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Eroica Fenice

La categoria Concerti contiene 13 articoli

Concerti

Labrano e Dragotto aprono la rassegna del Be Quiet al Piccolo Bellini

Labrano e Dragotto inaugurano la rassegna del Be Quiet al Piccolo Bellini Buio. Impreziosito da luci che affiorano colpendo volti e svelando silenzi, tra la penombra e il chiaroscuro. Il piccolo corpo vibrante e raccolto della platea sussulta, diventa un’unica cosa con l’evanescenza del palco, la tappezzeria ricamata, le locandine storiche che costellano l’ambiente e il rosso delle sedie. Il buio e i giochi di luce disegnano punti luminosi sul piccolo corpo della platea del Piccolo Bellini, che respira quasi dallo stesso stomaco degli artisti, così vicini alla pelle del pubblico da poterla sfiorare. Il 23 novembre sono stati due gli artisti che hanno giocato con le penombre e i chiaroscuri dell’animo del pubblico, Nicola Dragotto e Luciano Labrano, che hanno inaugurato la rassegna del Be Quiet al Piccolo Bellini. Labrano e Dragotto, che cos’è il Be Quiet ?  Ingabbiare un concetto nei codici retorici o nelle gabbie della parola è un’operazione ardua, specie se si tenta di incapsulare un’idea nelle strette maglie dei nostri codici linguistici: Be Quiet è un agglomerato di sinapsi, processi creativi e condivisione partecipativa. Un movimento sorto nel 2012 dal magma della scena underground napoletana da un’idea dell’artista Giovanni Block, che, tra i tanti riconoscimenti di cui si fregia, ha ricevuto la Targa Siae/Club Tenco del Premio Tenco come miglior autore emergente e il primo premio assoluto del Festival Musicultura, nonché un premio speciale dall’Università delle Marche per il miglior testo, oltre a tanti altri premi, progetti e iniziative che lo rendono un componente davvero prezioso della scena musicale odierna. Be Quiet è un circuito che ingloba e raccoglie una rete di pubblico, appassionati, addetti ai lavori, musicisti e cultori della musica d’autore e ha trovato, da due anni a questa parte, la propria casa di penombre, luce e chiaroscuri al Piccolo Bellini. Il corpo fremente e musicale che ribolle nelle nudità di Napoli viene così sviscerato, portato alla ribalta e messo in diretta comunicazione col pubblico, giacché ognuno di loro, a rotazione e nel corso della rassegna, calcherà il palco per esternare se stesso e le proprie contraddizioni. Labrano e Dragotto, lo spettacolo Giovedì 23 novembre, Nicola Dragotto è stato il primo artista a salire sul palco: trovarsi a diretto contatto con un artista del genere è come fronteggiare una di quelle personalità che sembrano nate dalle scintille dei migliori personaggi goldoniani, con una spruzzata di fascino brillante alla Paolo Conte. Figura  senz’altro carismatica, quella di Dragotto, che è salito sul palco tenendo in pugno il pubblico senza far calare mai l’attenzione: si è svelato e denudato, pur rimanendo in pantaloni, camicia, maglia e scarpe, spogliandosi del proprio mestiere di avvocato, stracciando le vesti dell’inquadramento sociale e mostrando la sua carne pura, in una sorta di processo di disvelamento pirandelliano. Dragotto canta le tracce del suo album L’Ultima Causa (lo sentite anche qui il pirandellismo?), e porta al Piccolo Bellini una ventata di resistenza, perché resistere è l’imperativo categorico del cantautore, che ha parlato al pubblico di fuga (ma dove si va? dove si […]

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Maldestro al Teatro Sannazaro: musica che abbatte i muri

Il cantautore napoletano Maldestro apre al Teatro Sannazaro, il 15 novembre, la rassegna “Sound of the City” a cura dell’etichetta Jesce sole, scegliendo di concludere proprio a Napoli, la città che per lui è “casa”, il tour “I Muri di Berlino” che lo ha visto impegnato nel 2017 in giro per l’Italia. A fare da cornice al grande ritorno di Maldestro (nome d’arte di Antonio Prestieri) nella città che lo ha generato, è un palcoscenico d’eccellenza, quello del Teatro Sannazaro, conservando dentro di sé le tracce di nomi che hanno fatto la storia del teatro e calando le note del giovane cantautore napoletano in un’atmosfera intensa e suggestiva. Dopo la voce calda e graffiante di Irene Scarpato che apre il concerto, la musica e le parole di Maldestro guidano il pubblico attraverso un vortice di emozioni, per abbattere i muri e demolire ogni barriera che opponiamo – o ci è opposta – nella vita di tutti i giorni. Con l’accompagnamento di Diego Leanza (chitarre), Luigi Pelosi (basso), Roberto Porzio (tastiere) e Andrea De Fazio (batteria), si passa dal ritmo concitato di “Sopra al tetto del comune”, alle note ebbre di “Dannato amore”, tratte dal disco d’esordio “Non trovo le parole” del 2015, con le quali Maldestro regala parole e sensazioni che avvolgono il pubblico come un abbraccio, in cui ciascuno inevitabilmente si ritrova. Maldestro e storie che raccontano di noi Tra racconti di convivenze sbagliate, false partenze ed aspettative future, la musica di Maldestro racconta di noi e delle peripezie emotive che ogni uomo si trova ad affrontare. Storie quotidiane, situazioni in cui ciascuno si imbatte nel corso della propria vita, dubbi ed angosce tutte “umane”, ma anche canzoni di speranza e di rinascita, come “Canzone per Federica“, con la quale ha esordito allo scorso Festival di Sanremo, classificandosi secondo tra le Nuove Proposte e ricevendo il Premio della critica “Mia Martini”, ed il grande successo “Abbi cura di te“, tratto dall’ultimo album “I Muri di Berlino”. Ma in questa atmosfera densa di emozioni c’è spazio anche per momenti di spontanea comicità, grazie all’ingresso in scena di Alessio Sollo e Claudio Gnut, che, insieme con Maldestro, con chitarre acustiche e pianoforte, eseguono un’insolita versione della sigla del cartone animato Candy Candy, tra la generale ilarità del pubblico. E dopo l’uscita di scena dell’artista ed il consueto rientro per il bis, gli ultimi brani proposti da Maldestro sono canzoni mai eseguite dal vivo, un regalo che il cantautore decide di fare al pubblico di Napoli, per festeggiare il suo ritorno a casa.              

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Alvaro Soler in concerto all’Arena Flegrea

Nella calda serata di sabato 22 luglio l’ETES Arena Flegrea di Napoli ha ospitato per il Noisy Naples Fest il cantautore spagnolo Alvaro Soler, in vetta alle classifiche estive ormai da due anni con i singoli El mismo sol e Sofia, e di recente con Yo contigo, tu conmigo. Quest’ultimo singolo farà parte della colonna sonora del film d’animazione Cattivissimo Me 3, nelle sale italiane dal 24 agosto. Indiscusso protagonista delle radio, il giovane cantautore non si è limitato a questo: ha infatti partecipato come giudice alla scorsa edizione del talent show televisivo X-Factor, dove ha conquistato il pubblico italiano, questa volta in veste di giudice, con la sua professionalità, portando al successo il gruppo dei Soul System. Alvaro Soler ha scelto il capoluogo partenopeo come unica tappa meridionale del suo Summer Tour 2017, successo annunciato, dopo i quattro sold out delle tappe invernali a Roma e Milano. Nella data napoletana, il cantautore ha presentato i celebri singoli e brani dell’album Eterno agosto (2015), disco oro in Italia, incontrando l’entusiasmo e il calore delle giovani fans partenopee. Musica e divertimento sotto le stelle con Alvaro Soler Alvaro Soler appare come il classico ragazzo della porta accanto, dal viso pulito e l’abbigliamento informale. È nella sua energia e nel sorriso coinvolgente che risiede il segreto del suo successo, ma soprattutto nella forza comunicativa della sua musica e, più in generale, della sua persona. L’impressione che si ha assistendo ad un concerto di Alvaro Soler è quella di partecipare ad una festa tra amici, dove tutti si conoscono e vi è una certa sintonia tra i partecipanti. Palpabile la complicità tra l’artista e la talentuosa band che lo accompagna, ma anche tra questi e il pubblico, che partecipa all’esibizione e ne è parte integrante, invitato a cantare e ballare assieme agli artisti sul palco, a godere tutti insieme di una serata di leggerezza e benessere, spensieratezza e libertà. Quella offerta da Alvaro Soler e dalla sua band è stata una serata estiva di puro divertimento, in un’atmosfera gioiosa e leggera, con musica allegra e ballabile sotto le stelle, che non risulterebbe fuori posto in una festa in spiaggia ma che riesce, invece, a trasportare il pubblico con la mente e con il cuore alle vacanze e alle calde notti d’agosto in cui tutto sembra possibile.

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Jarabe de Palo all’ Arena Flegrea musica di passione e vita

La band spagnola Jarabe de Palo, guidata dal cantante Pau Donés, ha ripercorso nel concerto all’Arena Flegrea di Napoli, il 14 luglio, 20 anni di lavori, liberando l’energia e la leggerezza della loro musica, coinvolgendo il pubblico di Napoli con la loro carica di vitalità. Il loro tour è stato chiamato 50 palos per un gioco di parole in lingua spagnola: oltre a richiamare il nome del gruppo, la parola “palos” significa anche compleanno, Pau Donés ne ha compiuti 50 proprio l’anno del ventennale della creazione de La Flaca, album di debutto del gruppo, che ottenne un grande successo internazionale. La serata musicale all’ arena flegrea è stata aperta da Lemandorle, duo pop – punk e dalla cantautrice Claudia Megré, sola sul palco, chitarra e voce graffiante. Alle 22 è iniziato il concerto dei Jarabe de Palo: oltre un’ ora e mezza di canzoni dai ritmi e colori cangianti, da quelle di romantica passionalità a quelle danzanti e vivaci, da quelle in cui lasciarsi trasportare da parole e melodie avvolgenti, a quelle in cui immergersi nell’ intensità delle emozioni. Quiero ser poeta (Voglio essere poeta) è tra le prime in scaletta e conduce verso i ritmi sostenuti e latini la poetica dei Jarabe de Palo. Il pubblico napoletano è già coinvolto, ma è alla quinta canzone, Depende, che inizia a partecipare in coro al concerto. Depende con metafore e versi è una riflessione e celebrazione in musica della libertà di scegliere la propria filosofia di vita, nel  ed è il singolo che consacrò il gruppo in Italia. A seguire canzoni dai ritmi danzanti, e Pau Donés dimostra sul palco di essere in buona forma fisica, accompagnando le note a piccole danze. I sei musicisti sul palco sono in armonia tra loro, appassionati nell’ esecuzione e la voce di Pau “scorre” nel bel fiume musicale che riproducono. Arriva poi il momento delle canzoni romantiche: Fumo, interpretata nell’ album con Checco Silvestre dei Modà, Mi piace come sei, incisa nell’ ultima versione con Noemi e Completo Incompleto. Sono canzoni intense, di presa di coscienza, di apertura ai sentimenti, di ricerca. Pau le dedica a tutte le donne. Si passa poi all’intensa calma delle parole e della melodia di Agua, che sembra sospendere il tempo all’ Arena flegrea ed entrare nell’anima di chi ascolta. In un cambio di atmosfera La Flaca accende e fa alzare il pubblico: il primo grande successo dei Jarabe de Palo resta indimenticabile per i fans Come un pittore è la canzone, scritta insieme ai Modà nella versione italiana, in cui Pau racconta i vari colori dell’ anima. A far ballare arriva poi Bonito, in cui Pau canta che nonostante sventure e tristezze «todo me parece bonito». Canzone scritta anni fa e che racconta bene ancora oggi Pau. Pau con la sua anima forte, mai sfiduciata, anche quando è stata colpita da un tumore. Alla fine del concerto Pau si rivolge al pubblico e racconta di essere stato colpito da questo male, ma di essere stato operato e di […]

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I Marlene Kuntz chiudono la terza edizione del NaDir

Con la giornata del primo luglio si conclude la terza edizione del festival indipendente NaDir\Napoli Direzione Opposta Festival nella Polifunzionale di Soccavo, dopo tre giorni di incontri, dibattiti e musica organizzati dal NaDir Collective e dagli attivisti della Rete Scacco Matto, in collaborazione con altre realtà sociali attive sul territorio. Un’iniziativa all’insegna della socialità e dell’aggregazione, con eventi e manifestazioni culturali trasversali, all’interno di una location ben precisa, la Polifunzionale di Soccavo, grazie alla concessione del Comune di Napoli di utilizzo del suolo pubblico, per ripartire dalla rivitalizzazione di una struttura a lungo dimenticata, all’interno di uno dei quartieri della periferia di Napoli. Tra cultura e musica emergente al NaDir Dopo un pomeriggio dedicato alla cultura kurda, tra dibattiti e laboratori di danze, in un importante momento di incontro e confronto con la complessa realtà del Kurdistan, la scena del NaDir si popola di musica emergente partenopea con i Travel Gum, band formatasi nel 2014 dal rock sperimentale e psichedelico, seguiti da la bestia Carenne, già ben noti e apprezzati dal pubblico per il loro ambizioso album Coriandoli, mentre l’atmosfera comincia a riscaldarsi ed il festival a popolarsi. Scoppiettante è la performance dei Sula Ventrebianco, che, con il loro potente sound ed un rock che non fa sconti, infiammano il pubblico tra ruggiti di chitarre e amplificatori. Ma prima di lasciare la scena agli headliner della serata, il cantante si abbandona ad un’ultima follia e scende tra il pubblico a pogare, tra l’entusiasmo generale dei fans. I Marlene Kuntz: vent’anni di rock I Marlene Kuntz si fanno attendere e, prima della loro comparsa, viene chiesto al pubblico di fare spazio ad un ultimo momento dedicato alla cultura kurda, con danze e costumi tipici del folklore locale ed il rinnovato invito di apertura e confronto verso questa minoranza e la sua cultura. L’attesa è ormai finita ed il pubblico è in fibrillazione, quando compare sulla scena lo storico quartetto di Cuneo tra i fumi del palcoscenico e le urla dei fans. Sulle note di Bellezza, l’inizio è da capogiro, con la voce e la chitarra di Cristiano Godano che non risparmiano nulla. Vent’anni non sembrano di certo trascorsi  e la rabbia sembra ancora quella del lontano esordio con Catartica, con una scaletta che si muove tra un album e l’altro, dai pezzi meno conosciuti, che ipnotizzano il pubblico, alle famosissime Nuotando nell’aria e Festa mesta, accompagnate da cori e generale delirio. La maestria delle chitarre di Godano e di Riccardo Tesio, insieme con quella del basso di Luca Saporiti, offrono al pubblico uno spettacolo di altissimo livello, il tutto abilmente orchestrato dalla batteria di Luca Bergia, che culmina, dopo la terza entrata della band sul palco, con Sonica e La canzone che scrivo per te, concludendo una performance degna di uno dei gruppi storici della scena rock italiana.

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Mecna alla seconda serata del Nadir festival

La seconda serata del Nadir festival indipendente arrivato alla terza edizione. Organizzato dall’associazione Scugnizzo liberato, Cap 80126 l’evento si è svolto al Polifunzionale di Soccavo. L’attività politica e produzione culturale del Nadir Collective hanno portato sul palco i Fugama, duo pop futuristico formatosi nel 2013, gli /Hand logic, i cinque vincitori del Rock contest “Controradio” nel 2016, Birthh, progetto musicale di Alice Bisi, cantautrice italiana impegnata in un tour in giro per l’Italia, Luk, elettronica e canzone d’autore, un duo napoletano e Mecna, uno degli interpreti del rap 2.0 italiano.  Si può scorgere tra il pubblico una coppia, un ragazzo e una ragazza che si tengono per mano sorseggiando birra. Sono felici, sorridono e gli sguardi complici non mancano. Si sono conosciuti un po’ per caso: la solita storia, amici in comune, la noia di contorno che spinge a cercare cose nuove, tra le strade della città. Sono stati amici per un periodo; le nottate passate insieme a chiacchierare di tutto, dagli argomenti più futili a quelli più seri, quelli su passati simili li hanno avvicinati sempre di più. Lui le dedicò una canzone di Mecna, 31/08, la fine di un’estate, come la fine di un qualcosa, magari amore? Chissà. Ma quella canzone non era per lui la fine di un qualcosa, ma il principio. Tra le parole gli sembrava di sentire parlar di loro, dei loro progetti scoperti in comune, della loro voglia di esplorare il mondo. Oggi quei due ragazzi si guardano e si emozionano davanti al cantante foggiano che li ha aiutati a trovarsi nel caos della città, delle relazioni sbagliate e della noia di un quotidiano ripetitivo, sempre lo stesso. Ma, tornando all’esibizione, questo è il suo primo tour estivo da quando ha cominciato la sua carriera. Mecna ha interpretato una quindicina di canzoni raccolte in tre dei suoi album: tra questi, l’ultimo Lungomare Paranoia, uscito a gennaio scorso. Accolto con tutto l’affetto del pubblico raccolto al Nadir festival, Mecna è subito a suo agio L’atmosfera è stata congeniale all’esibizione del cantante foggiano: la sensazione è quella di sentirsi quasi come un unico spettatore, un faccia a faccia mentre si esibisce ed emoziona, con il suo andare un po’ goffo e il berretto a coprire gli occhi. I fan di Mecna, affezionatissimi, hanno esultato all’ascolto di alcuni pezzi che fanno un po’ la fama del ragazzo: un artista timido, che fa musica per il piacere di fare musica. Rinchiusa nella metrica delle sue canzoni la sua vita, trent’anni di emozioni, un’empatia che si crea con i fan che si immedesimano nelle sue canzoni. L’influenza è quella del rap nuovo, un po’ glamour e un po’ pop. Quello di Drake, Childish Gambino e tanti altri che popolano la scena musicale americana sulle scie di Eminem, Tupac e 50 Cent. Disagio, ricerca di tranquillità, amore, delusioni, lutto, temi importanti che vengono affrontati. Le luci soffuse e il pubblico che ha cantato a squarciagola ha creato una magia all’interno dello spazio del Polifunzionale, contornato da cibo, birra e artigiani che […]

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Fabi a Castel Sant’Elmo con Diventi Inventi

Niccolò Fabi celebra i venti anni di carriera col tour Diventi Inventi 1997-2017 e la sua musica si diffonde nella Piazza d’Armi di Castel Sant’Elmo, a Napoli. Sono le 21:30 circa di una sera di fine giugno quando Niccolò Fabi, accompagnato dalla chitarra e dalla band, fa il suo ingresso sul palco. Le luci rivolte verso il pubblico permettono di individuare solo delle sagome ma l’accoglienza è calorosa e continuerà ad esserlo per tutta la serata. Il cantautore romano torna a Napoli dopo l’incontro con Paolo Benvegnù al Museo Archeologico e continua ad emozionare e divertire. Fabi non poteva non iniziare questa tappa napoletana del tour Diventi Inventi 1997-2017 con il pezzo che ha dato il nome all’album d’esordio: Il giardiniere. Sono passati ormai venti anni dall’uscita di quell’album ma la voglia di cantare è la stessa e il numero di spettatore è progressivamente aumentato. Fabi celebra i venti anni di carriera con un tour, Diventi Inventi,  il cui obiettivo non è proporre le canzoni migliori o di maggior successo ma incontrare le persone che hanno reso possibile quel successo, guardali negli occhi e dire grazie per l’affetto ricevuto negli anni. Il pubblico napoletano offre al cantautore romano un abbraccio caloroso che lo avvolge proteggendolo dall’insicurezza e dalla timidezza, come ammette lo stesso Fabi più volte durante la serata. E se la serata inizia con una canzone di venti anni fa, successivamente si alternano canzoni più o meno recenti tracciando una linea immaginaria che lega l’ultimo album ai precedenti.  Si spazia da Una somma di piccole cose a Rosso passando per La promessa, Ha perso la città, Filosofia agricola e Non vale più.  Seguono È non è, Ecco e Le chiavi di casa. Poi i musicisti lasciano la scena a Fabi che, accompagnato dal pianoforte e dal pubblico, esegue Una mano sugli occhi e Il negozio di antiquariato. Fabi canta Offeso, saluta e scende dal palco ma dopo poco risale per concedere il bis: Facciamo finta, Una buona idea, Costruire, Vento d’estate e Lasciarsi un giorno a Roma. C’è anche lo spazio per Mela di Alberto Bianco che col suo gruppo (Damir Nefat, Filippo Cornaglia e Matteo Giai) accompagna egregiamente Fabi sul palco. La fine del concerto viene sancita dalle note di Lontano da me che tutti cantano tributando un lungo applauso non solo al cantautore romano ma a tutti quelli che hanno reso possibile una serata in un luogo di straordinaria bellezza da cui poter osservare una Napoli ancora più bella di notte. Diventi Inventi non è solo un tour ma anche una raccolta di brani che cercherà di sintetizzare 20 anni di musica. Fabi chiude un cerchio e lo fa tornando anche visivamente al punto di partenza La copertina della raccolta sarà un primo piano a colori, esattamente come per il primo album.  È forse il momento migliore per celebrare una lunga carriera dato il successo che ha riscontrato Una somma di piccole cose, un album intimo e semplice che è riuscito ad arrivare in vetta alle classifiche […]

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Gazebo Penguins e One Dimensional Man: l’inizio ruggente del NaDir

Un inizio all’insegna di un sound potente e graffiante per il NaDir, il festival musicale nella Polifunzionale di Soccavo completamente autofinanziato e organizzato dai membri della Rete di Scacco Matto e Cap80126. Noi di Eroica eravamo presenti e questo è il nostro racconto. NaDir: Un inizio “emergente” Sale sul palco, poco dopo le 20, il gruppo emergente campano L’erba sotto l’asfalto, una delle band selezionate tramite il progetto Gravità Zero, davanti a un pubblico, purtroppo, assai risicato. Dopo aver dato sfoggio di qualche canzone del loro primo lavoro Siamo tutti pazzi, lasciano il posto ai Gomma (in foto), un nuovo astro nascente musicale della nostra terra. Una dopo l’altro si succedono i brani del loro primo album Toska che, come spiega la cantante, è un termine russo che indica uno stato di insoddisfazione senza una causa specifica. Degne di nota anche due loro cover di I’m so tired dei Fugazi e Someone to lose dei Wilco. Termina così la prima parte della serata, con due band all’inizio del loro percorso ma che promettono davvero bene. La convincente esibizione dei Gazebo Penguins Un repentino cambio di strumenti e salgono sul palco i ragazzi emiliani dei Gazebo Penguins che iniziano con Bismantova, brano tratto dal loro ultimo disco Nebbia. L’atmosfera inizia a riscaldarsi e il pubblico a infoltirsi. Danno vita a una scaletta che attraversa trasversalmente i loro lavori, dal più recente con Soffrire non è inutile, Nebbia, Porta ad altri più vecchi come Il Tram delle 6 e  Senza di te tratti dall’album Legna; passando anche per canzoni tratte da Raudo come È finito il caffè. Nel frattempo, mentre i Gazebo sono nel pieno della loro esibizione e tra il pubblico iniziano i primi poghi, compare Pierpaolo Capovilla (front-man degli One Dimensional Man) vicino la postazione dei tecnici del suono intento a fumarsi una sigaretta e scambiare quattro chiacchiere con qualche fan curioso. I tanto attesi One Dimensional Man  Dopo la più che convincente prova dei Gazebo, è finalmente tutto pronto per la main band della serata: i One Dimensional Man. Sulle note di Bella Ciao, lo storico trio capitanato da Capovilla, dopo diversi anni di silenzio, si riprende finalmente la scena e inizia a martellare a più non posso con il suo sound ruggente e graffiante. Non c’è spazio per pause, le potenti linee di basso di Capovilla si fondono ai ritmi frenetici imposti dalla batteria di Francesco Valente, accompagnati dalle distorte melodie della chitarra di Carlo Veneziano. Nella loro set-lists danno largo spazio a tutti i loro lavori discografici: One Dimensional Man, 1000 Doses of Love, You Kill Me, Take Me Away, A Better Man. La platea continua a essere poco affollata e la pronuncia inglese di Capovilla non è certo impeccabile ma la potenza scatenata dal trio è incredibile e i pochi fan affezionati sotto il palco appaiono decisamente soddisfatti. La prima pausa arriva dopo più di quaranta minuti di esibizione, Capovilla ringrazia il pubblico e gli organizzatori con un emblematico elogio alla vita e alla lotta politica:”Vivere è lottare e […]

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Harry Potter e la Pietra Filosofale in cine-concerto all’Arena Flegrea

Nella calda serata del 2 giugno l’Arena Flegrea di Napoli ha chiamato a raccolta tutti i Potterheads campani per assistere alla proiezione di Harry Potter e la Pietra Filosofale, primo capitolo della fortunatissima saga ideata da J.K. Rowling, in cine-concerto. Sul palco, 84 musicisti dell’acclamata Orchestra Italiana del Cinema, diretti da Justin Freer, hanno eseguito dal vivo la colonna sonora del premio Oscar John Williams, in contemporanea con la proiezione del film su uno schermo ad alta definizione, con i dialoghi in italiano ed i sottotitoli. L’evento rientra tra quelli proposti dal Noisy Naples Fest all’Arena Flegrea. Harry Potter e la Pietra Filosofale: il cine-concerto La proiezione, musicata dal vivo, di Harry Potter e la Pietra Filosofale, primo capitolo della serie, nominato per ben tre premi Oscar, tra cui quello per la Migliore Colonna Sonora Originale al 74° Academy Award, segna la prima tappa della Harry Potter Film Concert Series, un tour mondiale di cine-concerti promosso da CineConcerts e Warner Bros. Il tour, già presentato al Teatro degli Arcimboldi di Milano nel mese di maggio e nei maggiori teatri del mondo, sta riscuotendo successo e collezionando sold-out ad ogni data e si propone di realizzare e portare in giro le colonne sonore degli altri film entro la fine del 2018. Complice la limpida serata piena di stelle e l’atmosfera dell’Arena Flegrea, illuminata dal solo schermo e da poche torce, l’esecuzione dal vivo della colonna sonora di Harry Potter e la Pietra Filosofale, che ha accompagnato l’intera proiezione del film, ha trasportato il pubblico nel magico universo del maghetto più famoso, in una dimensione tutta nuova di totale comunione con la storia narrata: quella di un ragazzino, Harry Potter (Daniel Radcliffe), che, nel giorno del suo undicesimo compleanno, scopre di essere un mago ed inizia così a frequentare la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, dove vivrà mille straordinarie avventure in compagnia degli amici Ron Weasley (Rupert Grint) ed Hermione Granger (Emma Watson), in perenne lotta contro il male, incarnato da Lord Voldemort, il mago oscuro che ha ucciso i suoi genitori e gli ha inflitto la cicatrice a forma di saetta che ha sulla fronte. Fin dalle prime, conosciute note di Hedwig’s Theme, la premiata colonna sonora di John Williams, eseguita dalla talentuosa Orchestra Italiana del Cinema, ha saputo coinvolgere il pubblico e sottolineare con maggiore o minore intensità ogni momento della storia proiettata in contemporanea, dando enfasi ai dialoghi e alle scene, sperimentando un nuovo modo di fare spettacolo e offrendo un diverso tipo di interazione con la storia, l’ambiente e la musica. Quella che si è svolta all’Arena Flegrea è stata un’esperienza nuova, immersiva e suggestiva. Il mondo fantastico ideato da J.K. Rowling non smette mai di sorprendere e non lascia mai delusi i suoi fans, e questo fenomenale cine-concerto ne è l’ennesima prova.

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Chiara Civello al Napoli Jazz Fest

Continua la buona musica nella splendida cornice della Basilica di San Giovanni Maggiore, sede del concerto inaugurale del Napoli Jazz Fest, che ha visto, il 4 maggio, la straordinaria performance di Elisabetta Serio 4et feat Javier Girotto e, il 5 maggio, la raffinata voce di Chiara Civello, cantautrice romana. La Civello presenta un nuovo progetto discografico dal titolo Eclipse, prodotto dalla Sony Music Italy. Un disco elegante, con influenze pop ed arrangiamenti elettronici, ma non manca quel tocco di jazz e di bossa, che da sempre caratterizzano la musica dell’artista. Si alterna tra chitarra e pianoforte, accompagnata alla batteria da Tommaso Cappellato ed affiancata dal polistrumentista Seby Burgio, proponendo canzoni contenute all’interno del nuovo album e cover: spicca infatti “Parole Parole” di Mina, che coinvolge il pubblico e rende l’atmosfera davvero piacevole. La formazione del live è molto particolare, un trio che però riempie l’intera scena ed una musica che non sembra mai essere scarna; stupiscono gli arrangiamenti minimal, gli sguardi complici tra i musicisti, la voglia di creare un legame con il pubblico, persino l’eco naturale della basilica, che amplifica ogni nota, sembra avere un suo perché. Chiara Civello, il concerto Ad aprire la serata “Come vanno le cose”, primo titolo del nuovo disco; un brano semplice, ma raffinato, opera di Diego Mancino, che vede Chiara impugnare la chitarra e trasportare il pubblico in un’atmosfera rarefatta. Un cambio di registro con “Sambarilove”, il ritmo vivace richiama il pubblico a non poter non ripetere il ritornello insieme alla cantante. “Cuore in Tasca” è il singolo di lancio dell’album, dalle sonorità pop: diretto, immediato, seguito da “Qualcuno come te” che lascia al centro della scena come unica protagonista Chiara, nell’atmosfera di raccoglimento che si crea grazie all’esecuzione voce e piano. Quest’aria a dir poco magica prosegue con un brano dell’album Al posto del mondo, dal titolo “A me non devi dire mai”. È una musica che si contraddistingue all’interno del panorama italiano, quella di Chiara Civello, che viaggia verso più direzioni e più continenti, spazia tra jazz, bossa, pop e, come tutte le voci fuori dal coro, spiazza e stupisce.

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