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Eroica Fenice

Daniel Davies: Cloud Illusions

Daniel Davies, Cloud Illusions alla Galleria Acappella

Il 3 marzo, nella preziosa Galleria Acappella di Corrado Folinea, è stata inaugurata la mostra di Daniel Davies dal titolo Cloud Illusions. Le opere rimarranno esposte fino al 25 aprile negli spazi della Galleria in Via Cappella Vecchia.

Il progetto espositivo rivendica l’immaginazione come strumento della mente.

Daniel Davies, nella sua ricerca artistica, si sofferma sull’interpretazione dell’ immagine offrendo al fruitore delle sue opere la possibilità di trasformare, con la fantasia, le nuvole bianche dipinte su tela. L’osservatore sensibile torna, per incanto, ad essere bambino e le opere di Daniel si trasformano in un gioco immaginifico. La mente elabora ricordi d’infanzia. Le bianche pareti della galleria si tramutano prodigiosamente nel soffitto della nostra cameretta. Chi di noi, infatti, prima di abbandonarsi al sonno, non ha trasfigurato una semplice macchia d’ umidità del parato, in figure animate e pensanti?

L’artista usa la realtà come materia, barattoli di latta, strofinacci, invitando l’ osservatore a “lavorarli” con la fantasia. Fa dell’osservatore un artista dell’immaginazione.

Le nuvole di Davies sono molto più che olio su tela, sono una metafora; un invito, quello dell’ artista inglese, a riflettere sui tempi moderni, dove, a discapito della creatività, si consumano informazioni visive ad alta velocità.

Daniel Davies: nuvole bianche

L’affabile gallerista Corrado Folinea ci ha concesso una breve intervista.

Tra tanti giovani artisti perché hai scelto Daniel Davies?

Prima di essere un gallerista sono un collezionista di talenti. Daniel, con la sua ricerca, si avvicina molto al mio gusto. Lui sarà il futuro Christopher Wool.

Quali sono state le influenze che Daniel ha ricevuto nella sua formazione?

Le influenze sono molteplici, da René Magritte ad Andy Warhol se vogliamo pensare solo all’arte moderna. Tra i contemporanei, invece, Henning Strassburger è l’artista che più me lo ricorda.

Quanto di Andy Warhol c’è in Daniel?

Bella domanda. L’influenza di Andy Warhol è ravvisabile nella ripetizione quasi catatonica degli oggetti di uso popolare, come un barattolo, senza però che si sconfini nella Pop art. Daniel Davies rimane un pittore astratto. L’arte di Daniel è muscolare: i suoi lavori hanno la forza di un pugno sferrato nello stomaco.

Perché scegliere un’artista straniero?

Ho scelto un pittore inglese perché il mercato italiano è sempre più esterofilo; ho voluto offrire a questo giovane nel quale credo, per la sua prima personale, una possibilità.

L’arte astratta di Daniel Davies nasconde un messaggio. Quale?

Si tratta di un messaggio di speranza, sicuramente positivo. Un invito ad “alzare la testa!”

Grazie!

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