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Eroica Fenice

Sedici di Elisabetta Serio

Sedici, Elisabetta Serio: intervista e recensione dell’album

Nove tracce, riflettori puntati su un pianoforte suonato da una donna con una grande espressione comunicativa e un background musicale che affonda le sue radici in ogni parte del mondo: la somma di tutto questo è Sedici. Se dici Sedici, dici Elisabetta Serio, sì perché è questo il titolo del suo nuovo album pubblicato lo scorso settembre per l’etichetta Via Veneto Jazz con il supporto di BirrJazz. Secondo disco per l’artista, cresciuta pane e musica, che vanta numerose collaborazioni, prima fra tutte quella con l’indimenticabile Pino Daniele  ma anche con artisti come  Noa e Z-Star. Accompagnata in questo viaggio dal contrabbasso di Marco De Tilla e dalla batteria di Leonardo di Lorenzo, la Serio propone un sound che si ispira al jazz nordeuropeo ma ricorda le atmosfere americane e approda al linguaggio bebop attraverso una scelta precisa di suoni e strumenti. Il tutto è  impreziosito da Fulvio Sigurtà alla tromba e da Jerry Popolo al sax tenore, presenti in alcuni brani del disco.

Sedici, il disco di Elisabetta Serio

Sedici è un titolo dai molteplici significati: dal fortunato numero della smorfia napoletana alla numerologia karmica, per la quale rappresenta il cambiamento. Un numero caro alla pianista che lo ha presentato come un simbolo legato a circostanze speciali della sua vita.

Il valore assoluto di Sedici è dato dalla presenza di piccoli, grandi elementi che, come tessere di un puzzle, si intersecano tra di loro. A partire da Afrika, unico brano cantato del disco, in cui la voce di Sarah Jane Morris si incastra perfettamente con il ritmo ipnotico, e  proseguendo con Rumors, lo stile bebop dà forma all’idea del chiacchiericcio. All’idea della parola che corre di bocca in bocca.
Rinvii, omaggi, riprese, un bagaglio di vita e di ascolti trasposto in note. È  il caso di Freedom, omaggio a Billie Holiday, che nella sua Stange Fruit, racchiude l’immagine degli uomini impiccati dal Ku Kux Klan. Lo sono Mr P. e Brad, due brani diversi tra loro, ma con una matrice comune: entrambi delineano due figure salienti nella vita della pianista, Pino Daniele con cui la Serio ha condiviso il palco negli ultimi tour e Brad Meldhau, pianista statunitense.

Si definisce timida e riservata con le parole ma è un talento autentico, un’interessante compositrice con il super potere di trasmettere, senza filtri, stati d’animo ed emozioni.

Sedici, l’intervista a Elisabetta Serio 

Quando nasce Sedici? C’è un fil rouge che lega i brani di questo disco?

E’ il frutto di un lavoro che è durato tre-quattro anni, è stato registrato in due momenti diversi della mia vita professionale: una parte durante la collaborazione con Pino Daniele, poi interrotta nel momento in cui siamo stati in America; un’altra dopo la sua morte, quindi questo disco ha anche due momenti emotivi diversi. C’è una scelta precisa di ogni elemento del disco: a partire dallo studio in cui è stato registrato, Elios di Castellammare, continuando con i musicisti che hanno preso parte a questo progetto; fondamentale la scelta del fonico Fabrizio Romagnoli, per il mastering e mixering ed anche la grafica del CD a cura di Renato Mastrogiovanni.

Interessante il titolo “Il cielo sotto di me”, di solito il cielo è sopra la nostra testa. Questo titolo è emblema di una sensazione provata, oppure di un modo di vivere?

E’ un modo di vivere, la sensazione è quella di attraversare i luoghi emotivamente e guardare la bellezza di ciò che ti succede intorno; hai la percezione dell’armonia, ma allo stesso tempo vivi una solitudine che è necessaria: osservi tutto ma non ci sei dentro fino alla fine.

Nel terzo brano dell’album Freedom, omaggi Billie Holiday con la sua Strange Fruit. Che cos’è la libertà oggi per Elisabetta?

La consapevolezza è la vera libertà: essere consapevoli dei propri limiti, dei propri difetti, dichiarandoli a se stessi, alle persone care, arrivando in maniera diretta, senza pendenze emotive. Se dentro di te hai un messaggio chiaro, sai dire di no: anche questa è libertà.

Lavorando con molti artisti, hai preso parte a numerosi progetti. È più difficile vivere la responsabilità di un progetto di altri oppure mettersi a nudo con il proprio ma avere anche la libertà di gestirlo?

Entrambi completano la mia naturale complessità. Con un tuo progetto sei nudo, stai dichiarando una parte evocativa, simbolica di quello che è il tuo percorso, di tutti i generi che hai attraversato. Il proprio progetto ha una maggiore responsabilità ma anche una maggiore libertà. La parte più complicata in un proprio progetto è il sapersi giudicare; la difficoltà quando suoni con artisti del calibro di Pino Daniele è proprio quella di dire: “Sarò mai alla sua altezza?”.  Questa domanda con Pino si è risolta con la fiducia, una fiducia sinonimo di maggiore libertà.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sabato 14 Ottobre, alle ore 18:00, ci sarà la presentazione del disco, alla Feltrinelli di Piazza dei Martiri. Presenterò il disco, ma ci sarà anche un momento in cui suonerò alcuni brani di Sedici. Farò un concerto, il 4 novembre, per il Napoli Jazz Winter; ci saranno una serie di appuntamenti in città come Roma, Milano, Lecce, per presentare il disco e si terrà una sorta di mini tour.

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