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Eroica Fenice

Chiesa del Real Monte Manso

La Chiesa del Real Monte Manso e il velo di Cristo

Per la sua varietà di gioielli culturali Napoli può essere considerata un vero e proprio museo, e, come ogni museo, contiene tesori che sono celati a una prima occhiata, tesori come la Chiesa del Real Monte Manso di Scala. La Chiesa del Real Monte Manso, contenente la scultura del Cristo Svelato (commissionato nel 2010 e inaugurato nel 2011) di Giuseppe Corcione, è l’attuale sede della Istituzione del Real Monte Manso fondata nel 1608 da Giovan Battista Manso, illustre mecenate del XVII secolo che, tra l’altro, oltre a essere nominato esecutore testamentario di Giovan Battista Marino (nonché destinatario di sue numerose epistole), fu dedicatario dell’ultimo dei Dialoghi di Torquato Tasso, Il Manso overo de l’amicizia (1592) e autore della prima biografia del poeta sorrentino (Vita di Torquato Tasso, 1621) e di un volume di dialoghi di stampo tassiano (Erocallia, 1528).

L’importanza della Chiesa del Real Monte Manso risiede nella costruzione al terzo piano del Palazzo d’Afflitto, proiettandosi al di sopra della Cappella San Severo, sede del mausoleo del principe massone Raimondo di Sangro e della scultura del Cristo velato (1753) di Giuseppe Sanmartino. Ciò è stato messo in luce durante la doppia visita guidata tenuta da Maria Girardo, storica dell’arte e presidentessa dell’associazione Megaride, che ha avuto come punti di interesse la Cappella San Severo e la Chiesa del Real Monte Manso.

Il velo di Cristo alla Chiesa del Real Monte Manso

Nella visita alla Cappella San Severo, Maria Girardo si è soffermata sull’importanza della doppia lettura dei simboli presenti nella Cappella espressi con un linguaggio contemporaneamente iconografico e iconologico di sculture, dipinti e affreschi. Circa la Cappella, che si fonda sulla base della chiesa secentesca dedicata a Santa Maria della Pietatella, Raimondo di Sangro ne trasformò nel 1740 la struttura decorativa per dar forma al suo progetto: realizzare un luogo di sepoltura dei suoi antenati e dei suoi successori e luogo di celebrazione della cultura massonica. Si tratta di una concezione illuminata della cultura, in quanto grazie alla simbologia da lui personalmente pianificata intendeva esprimere il messaggio di una forma di pensiero scevra da condizionamenti, in grado di adombrare la popolare ignoranza. Si potrebbe parlare di un senso allegorico, se non anagogico delle opere d’arte volute da Raimondo di Sangro.

Testimoni di questa volontà sono per esempio il grande affresco della Gloria del Paradiso, o della famiglia di Sangro realizzato da Francesco Russo sul soffitto della Cappella, in cui si mette in evidenza la Sacra Colomba recante il simbolo triangolare, caro alla tradizione religiosa in quanto significante la trinità, ma contemporaneamente identificativo del Principe massone a cui gli affiliati devono tendere religiosamente. Circa le sculture, Maria Girardo ha posto la sua attenzione sulle sculture di Antonio Corradino (artista precedentemente impegnato presso la corte austriaca), tra le quali La Pudicizia e Il Disinganno di Francesco Queirolo, poste rispettivamente ai lati sinistro e destro dell’altare maggiore, oltre che sullo straordinario Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino.

La Pudicizia (dedicata alla madre) rappresenta le delicate fattezze di una matrona ricoperta da un velo, un velo che appare così pesante nella parte inferiore, ma che si mostra così leggero in prossimità del ventre, del petto, del volto (elementi materni) tanto da rivelarne le forme delicate. Quello della Pudicizia è un volto che guarda lontano, nel cui sguardo si può scorgere il primo  degli elementi massonici che la costituiscono. Si tratta della lontananza che separa l’uomo dalla profonda conoscenza rappresentati dalla quercia e l’incensiere (con valore iniziatico).

Il Disinganno (dedicata al padre) mostra lo sforzo umano per liberarsi dalle ombre. La figurazione di un uomo che tenta di sottrarsi alla rete degli inganni è affiancata da quella di un angelo che, dominando il globo delle passioni, lo aiuta a districarsi. Il senso massonico di questa scultura si concretizza nello sforzo di possedere la conoscenza attraverso l’uso continuo della ragione.

Entrambe le sculture pongono così le basi del significato sotteso al Cristo velato, ora esposto al centro della Cappella, ma pensato per essere custodito nel tempio neoclassico che ospita le due Macchine anatomiche. Come La Pudicizia, il Cristo velato guida l’osservatore in un percorso di morte e resurrezione dato dalla pesantezza del velo in prossimità dei piedi, presso cui giacciono gli strumenti della Passione, alla sua leggerezza che determina i tratti della serenità della morte. Ancora il senso massonico si esplica in questo trapasso doloroso da una condizione finita, quella umana, a una profusa della conoscenza perfetta, quella divina, a cui il Principe massone, di cui il Cristo velato è figurazione ultima, attende.

Quasi come un percorso ascensionale, la visita è proseguita presso la Chiesa del Real Monte Manso con l’analisi del  Cristo svelato di Corcione, posto in maniera esattamente perpendicolare rispetto al Cristo velato. L’opera di Corcione raffigura un Cristo risorto e si presenta come in atto di promanare quella conoscenza in potentia di cui è fulcro il Cristo velato.