Seguici e condividi:

Eroica Fenice

“Concrete And Gold” il nuovo album dei Foo Fighters

L’attesa è terminata: i Foo Fighters sono tornati con il loro nono album in studio “Concrete And Gold”.

Prodotta da Greg Kurstin (lo stesso che ha lavorato all’esordio solista di Liam Gallagher, per intenderci), l’ultima fatica della band di Seattle si compone di undici tracce; l’ultima in elenco, “Concrete And Gold”, dà il nome all’album.

«I have an engine made of gold
Something so beautiful
The world will never know
Our roots are stronger than you know
Up through the concrete we will grow
Our roots are stronger than you know
Up through the concrete we will grow»

(Concrete And Gold)

Dopo tre anni di intensi tour, apparizioni televisive e progetti (e anche una gamba rotta), la band è tornata in studio e, ad anticipare l’uscita, ci sono due brani, ormai da settimane top trend su internet: “Run” e “The Sky Is A Neighborhood“.

I numeri parlano chiaro: insieme, i due lavori hanno già conquistato 25 milioni di visualizzazioni e oltre, rendendo alte le aspettative del pubblico adorante e della critica feroce.

Nonostante il penultimo album sia risultato un po’ fiacco, questo si è presentato abbastanza bene, facendo sperare che “Concrete And Gold” avrebbe potuto in qualche modo quanto meno equiparare i primi lavori della ultra ventennale band.

“Concrete And Gold”, annunciato su tutti i canali dei Foo Fighters nel mese di giugno, è uscito il 15 settembre

Le undici canzoni sono sistemate in un crescendo, quasi come a voler costruire un racconto: curiose sono le collaborazioni che, se non fossero note, passerebbero un po’ in sordina: il coro di “Make It Right”? Justin Timberlake che si è proposto a Dave Grohl per un featuring. La batteria di “Sunday Rain” è quella di Sir Paul McCartney, che di certo qui non ha bisogno di presentazioni, e poi Alison Mosshart (The Kills), Shawn Stockman (Boyz II Men) e il sax di Dave Koz.

Tornando ai primi due singoli lanciati, la trovata è stata strategicamente geniale. In “Run” si osserva una grinta speciale, una leggera rottura con il passato; un alternarsi di melodico e heavy, che rimbomba nelle casse della macchina quando la radio lo trasmette. Poi c’è “The Sky is A Neighborhood”, anche questa grintosa, ma soprattutto evocativa. Un testo non proprio innovativo, ma del quale non si può trascurare una certa bellezza. Leggermente ripetitivo ma davanti a un Dave Grohl e compagni dagli occhi stellari che battono i piedi su un tetto non si può dire nulla di negativo.

“Concrete And Gold”: cemento e oro

Le restanti canzoni, a parte la parentesi di “Sunday Rain” dove Taylor Hawkins è la voce solista (non succedeva in studio dal 2005 con “Cold Day In The Sun”) cullata dalla chitarra di Grohl e, come già anticipato prima, dalle bacchette tamburellanti di Paul McCartney, scorrono tranquille, senza scatenare emozioni eccessive; un disco consigliabile per un viaggio in auto con un caro amico ma, di certo, non da eleggere come miglior album dell’anno.

Tirando le somme, dell’animo grunge di Mr. Grohl sono rimasti solo i capelli ma questo ormai lo si sa da tempo: Dave Grohl è l’emblema della rockstar moderna; polistrumentista, cantante dotato, animale da palcoscenico, sensibile alla musica e all’amore dei suoi fan. I Foo Fighters si sono adattati ai tempi moderni: produttore famoso e super ricercato (qui, sotto forma di cartone animato, Dave Grohl racconta il loro incontro), featuring famosi, energia da vendere che, per quanto si concentri fiaccamente in studio, esplode come una bomba sul palco, rendendo i ragazzi di Seattle una delle migliori band on stage degli ultimi anni.

La rivoluzione musicale in atto da parte loro non c’è ma non importa: loro sono grandi perché sono i Foo Fighters e la loro fama consente loro di potersi adagiare sugli allori.

 

Naomi Mangiapia