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Eroica Fenice

Eye Contact a Napoli: intervista a Simona Esposito

Eye Contact a Napoli: intervista a Simona Esposito

Eye Contact Experiment ritorna a Napoli il primo ottobre, a piazza Dante, organizzato da Simona Esposito, Massimiliano Ricci, Gaetano Balestra, Salvatore Longobardi, Ciro Iacone e Mario Cyrano Lanzaro.

Noi di Eroica Fenice abbiamo incontrato uno degli organizzatori dell’ Eye Contact: la psicologa-psicoterapeuta Simona Esposito, che ci ha gentilmente concesso un’intervista.

Salve Simona, cosa l’ha spinta a voler portare anche a Napoli l’Eye Contact Experiment?

Salve. Napoli, nonostante si differenzi da molte città per il calore umano dei suoi cittadini, sta diventando sempre più una metropoli dove prevale l’indifferenza e la solitudine; l’Eye Contact Experiment ha lo scopo di liberarci dall’individualismo che ci impone la società, è un opportunità per fermarci e poter stare con sé stessi e con l’altro. A Napoli, come nel resto del mondo, ho notato che si va sempre di corsa e non si ha il tempo nemmeno di guardarsi negli occhi, né di scambiare due parole con sconosciuti. Napoli ha accolto l’Eye Contact Experiment per due anni consecutivi e ci auguriamo che riproponendolo possa diventare una pratica costante e non un evento fine a sé stesso, dove ognuno possa integrare nella propria vita e quotidianità empatia verso il prossimo e volontà di entrare in contatto con le persone.

L’anno scorso la popolazione partenopea ha risposto all’evento come speravate?

Eye Contact Experiment è approdato la prima volta a Napoli nel 2015 ed il riscontro è stato positivo, considerando che molte persone neanche lo conoscessero, c’è da dire che quando si propone per la prima volta un qualcosa si è sempre timorosi per cui anche la diffusione fu meno d’impatto rispetto allo scorso anno che, invece, ha coinvolto interamente la popolazione partenopea, hanno partecipato bel 400 persone. Quest’anno, così come lo scorso anno, Napoli partecipa come città ospitante un evento mondiale e non un evento organizzato da singole persone, questo evento è gemellato con The World’s Biggest Eye Contact Experiment 2017! che si terrà in tutte le città del mondo ad opera dei The Liberators International (movimento sociale che ha lo scopo di ristabilire la connessione naturale che esiste tra gli esseri umani).

L’ Eye Contact nel 2015 è stato organizzato nel quartiere Vomero. Quest’anno si terrà in Piazza Dante come lo scorso anno. Come mai è stato riscelto il centro?

Un evento di questa portata e di tale importanza sociale non può essere circoscritto ad un solo quartiere ma deve essere portato nelle principali piazze di una città dove ognuno può accedere facilmente. Quest’anno, come lo scorso anno, abbiamo scelto il centro città ma l’idea è quella di realizzare l’evento in luoghi facilmente accessibili e che abbiano una capienza tale da contenere più persone possibili non creando disagi alla comunità. Vorremmo portare questo evento anche nei luoghi più disagiati e degradati perché tutti ma proprio tutti hanno bisogno di rompere gli schemi sociali e le resistenze interiori che impediscono l’entrare in contatto reale con il prossimo.

Per alcune ore della loro vita, le persone che decideranno di aderire, affideranno il loro sguardo agli occhi di qualcun altro. E dopo cosa accadrà?

Lo scopo dei The Liberators è quello di organizzare eventi pubblici e privati partecipativi che coinvolgono e incoraggiano le persone di ogni età e provenienza a partecipare ad atti di gentilezza incondizionata, danza e connessione umana; questi eventi, come ho già accennato, non sono fini a sé stessi, ma devono essere visti come un opportunità dove si apprende e si esce dai propri condizionamenti affinché, con la pratica costante, ognuno possa integrare nella propria vita e quotidianità empatia verso il prossimo e la voglia di entrare in contatto con gli altri. L’Eye Contact Experiment deve essere visto come una palestra dove ci si allena affinché si diventa parte attiva del cambiamento che vorremmo nel nostro mondo.

Alcune persone si sentono frenate, probabilmente perché non è semplice guardare negli occhi per più di un minuto un perfetto sconosciuto, a volte non lo è neppure con una persona che si conosce bene. Da psicoterapeuta, cosa consiglierebbe in merito?

L’occhio rappresenta “lo specchio dell’anima”, nel senso che riflette in maniera immediata le nostre emozioni, le nostre paure, le nostre sfumature emotive più intime. Dall’occhio e dal suo sguardo si ha un accesso diretto a una dimensione molto intima e mettersi in relazione con gli altri, può farci provare imbarazzo o addirittura fastidio.

Soprattutto per chi è insicuro di sé stesso non è facile mantenere un buon contatto visivo, questo è dovuto al fatto che la persona ha paura di non reggere il confronto con l’altro, di essere giudicato o essere fatto oggetto di critiche severe. Darsi la possibilità di provare un contatto visivo con un estraneo significa uscire dai propri condizionamenti, superare i propri blocchi emotivi e avere il coraggio di sperimentarsi. Si tratta di uscire dalla zona di comfort conosciuta, dove ci sentiamo protetti e sicuri, per arricchirci di una nuova esperienza, sviluppare fiducia nel prossimo e riconnetterci alla nostra empatia, la capacità di percepire emotivamente il prossimo.

La possibilità di sperimentare la connessione con diverse persone nello stesso evento permette di guardare dentro se stessi, il proprio universo interiore, da diverse prospettive e profondità in relazione al riflesso che la soggettività della persona che abbiamo di fronte ci offre; l’altro fa da specchio. Guardarsi negli occhi induce una rielaborazione mentale dell’immagine del proprio corpo, una sorta di empatia visiva per cui ci vediamo attraverso gli occhi dell’altro/a, che diventano uno specchio per il nostro corpo.

L’attenzione posta a ciò che stiamo facendo in quel determinato momento ci permette di essere presenti e consapevoli evitandoci di entrare nei pensieri e poter dunque sentirci giudicati. Il consiglio è rilassarsi, respirare profondamente e prima di porre l’attenzione agli occhi di passare in rapida successione le varie parti del viso, mentre si guarda un solo occhio o entrambi si noterà che lo sguardo andrà oltre la persona divenendo una forma di meditazione indotta.

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