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Immaginario

Immaginario: la mostra di Gennaro Vallifuoco al PAN

Il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) apre le porte alla mostra Immaginario di Gennaro Vallifuoco (dal giorno 11 novembre al 3 dicembre 2017), evento volto a celebrare la fertile collaborazione tra Roberto De Simone e l’artista avellinese Gennaro Vallifuoco, illustratore di numerosi lavori del grande fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Un sodalizio che vede prodotto un proficuo dialogo tra musica e pittura, in cui la tradizione letteraria e musicale viene sviscerata dalle assidue ricerche di De Simone e ritrova attraverso una rinnovata forma di espressione attraverso i brillanti colori e le chine di Vallifuoco.

Vallifuoco per De Simone: un “immaginario” popolare tra il sacro e il profano

Già dal titolo proposto per la mostra, Immaginario, è possibile comprendere il taglio personale che caratterizza i dipinti e le illustrazioni esposte. Si tratta di un ventaglio di ispirazioni che non si ferma al singolo soggetto rappresentato. Ogni dipinto si inanella con altri limitrofi inscrivendosi in un mondo pittorico, un “immaginario”, per cui Gennaro Vallifuoco tende a superare ed ampliare l’esperienza artistica individuale. Si definisce in questo modo una pittura, per sua stessa natura, priva di artefatti intellettualismi in favore di una spontanea ispirazione fanciullesca.

A questo punto sorge spontanea una domanda: in quale terreno affondano le radici del mondo pittorico di Gennaro Vallifuoco? Una domanda lecita, alla quale va necessariamente anteposto un breve premessa di stampo biografico. Nel 1990 Vallifuoco si diploma in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze con una tesi su Roberto De Simone, il quale affida al giovane avellinese la ricerca, in territorio campano, di favole popolari. Da questa esperienza nascono le illustrazioni per libro curato da Roberto De Simone Fiabe campane (Einaudi, 1994) in cui Vallifuoco coniuga il folclore contadino della campagna campana con l’iconografia tradizionale relativa alle carte da gioco napoletane. Oltre la vibrante colorazione tipica dell’artista,  si vede come Vallifuoco inoltre sembri  unire un immaginario classico e addirittura mitico con un’immaginazione sacra, il tutto inscritto in un contesto popolare, folcloristico e, se si vuole, anche tendenziosamente realistico. Ecco allora, nell’ambito delle Fiabe campane, una Donna di Denari sorgere dalle acque come una Venere botticelliana, o ancora un drago giacere sconfitto ai piedi di Re di Spade o di un Fante di Spade che in fattezze angeliche cavalca sul demonio languente.

Fatte queste premesse è possibile rispondere alla domanda prima postulata: una fitta rete di significati si legge nei dipinti, come le disseminate presenze angeliche (simboli di una cristianità popolare) o gli animali domestici e da pascolo (simboli di un mondo pastorale e contadino), a cui fanno sfondo le campagne campane filtrate da un immaginario che sa intrecciare tradizione popolare, sacra e profana. L’intreccio di questi mondi trova dunque terreno fertile nell’ispirazione spontanea di Vallifuoco nel cui immaginario sembrano prendere vita valori e ideale che è possibile arricchire dall’esperienza di chi è in grado di ammirare ed apprezzare le sue opere.

Altro capolavoro nato dal sodalizio di Vallifuoco e De Simone è un lavoro su Il Pentamerone di Giovan Battista Basile, riscritto da Roberto De Simone e illustrato da Gennaro Vallifuoco (Einaudi, 2002). In quest’opera, nello spirito popolare de Lo cunto de li cunti, l’artista trae materia viva dalle pagine dell’opera per realizzare cornici per le antiche fotografie che ritraggono momenti di vita e cultura popolare che completano l’opera di riscrittura di De Simone. Per quanto riguarda strettamente le illustrazioni, esse ripercorrono, secondo uno stile architettonico classico intarsiato di di forme caratteristiche della poetica di Vallifuoco, i momenti dell’alterno umore popolare che oscilla, ancora, tra sacro e profano. Ecco satiri, le ninfe, gli angeli, che di volta in volta incorniciano i volti umani, quasi ad accompagnare invisibilmente la vita di questi ultimi  ed il loro immaginario.

Ecco allora che si comprende veramente come l’arte di Vallifuoco esiste in quanto tale, scevra da filtri e tradizioni artificiali in quanto l’intero immaginario popolare e l’immaginario di Gennaro Vallifuoco giungono a collimare perfettamente. Vallifuoco diviene così personaggio vivo delle sue opere, protagonista delle Fiabe campane, pellegrino delle novelle del Pentamerone e, ancora, uno dei pastori che assistono alle vicende della Cantata dei pastori (Einaudi, 2000).

La mostra Immaginario, in cui è possibile ammirare anche le novanta illustrazioni del Presepe popolare napoletano (Einaudi, 1998) e quelle della recente Canzone napolitana (Einaudi, 2017), celebra proprio la grande varietà del mondo pittorico dell’artista avellinese in cui prendono forma, tra angeli e diavoli, credenze e superstizioni, quelli che sono i volti di un mondo tradizionale da mantenere costantemente vivo.

Gennaro Vallifuoco è dunque protagonista delle sue opere – vive nel suo immaginario – e attraverso i suoi dipinti è in grado di raccontarlo.