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Eroica Fenice

Il vocabolario sociale: il peso delle parole

Qualcuno ricorderà la famosissima scena del film “Palombella Rossa” (1989) nella quale Nanni Moretti, sconvolto dalle espressioni utilizzate da una giornalista che lo sta intervistando, dopo averla presa a schiaffi, le grida infuriato: “Ma come parla? Le parole sono importanti!”. Al di là della scena volutamente provocatoria, il fine di Moretti, di fronte a espressioni come “il suo matrimonio è a pezzi” oppure “ambiente cheap”, è quello di ribadire con forza (forse troppa!) che le parole hanno un peso rilevante nella comunicazione. Esprimersi infatti significa riflettere  prima di parlare e avere ben presente che esistono molte parole che possono urtare la suscettibilità dell’interlocutore, essere considerate sconvenienti o inopportune e dare adito a fraintendimenti.

Chi si esprime deve avere la consapevolezza che alla propria possibilità di parlare liberamente corrisponde, dalla parte di chi ascolta,  la libertà di non essere offesi. L’idea di creare un vocabolario sociale nasce quindi dalla constatazione che esistono gruppi o comunità che manifestano  sempre più spesso il proprio disagio e la propria insofferenza verso alcune parole che vengono adoperate nella comunicazione verbale e scritta. Esistono, per fare un esempio, parole come “clandestino” che sono utilizzate spesso nei quotidiani in maniera impropria: il termine, che indica un immigrato privo di permesso di soggiorno e che agisce contro la legge, viene attribuito, in maniera frettolosa, anche a persone che invece non agiscono nell’illegalità.

Il fine del vocabolario, pubblicato da Gesco Edizioni, curato dalla giornalista Ida Palisi, dal sociologo Fabio Corbisiero e dallo storico della lingua italiana Nicola De Blasi, si propone non di prescrivere dei termini, ma piuttosto definizioni “più convenienti” che spingano ad una riflessione sui problemi trattati.

Il vocabolario sociale si articola in nove aree tematiche scelte dai lettori di Napoli Città Sociale durante una campagna partecipativa lanciata nel 2012 e riguardano dipendenze, disabilità, famiglia, immigrazione, lavoro sociale, minori, omosessualità, povertà e welfare. Ogni area tematica, frutto del lavoro di giornalisti e ricercatori provenienti da ambiti professionali diversi, viene approfondita secondo uno schema chiaro e ben strutturato: partendo da un’analisi di tipo linguistico e sociale, si pone l’attenzione anche alla prospettiva storica che ha portato all’evoluzione dei significati. Vengono successivamente illustrate le parole collegate a quella principale, gli usi distorti e i tecnicismi; di estremo interesse, infine, risultano le schede di approfondimento e la parte sulle leggi relative ai temi affrontati.

Il vocabolario sociale, utile non solo dal punto di vista divulgativo, ma soprattutto per tutti coloro che lavorano nell’ambito della comunicazione, può essere scaricato gratuitamente dal sito di Napoli città sociale. (Clicca qui)

– Il vocabolario sociale : il peso delle parole –

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