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Eroica Fenice

Anime del Purgatorio: spoglie mortali, testimonianza unica di vite sconosciute

Nella suggestiva cornice del Complesso Museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, la Galleria Umberto Di Marino ha presentato – giovedì 19 gennaio 2017 – l’ evento di Luca Francesconi Senza titolo_ Anime del Purgatorio”, a cura di Marianna Agliottone.

Nella storia infinita, e infinitamente ricca, della nostra città, la Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ha un posto speciale, che affascina soprattutto gli etnologi: il culto dei defunti, il rapporto con la morte, quello di una “celeste corrispondenza di amorosi sensi”, che a Napoli assume forme decisamente suggestive.
Luca Francesconi è un artista di rara intelligenza, uomo mite ma dalla mente costantemente in viaggio. La sua formazione segue un percorso antico, che parte dall’artigianato per giungere all’arte pura. Con un’autorevolezza garbata e una voce profonda ci ha concesso un’ intervista:

Come si inserisce il tuo lavoro in questo luogo sacro, pieno di richiami simbolici?
Si inserisce con continuità rispetto a tutti gli altri interventi, in quanto più che un’opera d’arte è un ex voto; un intervento uguale a quello di altre migliaia di persone che prima di me e dopo di me continueranno ad omaggiare le Anime del Purgatorio.

Si può affermare che l’installazione della tua opera si fonde con l’ arte sacra?
Se per arte sacra si intende uno strumento per pregare non credo; se per arte sacra, invece, si intende qualcosa che sia espressione di una singola spiritualità che si apre verso gli altri allora certamente è possibile.

L’arte spesso è spirituale, questo luogo sacro è un invito alla spiritualità. La tua espressione artistica è spirituale?
Certamente si!

Le chiavi di lettura del tuo lavoro quali sono?
Quelle di qualsiasi altra opera d’ arte. All’origine dell’arte credo vi siano due soggetti: l’artista e l’osservatore. Nel momento in cui l’opera del primo determina l’interesse del secondo, si può parlare di arte. Qualsiasi gesto può essere interpretato in senso artistico.

Questa nuova installazione va considerata un tentativo, più o meno consapevole, di rinsaldare la relazione tra arte e simbolo?
No, perché l’ unico simbolo che in questo luogo esiste è la croce, la passione di Cristo. Tutto il resto è culto, preghiera.

Quindi il tuo è un invito alla preghiera?
Magari, speriamo!

Alla luce di quanto detto si può dire che la tua si avvicina all’arte religiosa più che a quella sacra?
Sì, credo sia un ottimo punto di vista, anche perché l’ unica cosa veramente sacra è Dio e chiunque dovesse ergersi in questo senso sbaglierebbe.

A Napoli ogni evento, anche la morte, ha una promessa scritta in inchiostro indelebile che, per quanto stampata in piccolo, assicura: la storia continua.

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