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Eroica Fenice

Valeria Parrella

Valeria Parrella e la Troppa importanza all’amore

Valeria Parrella nasce a Torre del Greco nel 1974 e vive a Napoli. Il suo esordio narrativo avviene con una raccolta di racconti. Autrice di vari romanzi, diviene celebre grazie a Lo spazio bianco, dal quale viene tratto l’omonimo film. Impegnata politicamente, scrive varie pièces teatrali, collabora con la Repubblica e l’Espresso e i suoi libri sono tradotti in Europa e in America. 

Troppa importanza all’amore è una raccolta di otto racconti di varie vicende umane che all’apparenza nulla hanno in comune tra loro; storie in cui si celebra l’amore inteso non solo come rapporto tra uomo e donna, ma l’amore in senso più ampio. L’amore per una madre invalida a causa di una malattia che le ha distrutto in parte il corpo ma non la mente e di una figlia che nonostante le stia accanto non intende rinunciare al suo essere e sentirsi donna e riscopre l’amore in tarda età, godendo delle avances ed in seguito della compagnia di un cameriere che conosce da una vita e che mai ha preso in considerazione prima di allora. Storie di un monastero di clausura, di una giovane prostituta che viene accolta insieme al frutto del suo grembo nato dalla violenza subita in strada, la stessa strada nella quale la ragazza torna a rifugiarsi scappando dalle sante mura e lasciando il figlio tra le braccia delle donne che l’avevano accolta e offerto protezione.

Napoli e l’amore negli occhi di Valeria Perrella

L’autrice nomina raramente Napoli nel testo, nonostante sia perfettamente in grado di far respirare l’aria del Golfo, gli odori, i suoni, i colori. Pur non citando la città partenopea, permette al lettore di camminare senza sosta tra i vicoli ricercando un senso alle vite dei protagonisti dei suoi racconti. Storie di partenze in mare, di mogli e figli lasciati ad attendere il ritorno dell’uomo di casa, storie di morte. L’autrice, usando una scrittura semplice e diretta, fatta di similitudini, metafore e monologhi, ci porta in carcere, ci fa provare i tormenti dei detenuti, prigionieri per sempre che aspettano la morte per poter essere finalmente liberi. Il mare è il tema ricorrente nelle singole storie: dalla monaca che non ne vede l’intenso blu da sempre, ai carcerati che al pensiero del rumore delle onde scoppiano in lacrime, agli amanti che dopo l’amore, ne respirano a pieni polmoni la brezza, alla ragazza malata che vede nelle gocce della chemioterapia, le gocce di acqua salata in cui un tempo ha nuotato. Rapporti complicati tra genitori e figli aprono la scena al tema del tradimento, mascherato in tutti i modi e reso sempre più evidente proprio grazie ai tentativi vani di celarne l’esistenza.

Troppa importanza all’amore ovvero l’amore come malattia

Le vite dei personaggi scorrono calme tra i tavoli di pizzerie in cui nulla accade e letti in cui non dormono mai gli ormoni, tra preghiere nei monasteri e ospedali in cui ormai è inutile pregare. Parole nude e crude ci raccontano vicende forti, a tratti ironiche, a tratti commoventi, nelle quali i personaggi si svestono di tale ruolo e diventano esseri umani tanto quanto noi lettori. 
Nel testo si parla poco dell’amore e più della vita. Della vita, la stessa vita nella quale ci si perde e ci si trova, la si vita in cui si ama e si tradisce, si nasce e si muore, ci si ammala e si guarisce. L’amore è inteso come malattia vera e propria, una malattia che ci logora corpo e  mente. È il fulcro delle nostre esistenze, è ciò che ci tiene in vita quando la morte pretende che ci concediamo ad essa, è ciò che permette ai corpi di fondersi tra le lenzuola, è nelle cure che rivolgiamo ai nostri cari ormai bisognosi delle nostre premure, è nelle lacrime degli uomini di una prigione, negli occhi di un padre che ha perso la moglie. L’amore è nei letti d’ospedale pieni di corpi fatti ormai più di farmaci che di vita. L’amore è, paradossalmente, la ragione per cui tradiamo chi abbiamo amato, per ricominciare ad amare. È talmente fondamentale l’amore al punto che dovremmo, forse, smettere di dargli tanta importanza.

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