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Eroica Fenice

La categoria Interviste contiene 37 articoli

Interviste

L’esordio de LeVacanze: intervista al duo sannita

LeVacanze sono due giovani musicisti: Giuseppe Fuccio e Giovanni Preziosa, che lo scorso anno hanno dato vita al loro progetto musicale, un duo pop con influenze elettroniche. I due musicisti si sono conosciuti al Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento, entrambi diplomati in Chitarra. LeVacanze è il loro album d’esordio, prodotto dall’etichetta discografica Apogeo Records, un ep di cinque brani con testi in italiano e un sound elettro, molto british, più attuale che mai. Come nasce il progetto LeVacanze? È un progetto che parte da lontano. Entrambi facevamo parte di un gruppo pop-rock che dopo circa 2 anni di attività è cessato di esistere; nonostante tutto io e Giovanni, avevamo molta voglia di fare musica, di provare a dire qualcosa che fosse più vicino alla nostra concezione di espressività. Così abbiamo continuato da soli credendo nella realizzazione delle nostre idee e dopo un periodo di intensa produzione abbiamo esordito con il primo lavoro discografico. Il vostro sound ha come carattere dominante l’elettronico. Dietro questa scelta, che ricerca di suoni c’è? Questa è la parte di noi più strana ed interessante! Sia io (Giuseppe) che Giovanni siamo diplomati in chitarra classica, ma quando non vestivamo i panni dei “musicisti classici” l’interesse verso l’elettronica, i sintetizzatori e le drum machine, era ed è rimasto impetuoso. Sono stati fondamentali tutti gli ascolti effettuati prima e durante il periodo di pre-produzione, che ci hanno dato la possibilità di focalizzare al meglio la direzione da prendere. Ascolti che vanno dai “Neon indian” ai “Tame impala” ma sarebbe impossibile citarli tutti. Penelope è un brano dal ritmo coinvolgente e dal testo intrigante. Chi è Penelope e come è nato questo brano? Nel brano “Penelope” abbiamo composto, come spesso ci capita, prima la parte musicale e poi il testo. Come dici tu siamo arrivati al risultato finale caratterizzato da un ritmo incalzante che rimane per certi versi fluido e scorrevole. Per quanto riguarda il testo forse “Penelope” è stato l’ultimo dei brani dell’EP a ricevere la parte testuale e ricordo che avevamo la forte necessità di raccontare in una delle canzoni, la fisionomia caratteriale di una persona: di una donna. Penelope è l’immagine di una ragazza ideale, sognatrice, libera, amante della vita e delle cose belle che essa ci offre ogni giorno; una tipologia di persona che ognuno di noi vorrebbe accanto. Vivere di musica porta ad accumulare un bagaglio di esperienze e di emozioni forti e disarmanti. Qual è stato il ricordo più bello nella registrazione di questo primo lavoro artistico? Sinceramente ogni giorno che abbiamo passato in studio è stato entusiasmante e man mano che i brani prendevano vita l’emozione cresceva. Forse la fase più intrigante è stata quella relativa al missaggio e al mastering, una su tutte quando abbiamo incontrato Giacomo Fiorenza per consegnargli le tracce di “Settembre Fun Club”. Abbiamo apprezzato molto il lavoro di Giacomo in questi anni e poter collaborare con lui è stata una fantastica emozione. Quali sono i vostri progetti futuri? A breve sui nostri contatti Social comunicheremo tutte le […]

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Fil Bo Riva, intervista al musicista dei Milky Chance

Fil Bo Riva (qui il sito ufficiale), nome d’arte di Filippo Bonamici, è un musicista di origini italiane, vissuto tra l’Irlanda e la Germania. Da poche settimane ha intrapreso il tour con la sua band, i Milky Chance, e il 3 dicembre farà tappa a Milano. Il 7 novembre scorso è uscito il singolo Head Sonata, inserito nella compilation di Spotify “Italians Do It Better” (dedicata agli artisti italiani che cantano in inglese) e il 2018 vedrà l’uscita del suo primo album. Fil Bo Riva ha concesso un’intervista a Eroica Fenice Il 7 novembre hai iniziato il tour con i Milky Chance e il mese prossimo, per la prima volta dopo molti anni, tornerai in Italia. È difficile dirlo, ma il motivo perché me ne sono andato era perché sapevo che i miei sogni da musicista erano internazionali. Quindi direi che probabilmente non ce l’avrei fatta perché mi sarebbe mancata la motivazione giusta. Il fatto è che tornare è sempre facile, ma andarsene e riuscire a raggiungere qualcosa è la cosa difficile. Si vedrà nel futuro se l’Italia accetterà la mia musica. Il prossimo sarà un anno molto ricco e impegnativo, intanto hai già in mente i progetti futuri da realizzare?

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Passaporto di Mario Riso: “un lungo viaggio a ritmo di musica”

È uscito lo scorso 20 ottobre Passaporto, il primo album da solista del batterista Mario Riso, distribuito dall’etichetta Self. A cinquant’anni Riso si rimette in gioco con una raccolta di diciotto tracce scritte nel corso di periodi diversi della sua lunga carriera da batterista, prestando per la prima volta anche la propria voce in un brano, Un temporale, realizzato con Danti dei Two Fingerz e scelto come singolo di lancio del lavoro. Il Passaporto di Mario Riso: un disco dalle anime differenti Anticipato dal brano Un temporale, in rotazione radiofonica dal 13 ottobre, Passaporto è un disco in cui Riso racconta, attraverso diversi stili, la sua storia musicale, fatta di oltre 30 anni di esperienza. Dopo aver suonato in numerosi album di grandi artisti, il batterista, compositore, produttore, nonchè autore e presentatore televisivo monzese ha voluto intraprendere quello che lui stesso ha definito “un viaggio a ritmo di musica”. “Un viaggio lungo – ha aggiunto – che porterà lontano, e come in ogni viaggio che si rispetti è necessario il passaporto!”. Il risultato è un album dalle sonorità più disparate, in cui convergono generi anche molto distanti tra loro: Mario Riso si muove con disinvoltura tra ritmi rock (a lui congeniali) – prevalenti nella maggior parte dei brani -, latini (come la travolgente Ay que le pasa al mayoral), pop e hip pop, mostrando tutta la sua poliedricità. 18 tracce dalle anime differenti che testimoniano una vita dedita completamente alla musica. Inoltre, come detto in precedenza, per la prima volta Riso canta anche, nel singolo “Un temporale”, un brano che si pone come una metafora della vita: non sempre il cielo è sereno, spesso bisogna attraversare burrasche, ma “un temporale dura soltanto un momento” e “un altro sole tornerà”, perché il sole torna sempre a splendere. “Il primo album solista della mia vita, la prima volta che canto e utilizzo la mia voce su una registrazione ufficiale – ha spiegato Riso – C’è sempre una prima volta per quasi tutto… ma questa per me rappresenta una grandissima emozione artistica. Grazie Danti per averla impreziosita col tuo contributo!”. Ad arricchire il progetto solista del musicista lombardo hanno contribuito numerosi altri artisti oltre al già citato Danti dei Two Fingerz; tra di essi Rise, Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, Caparezza, Tullio De Piscopo, Giuliano Sangiorgi, movida e Rezophonic (progetto musicale benefico da lui fondato nel 2006). Mario Riso: una vita per la musica Tra i più famosi batteristi rock in Italia, Mario Riso, classe 1967,  ha mosso i suoi primi passi nel mondo della musica quando aveva poco più di 16 anni, mostrando da subito il suo talento da batterista. In 30 anni e passa di carriera ha suonato in più di 150 dischi italiani e si è esibito in oltre 2000 eventi tra concerti live e performance televisive. Oltre ad essere musicista e produttore, Riso ha un ruolo attivo anche nel mondo della televisione, è infatti autore e presentatore tv, nonché fondatore dei canali satellitare Rock Tv (Sky 718) ed Hip […]

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Crystal Ball, l’esordio degli Era Serenase. L’intervista

Crystal Ball è questa pasta con cui giocavamo da piccoli. Praticamente, avevi un tubicino di plastica e ci mettevi questa pallina che soffiandoci dentro facevi delle bolle e costruivi dei giochetti orribili, attaccando queste bolle. Era tossica, e infatti l’hanno tolta dal mercato, poi macchiava ovunque questa cosa schifosa e le mamme erano disperate. Noi comunque siamo figli di quegli anni dove non c’era tanta coscienza su cosa fa bene e cosa fa male: c’era stato Chernobyl, questa sostanza tossica e mangiavamo solo Findus. Quindi giochiamo un po’ sul fatto che noi ci siamo fatti gli anticorpi con queste cose. Siamo i supereroi che hanno respirato schifo e adesso siamo più forti anche per quello. Serena “Serenase” Gargani, cantante, beatmaker e video maker del duo ligure degli Era Serenase insieme al cugino Davide “EraSfera” Brancato, ci racconta così Crystal Ball, il loro debutto discografico. Un disco divertente e irriverente dalle sonorità Hip-Hop ed elettroniche che ci invita, con ironia e fantasia, a prendere la vita con più leggerezza, scherzandoci su; non senza, però, un’interessante riflessione sulla relatività del nostro mondo. In occasione della pubblicazione dell’album e della serata di Venerdì 17 all’MMB di Napoli -in cui apriranno il concerto di Dutch Nazari– abbiamo intervistato Serena durante una piacevolissima chiacchierata telefonica. Crystal Ball, l’intervista a Serenase Prima di scrivere le domande per quest’intervista ho ascoltato l’album e cercato un po’ di informazioni su di voi. Ho letto che siete cugini, che siete andati a vivere in campagna insieme e che, in fondo, questo vostro progetto musicale è nato un po’ per gioco e un po’ per caso. In Crystal Ball, però, di casuale c’è ben poco anzi traspare grande competenza sia nella parte delle liriche che in quella musicale; inoltre, ho visto che sei tu la regista dei video. La domanda quindi è: chi erano Era e Serenase prima di formare un duo ? Mio cugino si chiamava Sfera adesso si chiama EraSfera. Ha sempre fatto rap, da quando era ragazzino e frequentava le medie, quindi è arrivato a questo punto, a fare questo progetto nuovo, molto allenato nello scrivere canzoni, un po’ meno nella parte musicale. Io ho supplito la sue mancanze musicali, diciamo, e lui quelle dei miei testi. Io scrivo parte dei miei testi però lui magari trova la rima o il gioco di parole più adatto. Ho sempre fatto musica però senza mai propormi più di tanto. Ho un papà jazzista che mi ha cresciuto con Miles Davis nelle orecchie, suonando la tromba; ho sempre ascoltato tutti i generi, anzi, il rap gliel’ho fatto sentire io per la prima volta…(pensa, ndr)… Era il disco dei Fugees, The Score, ecco. Primo cd comprato e gliel’ho fatto sentire (al cugino, ndr). Avendo, quindi, questo modo nostro di giocare sempre da quando siamo nati, abbiamo detto “perché non proviamo a unire questa cosa qua?”. Diciamo che la prima canzone l’abbiamo fatta così per gioco, la seconda l’abbiamo fatta dopo mesi e mesi perché non pensavamo neanche di farlo davvero questo […]

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Interviste

Divertissement Avec Du Punk Rock

Divertissement Avec Du Punk Rock è il nuovo album di Monsieur Blumenberg, nome d’arte di Federico Montefiori, pubblicato lo scorso 22 Settembre per l’etichetta discografica Irma La Douce. Forse ai nostri lettori più giovani il suo nome non susciterà nessun ricordo ma i più “esperti” potranno sicuramente ricordare Federico come membro dello storico duo di musica lounge dei fratelli Montefiori: i Montefiori Cocktail. Inoltre, molti di voi, pur non conoscendolo, avranno potuto sicuramente apprezzare le sue tante sigle musicali realizzate negli anni per programmi come Mai Dire Goal, Le Iene e Zelig Divertissement Avec Du Punk Rock, l’album Sedici anni dopo il suo primo lavoro solista …Musique et Coleurs…, Federico si lancia in questa nuova brillante avventura dando vita a un personalissima interpretazione di alcuni dei più famosi brani punk della storia. Un progetto che nasce con l’obbiettivo di rendere un divertente e spensierato omaggio alla musica e alla cultura punk che, come ci racconta lui stesso, quest’anno festeggia il suo quarantesimo anniversario: «Io per gioco, riarrangio mentalmente qualsiasi musica che mi passi per le orecchie, questa idea lounge-punk in realtà l’avevo già elaborata qualche anno fa poi quando lo scorso inverno ho scoperto che quest’anno sarebbe stato il quarantennale del punk, mi ci sono dedicato totalmente. Innanzitutto ho scelto i miei brani preferiti e poi ho verificato se si sarebbero potuti adattare a nuove versioni senza perdere la loro forza.» Un vero e proprio divertissement, un “lusus” musicale, senza alcuna presunzione di aprire una nuova epoca aurea per il genere, se non quella di intrattenere e far ballare l’ascoltatore. Monsieur Blumenberg, infatti, si mostra molto scettico su un possibile revival punk: «No, un fenomeno di ribellione socio-musicale come il punk non potrà più rivivere perché non ci potranno più essere le stesse condizioni di 40 anni fa» Divertissement Avec Du Punk Rock, i brani Tredici i brani dei quali undici rivisitazioni di celebri brani come: God Save The Queen e Anarchy in The U.K. dei Sex Pistols; California über alles dei Dead Kennedys; Blitzkrieg Pop dei The Ramones; Should I Stay Or Should I Go, London Calling e Rock The Casbah dei The Clash; Dancing With Myself di Billy Idol; Psycho Killer dei Talking Heads; Jukebox Babe di Alan Vega e Lust For Life di Iggy Pop. Spazio anche per due inediti: Divertissement Avec Du Punk Rock, la strumentale d’apertura, e Sex, Bugs and Rock And Roll. Non ascolterete le violente schitarrate di Joe Strummer o la voce insolente e rabbiosa di Johnny Rotten, bensì da una sapiente miscela di sassofoni, bonghi e synth. Un eccellente cocktail musicale da assaporare, magari, proprio davanti a un buon drink!

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Fun & Tech

Valeria Angione, intervista alla web star tra ansia e teatro

Valeria Angione ha rapito la moltitudine di studenti col grido di “mai una gioia” ed ha divertito con la sua pura ironia, da ottima compagna di banco che rende la vita scolastica un poco meno pesante. Una ragazza dal grande talento che con la leggerezza dei suoi molteplici filmati evidenzia un carattere da artista, un’abilità nel descrivere la vita quotidiana di ogni studente in crisi per le sessioni d’esame e che si ritrova ad affrontare giornate cariche di studio, ma soprattutto di ansia. Abbiamo scambiato due chiacchiere con la stella del web che da alcuni anni diverte con i suoi “macchiettistici” video sulla rete: Valeria Angione, 22 anni, studentessa di Economia e Commercio ed un’unica grande passione, il teatro e… forse anche gli evidenziatori Valeria quando non sei una studentessa disperata chi sei?  Sono una ragazza molto semplice, così come mi vedete. La studentessa disperata è il mio personaggio ora, ma fino all’anno scorso era la mia vita vera. In generale mi divido tra teatro e video su Facebook, poiché tutto ad un tratto è diventato un lavoro. Sembra strano ma è così e non posso desiderare di meglio. Amo la mia community, sono straordinari. Mi danno un supporto enorme, mi fanno sentire bene. Oltre a continuare con i video mi sto concentrando per realizzare il mio sogno più grande: diventare un’attrice. Come e quando hai avuto l’intuizione di produrre la tua comicità con i video che tutti conosciamo? Faccio teatro da 10 anni, ma avevo bisogno di un posto tutto mio in cui poter esprimermi senza limiti. Un posto dove io ero padrona di me stessa e della mia creatività. Volevo un posto dove potessi combinare la mia passione per la recitazione e la voglia di mettermi in gioco. Non credevo di riuscirci, è solo da poco tempo che sto cominciando ad avere più stima e fiducia in me stessa, e lo devo al supporto di coloro che ogni giorno seguono i miei post e i miei video. Sei un’appassionata di teatro e lo pratichi, ritieni che questa tua predisposizione ti abbia aiutata nel tuo progetto? Come ho detto prima, il teatro è stata la mia arma. Mi ha dato quel qualcosa in più, ma soprattutto mi ha dato il coraggio di creare una pagina ed espormi così tanto, senza avere vergogna. A volte è proprio questo che manca a qualcuno con del talento, la sfacciataggine. Non è facile pubblicare un video, all’inizio hai sempre paura di cosa può dire la gente, degli insulti che magari puoi ricevere dai “leoni da tastiera”, ma io non ho badato a tutto questo, dopo un po’ di paura iniziale e grazie al supporto dei miei amici ho preso coraggio. Ma devo dire che ho preso coraggio proprio grazie al teatro, che mi ha insegnato a non ascoltare nessuno se non me stessa.  Valeria Angione è stata anche produttrice di un video musicale dal titolo Lo do a settembre ma anche di una simpatica parodia di “Perdono” di Tiziano Ferro, il suo cantante […]

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Interviste

Nel mondo di Emanuele Montesano, tra vita, musica e origini

Emanuele Montesano: nell’universo di un cantautore cilentano che ha scelto di rimanere a fare musica nella sua terra Origine, Cilento, musica, terra, mare e tramonti. Rimanere a far musica in Cilento è una scommessa, un atto d’amore estremo e liberatorio verso una terra dai risvolti amari. Basta immaginare un tramonto per entrare nell’universo di Emanuele Montesano, tra le sonorità della sua musica e il cielo di Sapri, il suo paese natio. Emanuele, classe ’87, dapprima militante in vari gruppi e infine solista, racconta e si racconta, dalle sue radici fino al suo lavoro “Origine”, guidandoci alla volta di un viaggio tra le note del microcosmo cilentano.   Innanzitutto, come ti presenteresti e come ti descriveresti se ora fossimo seduti davanti a un tramonto di Sapri? Chi è Emanuele Montesano e cosa cerca da dire attraverso la sua musica? Beh, sono un ragazzo semplice ma con un forte carattere. Il fatto che stiamo parlando davanti ad un tramonto descrive in pieno il mio esser molto riflessivo. Attraverso la mia musica cerco di esprimere i miei stati d’animo, quello che penso e che mi succede attorno, storie quotidiane, personali e non. .   Quali sono state le tue influenze e le tue radici? I tuoi padri da amare e da uccidere? Le mie influenze musicali sono variate nel corso degli anni: da piccolissimo con Ramazzotti, poi quando ho iniziato a studiare musica sono passato a Mango e agli  Afterhours per gli italiani e  agli Oasis e i  Pink Floyd come stranieri. Attualmente sto sperimentando sia come ascolto che come inediti propri.   Che rapporto hai con il Cilento, la tua terra d’origine? È davvero così tutto da buttare o c’è qualche spiraglio di speranza? Sono tanti i musicisti in Cilento, cosa ne pensi della scena musicale cilentana? Il Cilento è meraviglioso e potrebbe esserlo ancor di più se, chi dovrebbe, facesse il suo. Amo il Cilento, ecco perché quando mi chiedono come mai non tenti fuori mi sento triste, se ce ne andiamo tutti morirà questa terra. Quello che dico io mi viene sempre criticato fortemente, e “la difficoltà maggiore è rimanere,non prendere tutto e tentare la città”. La musica cilentana nel corso degli anni è cresciuta parecchio (naturalmente non mi ci metto in questo gruppo eh, io sono solo una “goccia che cade in uno stagno”) ed anche lo spazio che le viene dato è aumentato.    Origine è anche il nome del tuo lavoro. Cosa è che ti fa risalire all’origine e ai primordi delle cose?  ”Origine” perché dopo aver avuto tante band con cui ho realizzato anche degli album, ho deciso di cambiare rotta e dar libero sfogo al mio “estro” senza condizionamenti. Ecco, questo per me è ritornare alle “origini”.   Che consiglio daresti a un giovane che decide di intraprendere la carriera musicale in Italia? E quali sono i tuoi progetti futuri? Consiglierei di credere sempre in ciò che fa, in qualsiasi campo. Voler diventare famoso con la musica è la premessa sbagliata per entrarci, mentre sentirsi […]

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Tunonna, un’intervista tra Eurospin e username rifiutati

Tunonna, nome d’arte di Silvia Sicks, è, secondo noi, una delle cantautrici più interessanti in circolazione. A inizio anno ha pubblicato su bandcamp Buono, album targato Ùa! Dischi, etichetta discografica per la quale lei stessa lavora, accompagnato da un fumetto di Zerocalcare. Non avrà una voce melodiosa e possente, i suoi arrangiamenti acustici non saranno di certo indimenticabili, eppure Tunonna ha un potere comunicativo incredibile. Arriva dritta al cuore e alla mente con la sua voce un po’ strozzata e le sue storie di grottesca quotidianità, come le discussioni con la nonna, la cene di Natale con i parenti e le “partenze intelligenti alle cinque di mattina” per andare al mare in comitiva. Sono racconti malinconici, spesso tristi, ma che riescono quasi sempre a strappare un sorriso sincero. Come? Grazie ad un po’ di insofferente ironia e ad una fedele Peroni (rigorosamente da 66 cl!). Siamo subito rimasti affascinati dall’immaginario narrativo contenuto in Buono e così abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lei. Ecco a voi! Tunonna, l’intervista Come nasce Tunonna? Il “progetto” non ha una data di nascita ben precisa, ho sempre scritto canzoni “sceme” per divertimento, per noia o perché mi suonava qualcosa in testa, senza uno scopo ben preciso. Ho fatto qualche concerto una decina di anni fa, coinvolta da un po’ di amici, e pareva funzionare, ma poi mi sentivo in imbarazzo e ho lasciato perdere. Ho continuato nel frattempo a scrivere e parallelamente a suonare solo con i Godog, poi un giorno mi hanno convinto a registrare la cover di “Pagliaccio di ghiaccio in studio” (già la suonavo da anni per divertimento) e dopo averla messa su YouTube ha avuto un riscontro che minimamente mi sarei aspettata. Nel frattempo stavamo mettendo su la nostra etichetta la Ùa! Dischi, così alla fine mi sono buttata, ho ripreso un po’ di pezzi vecchi e ne ho scritti dei nuovi e ho registrato il disco. Il nome nasce per caso, quando mi sono iscritta a YouTube non mi accettava gli username che mettevo e così, avendo la pazienza di un topo morto, ho messo Tunonna e così è rimasto, alla fine fa ridere… In un’intervista a Rockol hai definito la tua musica come “il parcheggio di un discount”. Cosa intendi precisamente? I parcheggi dei discount mi hanno sempre trasmesso un senso di malinconia, soprattutto quando sono mezzi vuoti, però mi fanno anche sorridere con la loro estetica un po’ brutta, semplice, il logo colorato dell’Eurospin che si staglia sopra a tutto cemento, non so, come immagine visiva è quella più vicina a quello che sento quando devo buttare giù una canzone. Allegato al tuo disco, “Buono”, è uscito un fumetto realizzato da Zerocalcare. Le tue canzoni sono probabilmente la colonna sonora migliore per i suoi disegni. Cosa ci racconteresti, dunque, della tua Roma che, in fondo, è anche un po’ quella di Zerocalcare? Sì, sono molto contenta che sia stato lui a disegnarlo, sia perché mi piace un sacco sia perché comunque è un amico. Su Roma […]

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A tu per tu con i Neri per Caso

Ci sono gruppi che, un po’ come la prima fidanzata o il ricordo del primo bacio dato da bambino sotto un tramonto spensierato che illuminava una spiaggia della costiera amalfitana, continueremo a portare sempre nel nostro cuore. Il 1995 per molti trentenni ha rappresentato l’annata di uno dei pochi Festival passati ad aspettarlo seduti sul divano. Quello che, ancora bambino, ti faceva rompere le scatole alla mamma, la quale, poverina, magari si stava godendo il pezzo di Zarrillo con te che continuavi a chiederle “ma quando tocca a loro, quando vengono i “Neri per Caso?”. Insomma, mentre Pippo Baudo si destreggiava col suo stile inconfondibile e Anna Falchi e Claudia Koll si alternavano per la discesa delle scale del Teatro Ariston, tu aspettavi solo loro. Quel gruppo di Salerno che di lì a poco avrebbe accompagnato le tue sere d’estate e le prime postegge in riva al mare. Abbronzati dal sale e cotti dalle ragazzine. Quelle che avresti tanto voluto invitare a mangiare un gelato da soli, ma eri alle prime armi, impacciato come pochi e brillante manco da lontano e non sapevi come dirglielo. Ti restavano la brillantina nei capelli e la pista che in piazzetta verso le dieci lasciava partire “Le ragazze” e “Sentimento Pentimento”. Abbracciati dalla splendida cornice di Castel Sant’Elmo, in occasione di una tappa del loro tour con il quale stanno portando in giro il loro ultimo disco “NPC 2.0” e tanti altri brani, con una vista su Napoli e una puntatina su Capri che non guasta mai, li abbiamo incontrati e provato a tenerli a bada con Mimì che continuava a dispensare birre in giro per la stanza. Una chiacchierata con i Neri per Caso Ragazzi, come siete cambiati dal ’95? Siamo ringiovaniti di quindici anni. Ma il cambiamento più importante è stato quello che ha visto lasciare il gruppo da un membro storico, Diego, che ha deciso di dedicarsi ad altre attività ed è stato sostituito da questo giovanotto: Daniele Blaquier. Siamo molto legati a voi da quel Festival di Sanremo, perché è successo questo secondo voi? Perché ci sentivamo così, vi sentivamo vicini per appartenenza territoriale o cosa? Dai, però in quell’anno c’erano anche Grignani, Silvestri, Giorgia, i Bluvertigo. Non sei l’unico bambino che si sentiva legato a noi. Non credo sia solo questione di appartenenza, ma di sound. Fa molta presa sui bambini. Anche oggi, durante i nostri concerti abbiamo sempre un gruppo di bambini che vengono sempre davanti e restano, così, a bocca aperta. La voce arriva prima perché credo ci sia anche una spiegazione “scientifica” a tutto ciò: la musica nasce attraversa dalla voce, gli strumenti nascono ad imitazione della voce. Uno strumento primordiale e che attecchisce subito il suo effetto. L’idea di cantare a cappella nasce da un grande film, “Amici miei” di Mario Monicelli e la fantastica interpretazione dei suoi cinque madrigalisti moderni che, maglia a collo alto e vestiti di nero, sconvolgono i prelati in prima fila. Un pezzo che ha fatto la storia del cinema […]

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Io secondo Woody, l’album d’esordio di LePuc

  “Io secondo Woody” è l’album d’esordio di LePuc, nome d’arte del giovane cantautore Giacomo Palombino, registrato negli studi del Sanità Music Studio di Napoli e pubblicato per l’etichetta discografica Apogeo Records.  Io secondo Woody, un viaggio che inizia da lontano Una passione, quella di Giacomo, per la musica che nasce sui palchi dei club della lontana Salamanca. Un’esperienza che ci racconta così: ” Salamanca ha segnato inevitabilmente la storia di LePuc. Arrivato lì, dove ho vissuto per un anno grazie al progetto Erasmus, ho trovato un numero straordinario di artisti e di spazi adatti ad accoglierli. In un certo senso, è bastato lasciarsi trasportare. Quello che Salamanca mi ha dato è stata la voglia di far sapere agli altri qualcosa di me parlando da un palco. Insomma, senza questa avventura oggi LePuc non esisterebbe”. Io secondo Woody, il motore del racconto Non c’è però soltanto Salamanca in Io secondo Woody.  Essenziale è stata anche l’influenza dell’omonimo regista statunitense: ”Il titolo si riferisce a Woody Allen. Ci sono tante cose che mi legano ai suoi film. Ho sempre trovato, infatti, qualcosa di simile a me nei personaggi che racconta. L’ansia, la paranoia, la paura di rischiare, il desiderio di “vedere che succede”, sono tutti motori che muovono, credo, molte storie di Allen. Lo stesso avviene nelle storie delle mie canzoni”. Grazie a tutto questo prende forma un album di undici tracce il cui unico filo conduttore è il cambiamento. “A volte è paura di cambiare, a volte la voglia di cambiare. Altre volte ancora si parla di trasformazione, che si viva in prima persona o la si scopra negli altri. In generale, il modo più facile per parlare del cambiamento è quello di descrivere un viaggio, credo. Quindi sì, il binomio viaggio/cambiamento è il minimo comune denominatore che accompagna tutti i brani dell’album.” Sono le storie e i viaggi di Camilla, una giovane studentessa universitaria fuori sede; di Mario, benzinaio quarantenne che non si è mai arreso alle ingiustizie; di Fausto e Giacomo, alle prese con le noie della scuola. Queste e tante altre storie che si intrecciano con le atmosfere sfumate e sognanti dell’infanzia e dell’estate. Io secondo Woody, le scelte musicali Io secondo Woody è un pregiatissimo album d’esordio, curato nei minimi particolari. Ponderate e ben selezionate, infatti, le scelte musicali impreziosite anche dalla collaborazione di molti musicisti come Luciano Cicero (basso), Tiziano Cicero (batteria e timbales), Salvatore Carlino (congas), Enrico Valanzuolo (tromba), Francesco Fabiani (chitarra). Degne di nota anche i featuring con altri giovani artisti quali Roberto Ormanni in Un bastone e Federica Vezzo nel brano Bicchieri di carta.

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