tra razionale ed emozionale.

Così “uno scrittore legge un pittore” diviene come metafora inconscia de “l’arte che legge l’arte” in una concezione psichica ove letteratura e pittura non sono distinte ma entrambe in maniera equiparata espressioni di una stessa arte: quella dell’emozione.

– Uno scrittore legge un pittore: l’arte e l’inconscio –