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Eroica Fenice

Ex Opg “Je so pazzo”, una realtà partenopea

Se siete di Napoli, napoletani, uomini d’amore, e non di libertà, avrete sentito parlare dell’Ex Opg di Materdei e della sua recente occupazione.
L’Opg (di proprietà della Polizia Penitenziaria) viveva abbandonata dopo lo spostamento delle attività a Secondigliano dal 2008 e nessuno sembrava curarsene molto, diventando ignorata e sconosciuta da molti nonostante la presenza a pochi passi dal Centro Storico.
Il 2 marzo 2015, dopo sette anni, l’Ex Opg viene occupata e la notizia rimbalza qua e là, fra etere, carta e passaparola, dividendo l’opinione pubblica a riguardo.
Gli ultimi cacciatori di streghe, privati dei forconi, usano le parole per cercar di spingere verso il rogo i responsabili di tale gesto, dandogli dei mostri, usurpatori della cosa pubblica (di cui il pubblico non si curava).
L’altra campana dà invece suoni deliziosi, l’osannare cieco e la totale fiducia nei buoni intenti e nel buon cuore di queste persone.
Mentre la Vox Populi si schiera un po’ qua e un po’ là, l’Ex OPG “Je so pazzo” prende forma e piede, venendo ben accolto dai residenti e portando a suo vantaggio l’evidente appoggio del sindaco De Magistris e del Comune.
Recandosi a Materdei si può vedere di persona di cosa stiamo parlando, non trovando all’ingresso alcuna assemblea di propaganda rossa, né tanto meno dei santi intenti a diffondere verità assolute.
C’erano dei ragazzi, tra l’età universitaria e poco dopo, bambini intenti a giocare e alcune famiglie. L’aria che si respirava era quella sonnacchiosa, placida del risveglio mattutino.
Gli interni sono uno spaventoso viaggio verso la realtà più cruda, la possibilità di assaporare in maniera diretta e senza intermediari il genere d’orrore e dolore di cui la vita di alcuni noi è composta.
Al termine della visita, ho avuto modo di porre delle domande a Marta, mio Cicerone personale all’interno dell’ Ex OPG. Le risposte sono riportate qui integralmente per dare una visuale della situazione.

Partiamo dalle basi, chi siete?
Nasciamo come Spazio Me-Ti, punto di ritrovo di diversi collettivi intenti a lavorare in diversi ambiti ma seguendo una comune linea politica. Per citarne alcuni: il Clash City Workers, Collettivo Cau.

Quando parlano di voi usano spesso la parola “collettivo studentesco”. Sentite di rientrare ancora in questo termine?
Continuiamo ad essere collettivo, in un certo senso, lavorando anche nelle attività universitarie, però “Je so pazzo” è un contenitore molto più ampio e spera, desidera di diventare un progetto politico grande e con una visione a 360 gradi.

Siete consapevoli di star dando vita ad un’azione politica. Però, per far ciò, bisogna associarsi ad un tale pensiero o ad una tale corrente. In quale vi riconoscete di più?
Certo, è soprattutto un azione politica. Diciamo che il nostro desiderio è quello di mutare la situazione attuale, il buon vecchio desiderio di cambiare il mondo e alcuni di non hanno alcuna paura a definirsi comunisti. Vogliamo cambiare le cose in questa società, partendo, ovviamente dal piccolo fino ad arrivare ad un grande raggio d’azione con un programma politico ben preciso.

Se fossi una persona diffidente, potrei chiedermi chi vi manda e come fate a mantenervi se servite un “bene superiore” e senza fini materiali.
Non ci manda nessuno, non ci sono burattinai a muovere i nostri fili, anzi ci ha sorpresi l’aiuto e l’approvazione da parte del Comune e del Sindaco. Eravamo pronti ad averli contro, sappiamo di star facendo qualcosa di generalmente illegale. Ci autofinanziamo con le nostre attività interne, nessuno di noi né eventuali terzi trae vantaggio economico alcuno dai nostri eventi e tutto viene reinvestito nei nostri progetti.

Potete apparire arroganti. Per quanto siano buone le vostre intenzioni, sapete che state commettendo, anche se non nell’intento morale, un atto di violenza. Come pensate di reagire ad un eventuale sgombero?

Basta pensare a questo posto abbandonato dalle istituzioni, al quantitativo di strutture, quotidianamente usate, inagibili e che nessuno si prende la briga di denunciare o salvare.
Questo ci fa sentire giusti, perché se per essere giusti dovremmo starcene fermi, se la normalità è il declino, allora noi vogliamo essere pazzi.
Siamo consapevoli del nostro atto di violenza, se e quando verranno a sgomberarci, noi contiamo molto negli stessi che ci hanno permesso di arrivare fino ad oggi: la gente comune e il loro appoggio.

Ex Opg Je so pazzo, una realtà partenopea

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