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Eroica Fenice

Bancarotta in fiamme, verità in fumo

Via Coroglio è nuovamente scenario di un rogo dopo solo due giorni dalla celebrazione della Grande Festa della Ricostruzione organizzata lo scorso 4 marzo e volta a rievocare l’incendio che distrusse  due anni or sono la parte più preziosa di Città della Scienza, lo Science Center.

Questa volta è stato il corpo di fabbrica sede dell’ex istituto bancario dell’Ilva – soprannominato dai comitati locali “Bancarotta” – ad essere incendiato nella notte del 6 marzo. Come hanno affermato i movimentisti di Lido Pola in un comunicato pubblicato su internet, l’ingresso è stato immediatamente presidiato dalla polizia e, dopo un’ora, a seguito di ripetute segnalazioni, sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco, i quali non avrebbero effettuato i rilievi del caso per accertare la dinamica del rogo pur ammettendo la matrice dolosa. Come ha dichiarato uno degli ex occupanti, i rilievi – che sono stati di tipo fotografico ed audiovisivo – sarebbero spettati alla Polizia Scientifica che si sarebbe dunque limitata a scattare foto e girare un video sulla scena del rogo senza ulteriori accertamenti tecnici.

Bancarotta nasceva nel 2012 ed era sede di un centro sociale dove si tenevano eventi culturali, un luogo di incontro e partecipazione attiva. La struttura è stata chiusa nell’Aprile 2013, quando fu posta sotto sequestro dalla magistratura nell’ambito di un’indagine per disastro ambientale e truffa sulla bonifica fasulla dei suoli dell’area ex Italsider. Nell’inchiesta finirono gli ex vertici della società del Comune di Napoli Bagnoli Futura S.p.a – poi fallita – oltre ai tecnici dell’Arpac, del Comune e della Provincia ed all’ ex direttore generale del Ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini.

Sulla pagina facebook di Bancarotta, i promotori dell’omonima iniziativa si esprimono così a proposito dell’incendio: “A due anni di distanza, il sequestro della magistratura è servito solo ad interrompere le attività di riqualificazione sociale dello spazio: la custodia giudiziaria lo ha consegnato all’incuria ed all’abbandono senza tutelarlo da danneggiamenti e da atti di vandalismo, già precedentemente denunciati. Questo è il risultato dell’abbandono e della guerra a bassa intensità che i poteri forti stanno giocando su questa parte di città per mettere in fuori gioco chi rivendica e si riappropria di spazi e di diritti!”

Dunque, la distruzione di un altro simbolo della riqualificazione della zona dell’ex Ilva è considerata  da parte dei movimenti di Bagnoli un nuovo capitolo della speculazione criminale ed un tentativo di intimidazione a chi vi si oppone, un atto di “minaccia” avvenuto pochi giorni dopo l’annuncio da parte del Presidente Matteo Renzi e del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi riguardo l’imminente nomina di un Commissario straordinario per Bagnoli, come previsto dalla legge Sblocca Italia approvata dal Parlamento che porterebbe il destino dei suoli del quartiere nelle mani del Governo Centrale, smentendo il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il quale dopo una prima fase di maggiore dialogo con il Governo Renzi sul futuro di Bagnoli, si è opposto apertamente e con toni duri al commissariamento della zona interessata, al quale si oppongono anche gli attivisti di Bancarotta che durante una conferenza stampa tenutasi davanti la struttura hanno spiegato che “il commissariamento agevolerà gli interessi speculativi a cominciare dai gruppi che già hanno possedimenti nell’area come il gruppo Caltagirone”.

Nuove ombre, dunque, si addensano sul futuro di Bagnoli, atteso dalle forze imprenditoriali del territorio, dai grandi gruppi Nazionali legati al cemento e, chiaramente, dagli interessi più loschi del crimine organizzato che potrebbe infiltrarsi nell’affare della riqualificazione del quartiere flegreo di Napoli.

Bancarotta in fiamme, verità in fumo