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Eroica Fenice

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Circumvesuviana: un anello di fuoco che scotta

Con la stagione autunnale e la ripresa delle attività lavorative o scolastiche è ritornato il calvario per eccellenza di tutti i napoletani che usufruiscono di mezzi di trasporto pubblici per gli spostamenti: la Circumvesuviana.
In estate, perlopiù, ce ne dimentichiamo, perché si sa, è il veleno assunto in piccole dosi quotidiane a uccidere. In estate si monta sui mezzi pubblici occasionalmente, per una giornata a mare o una passeggiata a via Toledo.

Ma quando si torna a indossare l’abito da pendolare e a dover usufruire ogni giorno di treni malridotti, in ritardo e sovraffollati, l’insofferenza giunge nuovamente a picchi altissimi. E a ragione: i vagoni del nostro trasporto quotidiano sono sempre più simili a carri per il bestiame. Danneggiatissimi, pericolosi, molto al di là di qualunque soglia di sicurezza personale. E ancora, teatro di atti di vandalismo, aggressioni, malesseri fisici, ritardi incresciosi. Rischiano di andare a fuoco in estate e di allagarsi in inverno, sono rottami che continuano a camminare a calci.  L’emblema dell’anti-igiene e dell’antimodernismo.

C’era una volta… la Circumvesuviana

Come al solito al fine di proporre soluzioni per il futuro è necessario conoscere il passato, le radici dove si è annidato il danno.
La linea Napoli-Baiano della Ferrovia Circumvesuviana viene inaugurata nel 1885. È la prima linea interprovinciale della Campania e del Mezzogiorno in generale. Binario unico, trazione a vapore, i caratteristici colori bianco avorio e rosso granata: la Circumvesuviana è una promessa di modernizzazione, di progresso, di benessere sociale ed economico.

Nel 1901 le aree servite dalla linea vengono estese fino a Sarno e viene inaugurata una nuova linea che serve i comuni di Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre annunziata e Pompei e che si riconnette alla linea Sarno, creando il caratteristico anello di fuoco che attornia il Vesuvio, da cui scaturisce il nome Circumvesuviana. Quattro anni dopo inizia l’elettrificazione, approdo a un concetto molto più avanguardistico di innovazione. I bombardamenti riconducibili alla seconda guerra mondiale e i danni causati dall’eruzione del Vesuvio del 1944 hanno reso necessari degli interventi di ricostruzione. Dagli anni Settanta del Novecento, la Ferrovia ha conosciuto nuove diramazioni, tratte e fermate, fino a essere inglobata dall’EAV nel 2012.

La parola “ammodernamenti” in cui si inciampa diverse volte se si studia la storia della Circumvesuviana non inganni i lettori. I miglioramenti conseguiti sono l’equivalente di un cerotto per una persona con una frattura scomposta e quindi bisognosa di ingessatura. Progressi irrisori in un disegno che dovrebbe essere completamente rifatto perché pieno di falle che si sovrappongo in un solo, perpetuo danno quotidiano. Per rendersene conto basta una rapida occhiata alla Pagina Facebook dell’EAV, che tiene costantemente aggiornati gli utenti circa le micro e macroscopiche tragedie legate a un mezzo di trasporto ormai in avaria. Tragedie narrate come si narra di eventi normali, tutto sommato accettabili.

Così si sorvola su lanci di sassi ormai quasi settimanali, aggressioni a controllori che osano chiedere il biglietto del treno, frequentissime rapine. Abusi e ingiustizie di natura diversa, di cui siamo a conoscenza e che sommessamente accettiamo come inevitabili per poter continuare a vivere in pace da omertosi.

Un tour nel girone infernale dei napoletani

Invito i miei lettori a un giro turistico a cavallo di una delle prime corse mattutine della linea Baino-Napoli nei mesi di ottobre o novembre, con la promessa di un’esperienza che sta alla soglia dell’umana accettazione: il visitatore potrà godere di uno spettacolo raccapricciante, di un ambiente maleodorante, squallido, soffocante. Senza alcuna possibilità di trovarvi un posto a sedere. Potrà beneficiare di un marasma di pendolari (a volte eccessivamente) polemici e intolleranti schiacciati l’uno contro l’altro, privi dello spazio vitale necessario anche solo a grattarsi il naso, che pregano di arrivare in fretta alla loro fermata.
Con una probabilità vicina al 95% il treno si fermerà apparentemente senza motivo più di una volta, singhiozzando, cigolando, come in un film horror.
Qualcuno avvertirà svenimento o nausea, nel migliore dei casi solo difficoltà a respirare normalmente. Una volta intravisto il nome, bianco su blu, della propria fermata, si tirerà un sospiro di sollievo prima di essere investiti da una ferocissima folla che premerà sulle spalle, con il rischio non troppo remoto di subire rapine o di essere spintonato senza troppe cerimonie.

Ecco concluso un gradevole tour nel girone dantesco della Circumvesuviana. Un vero e proprio anello di fuoco che dovrebbe scottare la coscienza di ogni cittadino etico e di buon senso. 

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