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Eroica Fenice

Fabi-Silvestri-Gazzè

Fabi-Silvestri-Gazzè: il padrone della festa

Fabi-Silvestri-Gazzè. Tre cognomi noti alla maggioranza, tre artisti entrati di diritto nella storia della musica italiana, messi in fila, uno dopo l’altro, sulla copertina dello stesso cd. Lo desideravamo da tempo, quasi ce lo aspettavamo. Negli anni 90 (quelli della scuola romana) erano state molte le occasioni di collaborazione, ma erano solo sporadici eventi e nulla di organico. Fazio, nella scorsa edizione del Festival di Sanremo, aveva espresso apertamente il suo desiderio di sentirli insieme in un unico progetto. Si sono presi il giusto tempo e nel giusto momento hanno esaudito il suo e il nostro (e sicuramente anche loro) desiderio: il padrone della festa, idea nata dopo un viaggio nel sud del Sudan dai tre cantautori, pubblicato il 14 settembre 2014 e seguito da un tour che dopo alcune date europee si è spostato nei palasport di tutto lo stivale. Un tour reputato dai tre come un tributo al banana republic di Dalla e De Gregori, anche se i tempi sono diversi e con essi sono cambiati i gusti del pubblico, che, tuttavia, ha saputo apprezzare, dando alla tournée un discreto successo.

Esattamente metà del disco è stata scritta a sei mani, mentre gli altri sei brani sono realizzati individualmente e con gli altri che cantano a supporto, lasciando nei pezzi tratti classici dello stile dell’autore che li ha composti. Diverso è il risultato dei pezzi scritti insieme, frutto di un lavoro di gruppo e realizzati secondo uno schema ben preciso, dichiarato in un’intervista ai tre realizzata da Piero Negri per il giornale La Stampa: l’idea poetica è di Fabi, le divagazioni stilistiche sono affidate a Silvestri lasciando nelle mani di Gazzè le svolte impreviste.

Al primo ascolto colpiscono la dolcezza e il calore dei suoni, frutto di una minuziosa attenzione ai particolari dagli stessi autori che hanno una grande esperienza nel campo della registrazione e del mastering e che, per dare alla luce questo piccolo capolavoro, hanno preso in affitto strumenti e apparecchiature dei celebri abbey road studios. Apprezzabili sono gli arrangiamenti di archi e fiati perfettamente inseriti nei brani e spesso si lascia posto a strumenti estranei alla nostra tradizione cantautorale come ukulele e sitar, senza che sia riscontrabile la minima forzatura. Anche la scelta dei musicisti è stata molto curata: partendo da Paolo Fresu alle trombe a Roberto Angelini e Adriano Viterbini dei BSBE alle chitarre.

Il disco nasce con immagini quasi rubate al Montale, presentando un caldo pomeriggio estivo che finisce nell’arco di soli tre versi in un botto e con la sirena di un’ambulanza…un disco che nasce e che cresce tra le mani di tre maestri della poesia musicata, che passati i 46 anni e con il sopraggiungere della crisi di mezza età non sono caduti in un calo creativo, bensì hanno fatto sapientemente fruttare la loro esperienza con un disco che emoziona genuinamente e sinceramente.

Sembra difficile trovare errori e pecche, ed è forse questo il problema del disco: al primo ascolto non si riesce ad apprezzare quella gerarchia dei brani che usualmente ci guida negli ascolti e che ci lascia alcuni spezzoni di testo o di melodia ben impressi nella memoria. Però si tratta di eccessiva cavillosità, di cercare il pelo nell’uovo, dato che in breve il disco è capace di rendere appieno la propria armoniosità nella mente di chi lo ascolta.

E adesso non ci resta che sperare in un secondo capitolo della storia e che non sia stata solo l’avventura di un autunno.

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