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Eroica Fenice

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Blow up è l’immagine di Napoli negli ’80

La mostra “Blow up Fotografia a Napoli 1980-1990”, presente al Museo Diego Aragona Pignatelli Cortes fino al 16 febbraio 2015, è un contenitore di eterogeneo ed inestimabile valore culturale, non solo perché rappresenta la storia di Napoli attraverso lo sguardo di quarantatrè grandi fotografi nazionali ed internazionali, ma anche perché ne esalta l’essenza, forse basata sulla capacità di estrazione che s’iniziò a ricercare dalla fine degli anni Settanta.

La casa della fotografia presenta un’esposizione di linguaggi diversi ed eterogenei, dai colori di ai contrasti del bianco e nero.

Il panorama della fotografia napoletana è da sempre risultato complesso anche per le innumerevoli voci che vi si sono sovrapposte nel tempo, risultando a volte come un coro di difficile comprensione.

Risultato di visioni provenienti da scuole di pensiero a volte legate ai retaggi di un neorealismo -che tutt’ora resiste nell’immaginario collettivo della fotografia partenopea- “Blow up” risponde restituisce a pieno una collettiva che riprende i contenuti da progetti finiti e presentati nel decennio degli Ottanta.

Il progetto di mostra comprende le immagini presentate in un periodo di fermento per la fotografia, sono presenti infatti fotografi che hanno dato vita ad una profonda ricerca, da Gabriele Basilico –entrato da solo un decennio nel mondo dell’indagine urbana- che partecipò nel 1982 a “Napoli città sul mare con porto” assieme ai noti e presenti in blow up, Guido Guidi, Lello Mazzacane, Lee Friedlander, Roberto Bossaglia e Paul den Hollander, ognuno dei quali diede ovviamente una visione diversa dell’immagine che ebbero della città partenopea di allora.

Un altro rilevante episodio di quegli anni -sempre presente in “Blow up”- è stato “Sette fotografi per una nuova immagine, Napoli 1981”, in cui tra i sette era presente Luigi Ghirri, che meglio può far capire la “nuova immagine” attraverso le sue stampe a colori, con poca saturazione, quasi surreali, che richiamano molto il metafisico dei paesaggi italiani. Il confronto portato a Blow up è dovuto a Gianni Berengo Giardin, Roberto Salbitani, Franco Fontana e Mario Cresci, che alternano immagini a colori e stampe in bianco e nero ai sali d’argento.

Attraversando le fotografie di Luciano Ferrara, con i suoi “Travestiti”, la “Cantata dei Pastori” nella Galleria e le non meno rilevanti immagini dalle agitazioni dei “Disoccupati”, si porta il fruitore a vivere le “Cartoline da Napoli” del 1985 con Vincenzo Castella ed il suo San Francesco alla Gaiola e con Sergio Riccio e Fulvio Ventura affiancati da “Napoli città sul mare” nella quale spiccano subito i volti di una Napoli che voleva rinnovarsi con i suoi sorrisi, ma anche con quelle movenze che tutt’ora sono proprie di un napoletano.

Singolari sono gli episodi dati da Biasucci con i “Vapori” e Fabio Donato che ha in mostra una delle immagini più inflazionate di Napoli, presente anche nella stazione di piazza Cavour della linea 2 della metropolitana “Frammento” del 1975, che tanto fa pensare al film “Le mani sulla città”di F.Rosi oppure ad “Anima Latina” di L. Battisti.

Percorrendo i “Fasti Barocchi” del 1984 con le estrazioni di pezzi di Napoli di Arnaud Claas, Manfred Willmann, Giovanni Chiaramonte, le sale di “Blow up” evidenziano un allestimento legato non tanto al confronto tra gli artisti, bensì all’eterogenea cultura fotografica che stava insorgendo tra le pieghe del Golfo.

Un episodio della mostra che ai più richiama i fasti di una Napoli operaia è quello di Raffaela Mariniello con le sue foto di “Bagnoli, una fabbrica” che restituisce il tempo della vita nella fabbrica con la sua colmata.

Nell’ultima sala in un rapido passaggio troviamo l’indagine verso il singolo, dal nudo essere umano messo in mostra dalle foto di Helmut Newton, Cindy Sherman e Thomas Ruff, alla contrapposizione data dalle immagini di Mimmo Jodice e i suoi “Atleti dalla Villa dei Papiri” ad Ercolano.

“Blow Up” è l’umana presenza in una città raffigurata dall’etereo al vissuto, attraversando il tempo, rappresentando una documentazione che supera la conoscenza parziale dell’intorno, conosciuto come identità del luogo.

Blow up è l’immagine di Napoli negli ’80

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