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Bracali ed il suo abbraccio alla Terra

L’ONU ha dichiarato il 2015 come anno della luce e delle tecnologie basate su di essa. Castel dell’Ovo presso la sala delle carceri dal 10 gennaio al 7 febbraio 2015 ospita la mostra 2015 anno della Luce del fotografo, regista ed esploratore Luca Bracali.

La mostra del Bracali presenta un percorso visivo che abbraccia i quattro elementi: acqua, fuoco, aria e terra. Venti fotografie che racchiudono il lavoro di anni, selezionate anche da un suo precedente progetto che ha per nome “A Tribute to Planet Earth”.

Ci si accorge da subito che Luca Bracali riesce a far assumere al fruitore delle sue immagini, la posizione del fotografo, da intendere non solo fisicamente, ma riuscendo a far capire la visione della realtà che lo ha compreso.

“C’è una foto che ho portato qui a Napoli, quella che mi ritrae a 3650 metri di altezza ad Uyuni, nel più grande salare del mondo che si trova in Bolivia, lo scatto mi rappresenta in un vero e proprio abbraccio alla terra”.

Il Globo è la sua casa, sembra quasi gli stia stretto, lo si intuisce dalle fotografie delle sue aurore boreali, oltre la terra, verso il cielo.

“Fotografo aurore dal 1999, prima in analogico per poi passare al digitale, oggi con la mia fuji xt1, mi piace la sua potenzialità, nata per la street fotography, riesce a darmi forte nitidezza e poi il suo sensore emula al meglio quella che è l’emulsionatura della pellicola, restituendo una gamma di colori che concede alle mie immagini forte espressività”.

Grazie a Viviana Rasulo, curatrice della mostra, Luca Bracali si trova in una location unica nel suo genere qual è Castel dell’Ovo, a Napoli per conoscenza ma soprattutto perché ha gran voglia di far apprezzare le immagini della Terra che tanto ama.

“Il nostro pianeta possiede una struggente bellezza, quando fotografo le sue eccellenze voglio restituire il legame spirituale che con lei abbiamo. Mi piace isolarmi con la natura e sentirmi parte di essa”.

Il lavoro lo coinvolge a pieno, quasi da esploratore, basti pensare che a breve partirà per la Birmania. “Sembra non accusi la stanchezza dei piccoli spostamenti” dice Chiara Reale che si occupa del coordinamento tecnico-scientifico.

Osservando il lavoro di allestimento si capisce come con scelta oculata sia stato fatto il percorso di editing.

“Il mio archivio è costituito da più di cinquecentomila scatti, selezionarne venti non è cosa semplice, sono legato ad ogni mia foto, in ognuna c’è una storia diversa e trovo difficoltà a discernere quale sia migliore di un’altra. Penso di essere legato particolarmente ad una foto che non è qui in mostra, cinque ore al gelo per fotografare le effusioni di un piccolo orso polare e la sua mamma, rischiando anche di rimanere con dita e naso congelati ”.

Entrando nel percorso visivo studiato da Luca Bracali, s’intuisce la difficoltà di affrontare un habitat rispetto ad un altro, soprattutto nelle immagini che ritraggono il freddo polare.

“Le isole Lofoten, in Norvegia, sono il posto che prediligo, le fotografie che ritengo irriproducibili sono state scattate per riprendere le aurore che lì ho trovato. Oltre al freddo, bisogna pensare al come si genera un’aurora, alle molteplici variabili che intervengono, dal clima al campo magnetico della terra. Uso la mia macchina totalmente in manuale, con esposizioni a volte lunghe molti minuti, non è concesso sbagliare, altrimenti sarà possibile ritrovare quella fotografia. Sono compiaciuto dello scatto che ho portato della Horse Shoe in Arizona, ma sono convinto che quell’immagine è facilmente riproducibile, non uguale ma simile perché salvo qualche cataclisma, la conformazione rocciosa la troveremo sempre lì, in attesa d’esser catturata”.

Luca Bracali dimostra d’avere piena consapevolezza dei propri mezzi, logistici e culturali.

“Non ho nessun fotografo di riferimento, bensì ho studiato molto la produzione artistica del Caravaggio, di come usò la luce, degli effetti luminosi che la sua pittura ci ha restituito”.

Un omaggio alla terra, un lungo lavoro che racchiude un percorso che non può che essere incompiuto.

“Voglio raccontare la bellezza del nostro pianeta, far capire cosa stiamo perdendo con i danni che l’umanità sta arrecando alla nostra Terra”.

Percorro la strada che mi separa da casa ripensando alle parole con le quali mi sono congedato da Luca, sono uscito dalla sala delle carceri di Castel dell’Ovo, sono uscito da panorami a tratti con sembianze fantascientifici coronati dalle aurore del fotografo. Abbiamo discusso di com’è importante il legame tra le persone, com’è stato bello parlare con calma al di fuori di una conferenza stampa di tipo formale.

Ho salutato Luca Bracali con un suo pensiero “I miei cieli saranno illuminati da un’altra stella, voglio dedicare la mia mostra a Pino Daniele che da poco è andato lassù “.

Luca Bracali ed il suo abbraccio alla Terra