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Eroica Fenice

Tunonna

Tunonna, un’intervista tra Eurospin e username rifiutati

Tunonna, nome d’arte di Silvia Sicks, è, secondo noi, una delle cantautrici più interessanti in circolazione. A inizio anno ha pubblicato su bandcamp Buono, album targato Ùa! Dischi, etichetta discografica per la quale lei stessa lavora, accompagnato da un fumetto di Zerocalcare.
Non avrà una voce melodiosa e possente, i suoi arrangiamenti acustici non saranno di certo indimenticabili, eppure Tunonna ha un potere comunicativo incredibile. Arriva dritta al cuore e alla mente con la sua voce un po’ strozzata e le sue storie di grottesca quotidianità, come le discussioni con la nonna, la cene di Natale con i parenti e le “partenze intelligenti alle cinque di mattina” per andare al mare in comitiva. Sono racconti malinconici, spesso tristi, ma che riescono quasi sempre a strappare un sorriso sincero. Come? Grazie ad un po’ di insofferente ironia e ad una fedele Peroni (rigorosamente da 66 cl!).
Siamo subito rimasti affascinati dall’immaginario narrativo contenuto in Buono e così abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lei. Ecco a voi!

Tunonna, l’intervista

Come nasce Tunonna?

Il “progetto” non ha una data di nascita ben precisa, ho sempre scritto canzoni “sceme” per divertimento, per noia o perché mi suonava qualcosa in testa, senza uno scopo ben preciso. Ho fatto qualche concerto una decina di anni fa, coinvolta da un po’ di amici, e pareva funzionare, ma poi mi sentivo in imbarazzo e ho lasciato perdere. Ho continuato nel frattempo a scrivere e parallelamente a suonare solo con i Godog, poi un giorno mi hanno convinto a registrare la cover di “Pagliaccio di ghiaccio in studio” (già la suonavo da anni per divertimento) e dopo averla messa su YouTube ha avuto un riscontro che minimamente mi sarei aspettata. Nel frattempo stavamo mettendo su la nostra etichetta la Ùa! Dischi, così alla fine mi sono buttata, ho ripreso un po’ di pezzi vecchi e ne ho scritti dei nuovi e ho registrato il disco. Il nome nasce per caso, quando mi sono iscritta a YouTube non mi accettava gli username che mettevo e così, avendo la pazienza di un topo morto, ho messo Tunonna e così è rimasto, alla fine fa ridere…

In un’intervista a Rockol hai definito la tua musica come “il parcheggio di un discount”. Cosa intendi precisamente?

I parcheggi dei discount mi hanno sempre trasmesso un senso di malinconia, soprattutto quando sono mezzi vuoti, però mi fanno anche sorridere con la loro estetica un po’ brutta, semplice, il logo colorato dell’Eurospin che si staglia sopra a tutto cemento, non so, come immagine visiva è quella più vicina a quello che sento quando devo buttare giù una canzone.

Allegato al tuo disco, “Buono”, è uscito un fumetto realizzato da Zerocalcare. Le tue canzoni sono probabilmente la colonna sonora migliore per i suoi disegni. Cosa ci racconteresti, dunque, della tua Roma che, in fondo, è anche un po’ quella di Zerocalcare?

Sì, sono molto contenta che sia stato lui a disegnarlo, sia perché mi piace un sacco sia perché comunque è un amico. Su Roma non saprei, mi viene molto difficile parlare in generale, mi viene più facile parlare delle singole persone! Oltretutto sono romana solo per metà, l’altra metà è burina!

Cosa ci puoi dire invece dei Godog? Quanto c’è di Tunonna nei Godog e quanto c’è dei Godog in Tunonna?

Per ora vi posso dire che stiamo per entrare in studio per registrare finalmente il primo disco, dopo anni e anni: un parto! Sicuramente l’ironia è la cosa che pervade entrambi i progetti, coi Godog, a parte le sonorità che sono molto diverse chiaramente, abbiamo un’ironia un po’ più storta, a volte molto grottesca, che cerchiamo di trasmettere oltre che con i testi anche con la musica, che infatti è un miscuglio di cose che ci piacciono o ci sembra possano rendere le situazioni di cui parlano le canzoni, mista comunque a un senso di sconfitta col sorriso. Come un obeso che corre alle Olimpiadi, ti fa sorridere la situazione di contrasto, ma un po’ ti intristisci perché sai che non vincerà mai.

Inoltrandoci nei meandri di YouTube siamo incappati nelle tue cover di Pagliaccio di ghiaccio e Pasta con tonno. Stai preparando qualche lavoro simile?

Le cover mi divertono un sacco, più che altro mi piace il fatto che una canzone considerata (anche a ragione magari) super trash, se proposta in un’altra chiave fa tutto un altro effetto, può anche commuovere addirittura! Live ne faccio molte perché appunto mi diverte, però non vorrei abusare delle cover perché c’è sempre la vocina nella mia testa che mi dice “eh ma così vinci facile!”

 Progetti per il futuro invece?

Vorrei impegnarmi di più e crescere sul fronte illustrazione, perché poi è quello che vorrei fare stabilmente nella vita (oltre a suonare, ovvio). Per quanto riguarda Tunonna per ora vorrei suonare in giro ancora un po’, ma sto già buttando giù dei pezzi nuovi perché mi viene, poi vediamo che succede!

Noi già non vediamo l’ora di vedere cosa succederà e ringraziamo di cuore Tunonna per la disponibilità concessa.

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