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Eroica Fenice

Violenza

Violenza a Caserta. Ventenne aggredito al semaforo

Caserta. Mercoledì 8 Aprile 2015, in mattinata. Viale Carlo III. Un atto di violenza in piena regola. Un uomo ha aggredito una coppia, all’interno della loro autovettura, mentre questi erano fermi al semaforo aspettando il verde per poter ripartire. L’uomo alla guida con accanto a sè la sua fidanzata, ha subito l’ira eccessiva dell’aggressore dopo che tra i due era sorto un diverbio, degenerato in una violenta lite.
Sul posto, il tempestivo intervento della Polizia Stradale di Caserta ha fatto in modo che si evitasse il peggio, arrestando il giovane che poco prima si era avvicinato alla vettura dei due fidanzati, frantumando il parabrezza e ferendo il ventenne aversano, sotto gli occhi impauriti della ragazza.
Le ferite riportate dalla vittima, dopo essere state analizzate al nosocomio di Aversa, sono state giudicate guaribili in 15 giorni; sotto shock la fidanzata ma, per fortuna, illesa.
Un’aggressione, ahimè, come le altre. Una notizia tra tante notizie violente, a cui telegiornali e quotidiani ci hanno tristemente abituati.
Ma alla violenza, indignazione, alla repulsione e alla condanna di tali atti, in questo caso si aggiunge una questione ben più delicata.
L’aggressore si chiama Wade Ndiaga, originario del Senegal. Mercoledì, al semaforo, ha reagito in malo modo al rifiuto di pagamento da parte del ragazzo che in quel momento si trovava a transitare proprio in quella zona.
La domanda nasce spontanea. Cosa sarebbe cambiato se al posto del senegalese ci fosse stato un italiano dal nome Mario Rossi? I pugni sarebbero stati forse meno violenti? Le ferite inferte meno sanguinanti? La paura della ragazza meno terribile? La gravità dell’atto in sé più lieve o meno pericolosa? Una sola risposta è quella esatta: NO. La violenza è violenza, non ha colore, né nazionalità, né religione, né politica.
Eppure non tutti i cittadini hanno reagito allo stesso modo. Dopo che i primi quotidiani hanno lanciato la notizia, sui social network si è scritto un po’ di tutto. “Abbiamo paura” , “Tornatevene a casa” e anche parole ben più pesanti di queste a cui il nostro giornale non vuole dare voce e visibilità.
Non c’è violenza alcuna che vada giustificata, ma non c’è situazione precaria e instabile che vada taciuta. C’è una violenza che nasconde lividi e sangue: si chiama indifferenza. Aprire le porte di un paese a persone che scappano dalla guerra e dalla fame, per poi lasciarle a marcire nel degrado non è la soluzione. Non può essere la soluzione.
D’altro canto, i media che accendono i riflettori ogni qualvolta a sbagliare è chi parla una lingua clandestina, altro non fanno che alimentare un clima di terrore e odio malsani. Non si può istillare nel prossimo la paura e poi chiamarlo razzista quando questa viene manifestata.
Ancora una volta, auspichiamo una società più intelligente, che prepari al dialogo e che punti all’ integrazione. Che condanni la violenza in quanto tale. Perché c’è solo un tipo di persona che si arma di violenza: il delinquente. E quest’ultimo è cittadino del mondo, originario dell’ignoranza, fedele alla barbarie, seguace della disumanità. Tutto il resto è una mano che andrebbe tesa e un cervello che andrebbe aperto.

Roberta Magliocca

 

– Violenza a Caserta. Ventenne aggredito al semaforo –