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Eroica Fenice

Orrore a Pozzuoli: donna incinta arsa viva dal compagno

“Dare fuoco alle polveri” è un’espressione entrata ormai a far parte da tempo del gergo comune. Si dice trovi origine in Cina e che fosse usata dal giullare di corte dell’imperatore, prima di dare fuoco alla polvere da sparo e dare così inizio agli spettacoli pirotecnici.

Il fuoco è divampato anche a Pozzuoli  ieri mattina

Solo che non ci sono state nè feste, nè fuochi d’artificio. Anche lo spettacolo non è nuovo: sa di vecchio, di stantio, di già visto. Tuttavia, il copione spiegazzato, già trito e ritrito, non ha impedito al sipario di calare sul palcoscenico dell’ennesimo, folle atto di una tragedia forse banale, sicuramente già annunciata; e nè applausi, nè encore hanno sottratto il silenzio al pubblico indignato, più rassegnato che veramente stupito.È rimasto solo un retrogusto amaro in bocca e un forte, asfissiante odore di bruciato nell’aria.

Il primo attore della macabra piece teatrale, Paolo Pietropaolo, 40 anni, incensurato, si trovava in Via Vecchia delle Vigne, zona Solfatara del comune flegreo, quando un diverbio con la sua compagna, Carla Caiazzo di 38 anni, è presto degenerato in una violenta lite. I toni sempre più accesi della discussione hanno subito richiamato l’attenzione dei passanti, che però non hanno fatto in tempo ad impedire il folle gesto dell’uomo.

Pare infatti che quest’ultimo, al culmine del loro litigio, abbia cosparso la donna -dalla quale aspettava una bambina- di un liquido altamente infiammabile, prima di appiccare il fuoco e darsi alla fuga.

È stato un vicino di casa, allertato dalle urla, a prestare a Carla i primi soccorsi e a spegnere le fiamme. La donna, all’ottavo mese di gravidanza, è stata subito trasportata all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove i medici hanno operato un cesareo d’urgenza, traendo in salvo la bambina.

Abbiamo intubato la donna prima di trasferirla in sala parto, dove è stata sottoposta al cesareo“, ha dichiarato la responsabile del pronto soccorso Fiorella Paladino, per poi aggiungere:” è stata una corsa contro il tempo“, senza tradire una certa commozione nel tono di voce.

Nonostante infatti sia nata prematura e di soli 2 chili e 200 grammi, la piccola Giulia Pia sta bene e respira autonomamente.

Non si può dire la stessa cosa della madre  che, con ustioni di terzo grado su oltre il 40% del corpo, rimane in prognosi riservata, anzi, riservatissima: difatti, ciò che maggiormente preoccupa i medici del reparto grandi ustionati è la possibilità sempre più concreta, in queste ore di angoscia, del danneggiamento irreversibile di gran parte dei suoi organi vitali, nonché di testa, volto e larghe sezioni di torace.

Non è ancora chiara quale sia stata la scintilla ad innescare un simile atto di follia.

Dopo la fuga di Pietropaolo, arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato omicidio dopo aver provocato un incidente nei pressi di Formia, l’incarico di fare luce sulle dinamiche dell’aggressione è stato affidato al pm Raffaello Falcone.
Intanto, mentre Carla lotta per vivere nel suo letto d’ospedale, dalle ceneri dell’ennesimo -fortunatamente mancato- femminicidio, emergono i primi, inquietanti particolari.
Pare infatti che l’autore di quest’atto di inaudita violenza fosse da tempo in cura presso uno psichiatra: sarebbe stato infatti, a detta di alcuni conoscenti, vittima di un forte stess psicologico, causato dai rumori molesti provenienti da un campo di paintball attiguo alla sua abitazione.

La risonanza mediatica dell’accaduto sta facendo, in queste ore, da immancabile proscenio per una platea attonita, inorridita e al tempo stesso esausta di assistere continuamente ai medesimi episodi di violenza a carico delle donne.

Sono stati ben 152 nel 2015 i femminicidi in Italia, di cui più del 90% consumatisi in ambito domestico, familiare: ambienti tipici, convenzionali in cui la vulnerabilità della donna è direttamente proporzionale al senso di fiducia derivante dagli affetti più cari, percepiti come rassicuranti ed inviolabili.
E, rimanendo in quest’ambito, il 2016 non sembra essere iniziato sotto il migliore degli auspici.
Lo sa bene Vincenzo Figliolia, il sindaco di Pozzuoli, che ha affermato: “Carla, una giovane nostra concittadina, è stata vittima di una folla ingiustificabile. Sono sconcertato per l’agghiacciante storia capitata in queste ore nella nostra città. Non riesco a trovare le parole sufficienti per esprimere il dolore che provo. La violenza non può essere assolutamente accettata nella nostra società. Condannare questi atti è d’obbligo morale, innanzitutto“.

Forse, parafrasando Figliolia, le parole sono davvero insufficienti questa volta ad esprimere il cordoglio ed insieme la rabbia per una vicenda di cui ormai non si contano più i precedenti. Una vicenda che, purtroppo, non è un “fuoco di paglia”, nè una piccola fiammella isolata nell’oscurità di tempi che pretendono modernità, ma che in fondo continuano ostinatamente a brancolare nel buio. Se si riconosce in un’impostazione sociale prevalentemente maschilista il combustibile che ha ancora una volta infiammato la tendenza a prevaricare sulla donna, considerata come merce, proprietà e bene di scambio (o addirittura come “valvola di sfogo”, come in questo caso, di stress accumulato), allora si è ad un passo dall’afferrare gli estintori appesi al muro dell’indifferenza; quelli in grado di spegnere questo disastroso incendio di barbarie.

Perchè, mentre Carla lotta per non morire e Giulia Pia regala alla vita i suoi primi vagiti, occorrerebbe quanto meno non tacere, denunciare, diffondere notizie come questa: dar fuoco alle polveri di una condanna unanime per far sì che questo triste spettacolo di prevaricazione e crudeltà non si ripeta mai più.

Come si suol dire, the show must not go on.